Il graffio del lunedì

Calcio, il Napoli corre anche senza Kvaratskhelia. L’Inter lo incalza ma l’Atalanta frena

Addio Mille e una notte. Si torna alla routine, al grigio tran tran del campionato

Ansa

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Addio Mille e una notte. Si torna alla routine, al grigio tran tran del campionato. Svanite le luci del deserto, archiviata la Supercoppa, la prima giornata di ritorno ci riporta a un amaro lunedi mattina quando, dopo la sveglia, bisogna tornare al lavoro.

Qualcuna ha fatto bene i compiti come Napoli e Inter, altre come Juventus, Lazio, Milan e perfino l’Atalanta si guardano allo specchio e non vedono un bello spettacolo: occhi pesti, guance flosce, bocca impastata. Bisogna rimettersi in piedi, rimboccarsi le maniche, ma per farlo non basta un doppio caffè.

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Il Napoli, battendo 2-0 il Verona al Maradona, ha ribadito il suo primato mantenendo quattro punti sull’Inter (che ha due partite da recuperare) e allungando a + 5 sull’Atalanta (una da recuperare). Un successo pieno, quello dei partenopei, alla quinta vittoria consecutiva, già in rete dopo cinque minuti (autogol di Montipò su bel tiro di Di Lorenzo) e poi al 61’ con una secca bordata da fuori di Anguissa.

Chi aspira al titolo dovrà fare i conti con noi, è il messaggio che parte da un Napoli che pare aver già rimosso Kvaratskhelia, magnifico protagonista due anni fa dello scudetto ma ormai in rotta collisione con la società ben contenta, adesso, di cederlo al Psg per una cifra che varia dai 70 agli 80 milioni.

Cambiano le sfumature, non la sostanza.

Una vicenda mal gestita da entrambe le parti, ma dalla quale, diventa ormai difficile tornare indietro. Sia perchè David Neres si sta dimostrando una brillante alternativa al georgiano, sia per lo scarso feeling tra l’attaccante e Antonio Conte.

Pur cercando di ammorbidire i toni, Conte non cambia opinione. “Non sono deluso da Kvara - ha precisato dopo la partita col Verona - ma da me stesso perchè in sei mesi non sono riuscito ad incidere affinché qualcosa cambiasse…” Cambiano le sfumature, ma non la sostanza. E cioè che le strade tra i due si dividono. Un po’ di ipocrisia aiuta. Se poi per il Napoli sia un bene, si vedrà se l’affare andrà in porto. I soldi sono tanti, e se ben utilizzati possono servire a rafforzarsi.E’ inutile scandalizzarsi: nel calcio si va e si viene e così pure gli “eroi” e le bandiere. Si può però far notare a Conte che il suo non è il pulpito migliore per giudicare chi vuole cambiar casacca.

Tre punti importanti per l’Inter 

L’Inter, pur tornata da Riad con “la ferita che brucia” (cit Inzaghi), in qualche modo si è rimessa in marcia. Battere il Venezia per uno a zero, non è proprio un’impresa da guinness, però è pur sempre un buon modo per reagire alla cattiva sorte. Poteva esserci un black out, tipo quello dei treni di sabato scorso, ma Inzaghi e Marotta, più furbi del ministro delle Infrastrutture, hanno capito subito che bisognava intervenire per far ripartire un gruppo molto frastornato dopo lo schianto con il Milan. E tre punti, con le frenate delle rivali, sono tre punti pesanti, quasi d’oro. Poi, come sempre, si può spaccare il capello in quattro. E domandarsi come sarebbe finita se, sull’uno a zero di Darmian, Busio l’avesse buttata dentro al posto di colpir il palo. E aggiungere che Lautaro, pur in progresso, fa ancora fatica a far gol. Tanti piccole ombre che comunque non modificano la realtà: e cioè che l’Inter, alla sua sesta vittoria consecutiva, fa sentire il fiato sul collo al Napoli. E che pur, patendo diversi infortuni, ha la panchina più lunga tra le pretendenti al titoli.

Frattesi vuol andar via? Il presidente Marotta nega e smussa, però non ci sarebbe nulla di strano se l’azzurro, avendo davanti Barella, facesse le valigie. Con toni meno enfatici, è’ più o meno quello che sta accadendo al Napoli per Kvaratskhelia.

Il Milan, come prima, peggio di prima

Le altre big, dicevamo, hanno ripreso il campionato come avevano finito. Clamoroso il pareggio (1-1) del Milan con il Cagliari. Un brutto risveglio dopo la notte di Supercoppa. Era la prima a San Siro di Conceicao, ma è finita con un amaro commento del tecnico portoghese: “Il più brutto primo tempo da allenatore” ha detto subito dopo il pareggio di sabato.

