PER MARI APERTI E TERRE LONTANE

Il mondo antico ricostruito con le esplorazioni

Siamo con Alessandro ai confini della Siberia e con Aristea di Proconneso nelle steppe. Ma gli antichi arrivarono in America?

di Maria Luisa Colledani

3' min read

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La geografia racconta la storia antica e le esplorazioni disegnano i confini oltre i quali uomini e donne sono andati, con coraggio, incoscienza e senza sapere che stavano facendo davvero la storia. Marcello Valente, docente di Storia greca all’Università del Piemonte Orientale, ci porta alla scoperta di mari aperti e terre remote con 25 viaggi dell’antichità, in un periodo compreso fra VII secolo a.C. e II secolo d.C. Siamo con Alessandro Magno ai confini della Siberia e con Aristea di Proconneso tra i nomadi delle steppe, con i Romani arriviamo fino alle isole dell’ambra o in Gallia e Britannia mescolati ai soldati di Cesare. Ogni esplorazione diventa avventura, ogni pagina accende meraviglia e scoperta con una densità di notizie, di riferimenti letterari che rendono il libro qualcosa a metà fra il manuale di storia antica e di geografia. E non manca il sogno, l’ignoto e quell’afflato che fin dagli albori ha spinto l’uomo a «seguir virtute e canoscenza».

Tutto inizia nel Mediterraneo

Il cuore del libro batte nel Mediterraneo e nei popoli che lo attraversavano: non solo Greci e Romani, ma anche Fenici, Cartaginesi, Egizi e perfino un popolo meno noto come i Nasamoni, gli antenati dei Berberi, e, anche se alcune di queste esplorazioni sono state catalogate dagli studiosi moderni come leggende o storie prive di fondamento, in realtà, spiega Valente «si tratta spesso di notizie così scarne e di dati così approssimativi, soprattutto quelli relativi alle distanze percorse, che talvolta si possono fare solamente ipotesi circa la datazione delle singole imprese e dell’itinerario. Per quanto limitate, tali notizie tradiscono l’intraprendenza degli esploratori antichi per mare e per terra, estesa ben oltre quanto si possa pensare di primo acchito, fino a includere quasi tutti i continenti», tanto che il volume suddivide i viaggi per continenti (Africa, Asia, Europa, America) seguendo in ogni sezione un ordine cronologico.

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La circumnavigazione dell’Africa

Le imprese sono tante e piene di storie e accidenti. Ad esempio, fu il vento – lo racconta Erodoto – a spingere in Africa verso il 660 a.C. un gruppo di pirati ioni e cari. Arrivarono alla foce del Nilo (quella la cui forma simile alla lettera greca delta ha dato origine alla parola delta di tutti i fiumi), saccheggiarono la regione ma poi, convinti dal faraone Psammetico I rifugiatosi in quell’area in fuga dai suoi sudditi, divennero mercenari del faraone e debellarono la rivolta. Viaggiare significa scoprire, mica c’era Instagram. E allora ecco la meraviglia davanti alle piramidi, le “torte di frumento”, gli obelischi, gli “spiedini”, i coccodrilli o gli elefanti da combattimento.

Fra le avventure umane più avvincenti c’è la circumnavigazione dell’Africa voluta dal re d’Egitto Neco II che incaricò alcuni marinai fenici di compiere il periplo del continente. Lo racconta sempre Erodoto con una notazione decisiva: «durante il periplo dell’Africa ebbero il sole a destra». Se durante il viaggio ebbero il sole alla propria destra, cioè a nord, «ciò significa che oltrepassarono davvero l’equatore ed entrarono nell’emisfero australe, dove il sole nel suo corso da est a ovest percorre il cielo mantenendosi a nord, anziché a sud come fa nell’emisfero boreale».

Da Ceylon alla Cina

Di esplorazione in esplorazione, Valente ci fa rivivere l’Anabasi di Senofonte, la spedizione di Nearco di Creta nel Golfo Persico, la missione diplomatica di Megastene nella piana del Gange, per arrivare fino all’isola di Taprobane, l’odierna Ceylon. O ipotizza che siano stati alcuni legionari romani, caduti prigionieri dei Parti alla metà del I secolo a.C., i primi a raggiungere la Cina, basandosi sul racconto dello storico cinese Ban Gu (I secolo d.C.), che riferisce di una campagna cinese in Sogdiana in cui furono coinvolti misteriosi soldati: per una ricostruzione moderna potrebbero essere proprio i legionari di Crasso.

Ma gli antichi arrivarono in America?

Arriviamo fino alle isole Cassiteridi (da identificare forse con le isole del Canale, nella Manica) seguendo il cartaginese Imilcone e il racconto del poeta latino Avieno o ancor meglio sulla rotta di Pitea di Massalia che, salpato da Marsiglia, superò le Colonne d’Ercole per puntare verso nord. E per finire il domandone di sempre: «gli antichi sono arrivati in America?», al quale Valente risponde collazionando fonti (Pausania, il geografo romano Solino e Stazio Seboso, il diario di Cristoforo Colombo), suggestioni (gli alisei che spingono le navi nell’Atlantico) e la Storia vera di Luciano di Samosata. Di vero non ha quasi nulla quel libro, ma di certo molti topoi dell’esplorazione antica dell’oceano: le tempeste che mandano fuori rotta i marinai, le creature mostruose, il mare ghiacciato, le Isole dei Beati. E, in questo naufragare ragionato di fonti e ipotesi sulle esplorazioni degli antichi, sembra di essere il protagonista di Itaca, il canto più alto di Konstantinos Kavafis: «Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso / già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare».

Marcello Valente, Storia del mondo antico in 25 esplorazioni, il Saggiatore, pagg. 442, € 26

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