Sembra incredibile, dopo la notte di Riad, eppure sono riemerse le stessa fragilità già viste con Fonseca. Elia Caprile, il portiere del Cagliari, ha fatto meraviglie, però non si può, dopo aver segnato con Morata all’inizio della ripresa, farsi riagganciare quattro minuti dopo per una colossale dormita collettiva. Prima si fa saltare Fofana, poi non chiude Hernandez sulla conclusione di Zortea che sorprende un distrattissimo Maignan. Se va per rane perfino Maignan, che di solito è una garanzia, son guai.

Sei punti nelle ultime cinque giornata, sono davvero pochi. Si può capire un calo di tensione dopo la Supercoppa, ma i rossoneri, a otto punti dal quarto posto della Lazio, altri cali non possono permetterselo.

Adesso son tutti pazzi per Rashford, il 27enne attaccante del Manchester United. Il problema però è più strutturale, legato allo spirito di un gruppo che va e viene a seconda del vento. Non c’è determinazione, quella sana cattiveria agonista che caratterizza le squadre di vertice. Se non si esce da questo cortocircuito, non c’è Rashford che tenga. Conceicao è un duro, uno che sa motivare. Con questo Diavolo il lavoro non gli mancherà.

Bonus finito per Thiago Motta

Anche la Juventus riparte col piede sbagliato. L’ultima cosa che si chiedeva ai bianconeri era un ennesimo pareggio, il dodicesimo in 19 partite. E invece, puntuale come un rialzo della bollette, è arrivato questo 1-1 nel derby col Torino. Che dire? Bravi i granata, ma che occasione sprecata per la Juve che avrebbe potuto approfittare della frenata di Lazio e Atalanta!

Anche per i bianconeri le parole sono finite. Finora sono stati realizzati 33 punti, il peggior bottino degli ultimi 14 anni. Se ci fosse Allegri, la contraerea mediatica lo avrebbe già impallinato. Con Thiago Motta, conoscendo il calcio e le aspettative dei tifosi bianconeri, la tregua è però rotta. Come è giusto, Motta ha goduto di molti bonus, anche più alti del 110 per cento, ma ora deve battere un colpo, dare almeno una fisionomia. All’inizio la Juve aveva una difesa solida. Ora neppure quella. Spettacolo non se ne vede, gioco offensivo neppure. Gli unici segnali positivi vengono da Yildiz, che sforna una perla dietro l’altra, e da Douglas Luis che comincia a dare un senso alla spesa per il suo acquisto. Buio invece da Koopmeiners, che continua a latitare.

Anche l’Atalanta, la tostissima Atalanta, è in frenata. Con l’Udinese ha rischiato di brutto. I friulani hanno dominato a lungo colpendo pali e traverse. Il migliore dei bergamaschi, non a caso, è stato il portiere Carnesecchi.

“Zero alibi” ammonisce Gasperini alludendo a una certa stanchezza, non si capisce bene se fisica o mentale. Tutto lecito, dopo i miracoli di un 2024 a tutto gas. Giocare senza centravanti non aiuta. Ora però siamo sul più bello. Sono in arrivo Juventus e Napoli. Quale Atalanta rivedremo? Quella che fa venire il mal di denti alle avversarie o quella che fa assopire dopo pranzo?

Tutti scontenti a Bologna. 

Ricordando che venerdì la Lazio all’Olimpico non era andata oltre al pareggio (1-1) con il Como, finiamo con un altro pareggio, quello tra Bologna e Roma (2-2) al Dall’Ara, che lascia tutti scontenti. I padroni di casa perchè, dopo aver ribaltato con Dallinga e Ferguson l’iniziale rete di Saelemaekers, vengono ripresi in extremis (98’) da Dovbyk con un rigore per un mani di Lucumi. I giallorossi perchè, dopo un buon primo tempo, avrebbero voluto dare continuità alla loro risalita vincendo fuori casa, cosa che non avviene dal 25 aprile 2024. Alla fine comunque, tra una contestazione e l’altra del Bologna, Ranieri tira un sospiro di sollievo. Un pareggio è meglio che niente. E sull’eventuale interesse della società giallorossa su Frattesi (un “affare” da 40 milioni) con molta onestà il tecnico ammette: “Non c’è niente di definito, ma onestamente non si possono spendere tutti quei soldi”. Buon senso e schiettezza. Ecco spiegato perchè Ranieri fa sempre fatica a trovare una panchina in Italia.

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