A tu per tu

«Il nostro motto? Correre verso il futuro senza dimenticare passato e radici»

Nicoletta Spagnoli. La bisnipote della fondatrice della storica casa di moda umbra guida l’azienda e parla, nel suo studio vintage, di donne, valori e impresa. E di costante ricerca

di Chiara Beghelli

Laurea in Farmacia. Nicoletta Spagnoli è figlia di Lino Spagnoli e bisnipote  della fondatrice della maison Luisa Spagnoli. Il marchio

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Non solo aquile e leoni. Anche un coniglio può essere un animale guida. Lo dimostra Alice, che insegue il Bianconiglio come si insegue il proprio destino nei meandri del “Paese delle meraviglie”. Per stemperare la tensione, la base di Houston consigliò agli astronauti che con l’Apollo 11 stavano raggiungendo la Luna di controllare se fra le sue rocce si nascondesse davvero il Coniglio Lunare, creatura mitologica per molte culture asiatiche. Un coniglio può essere emblema di ricerca, persino di aspirazione. Uno, bianco, dipinto su sfondo blu come una maiolica rinascimentale, appare anche accanto al cancello dello storico stabilimento di Luisa Spagnoli, lungo la tortuosa Strada Santa Lucia, a Perugia. È lì che nel 1948 approdò il progetto imprenditoriale di una delle donne più prolifiche e creative che l’industria italiana abbia mai visto nascere. Aveva già fondato la Perugina quando durante un viaggio a Parigi scoprì che il pelo dei conigli d’angora poteva essere pettinato e filato. Nel 1928 lanciò dunque il suo laboratorio di capi in maglieria, ma una morte improvvisa e prematura non le avrebbe consentito di vederlo diventare un’azienda dal successo planetario. Sarà il figlio Mario, così simile a lei per tenacia, creatività e coraggio, a far spiccare il volo all’impresa della madre, anche attraverso la costruzione, proprio dietro quel cancello, di uno stabilimento-comunità chiamato “Città dell’Angora”, dove i dipendenti potevano trovare un piccolo mondo dedicato a loro, con la bottega del falegname e il macellaio che vendeva a prezzo politico la carne degli animali allevati per passione dal proprietario; con un asilo nido, il medico, una piscina dove tuffarsi nelle pause dal lavoro.

Il chiarore delle pareti degli edifici esalta la luce che veste le colline dalle quali Perugia si affaccia sulla valle umbra, un panorama che fa da sfondo e decoro naturale allo studio d’altri tempi, con la grande scrivania, le poltrone di pelle e la lente d’ingrandimento, che fu di Lino Spagnoli, nipote di Luisa, figlio di Mario e padre di Nicoletta. Ecco, in questa lunga storia abbiamo finalmente raggiunto colei che dal 1986 guida l’azienda di famiglia, dal punto di vista manageriale e creativo. Bionda, alta e dagli occhi azzurri, Nicoletta Spagnoli non assomiglia fisicamente alla bisnonna, dai tratti scuri e volitivi. Potrebbe ricordare piuttosto un’Alice diventata adulta, che ha seguito il percorso inaspettato tracciato dal suo destino. Con il piglio di chi non si limita ad accettare un’eredità, ma ambisce a onorarla: «Mi sono laureata in Farmacia, mi piaceva e mio padre desiderava che avessi una sorta di ruolo “medico” in azienda – racconta, dal salotto di quell’ufficio “vintage” –. In realtà io ho sempre amato disegnare, mi veniva molto bene, è un dono che ho preso da mia madre. Ricordo che una volta mio padre trasformò dei bozzetti fatti da me e mia sorella in look di una sfilata vera. Vederli in passerella, per quanto un po’ modificati, fu molto emozionante. Ma ecco, credevo che avrei fatto altro, mi piaceva la ricerca, tanto che sono andata in California per ottenere il Ph.D. alla University of San Diego. Sono sincera però: non mi piaceva come si viveva lì. E allora ho deciso di tornare». La sua città e la sua azienda la accolgono stavolta nell’ufficio stile, dove le “bamboline” disegnate da Nicoletta iniziano a entrare stabilmente nelle collezioni. Poi, tutto cambia: nel 1986 Lino Spagnoli muore improvvisamente, Nicoletta ha 30 anni e a quel punto, oltre alle carte per disegnare, prende in mano anche quelle dei bilanci. Con il fratello Mario come presidente, si dimostrano capaci di mantenere dritto il timone. «Anche se all’inizio non fu per nulla facile – nota Nicoletta –. Ricordo di aver chiesto ai consiglieri di mio padre quanto ci sarebbe voluto per far fallire l’azienda. Mi risposero “sei anni”, non lo dimenticherò mai». Quasi 40 anni dopo, invece, Luisa Spagnoli è un’azienda che è cresciuta come forse mai la bisnonna avrebbe immaginato: fattura 115 milioni di euro, ha oltre 200 negozi, che nei centri delle città italiane sono diffusi come le statue di Garibaldi, con i loro lampadari di Murano brevettati negli anni 50. Quello della Galleria di Milano è lì dal 1968, molto prima che sotto la cupola di vetro si concentrassero i marchi del lusso. Ma le boutique sono arrivate anche in buona parte del mondo, dai mall di Dubai alle vie di Novosibirsk. E non sono solo meta di signore che amano uno stile rassicurante: oltre a Kate Middleton, Luisa Spagnoli ha vestito pure i Måneskin. «Negli anni di ristrettezze del dopoguerra mio padre decise di produrre in maglia di jersey tutto ciò che veniva fatto in tessuto dai grand couturier. Io, poi, ho voluto rendere Luisa Spagnoli un marchio più “fashion”, ma sempre con un rapporto adeguato fra qualità e prezzo. Credo che la mia passione per i laboratori, per la ricerca, degli anni dei miei studi in farmacia mi abbia sostenuto. Non riesco a fermarmi mai». Dopo la morte di Luisa, nel 1935, Nicoletta è la prima donna a guidare l’azienda, anche se tiene a sottolineare che «tutti quelli prima di me hanno valorizzato le donne: Luisa aprì un asilo nido alla Perugina, replicato qui da mio padre, che peraltro mise a capo dell’ufficio stile Maria Pimpinelli, una delle prime donne in Italia ad avere questo ruolo. Oggi il 90% delle risorse dell’azienda sono femminili, io mi trovo benissimo, credo che sia un vantaggio. Ma non sostengo le quote rosa. Per me vale solo il merito». Nicoletta Spagnoli era una ragazza impegnata in tutt’altro quando alla fine degli anni 70 le “Donne organizzate per il comunismo” manifestavano per le vie di Roma e tiravano molotov contro le boutique del marchio di famiglia. Le riporto la cronaca firmata da un giovane Andrea Purgatori sul Corriere della Sera, ne è sorpresa: «E pensare che oggi Luisa Spagnoli è apprezzata perché aiuta le donne a costruire il proprio stile, in modo molto democratico. Peraltro noi abbiamo sempre dato un valore concreto e autentico a quella che oggi viene detta “body positivity”, perché in negozio le taglie arrivano alla 50. La mia bisnonna sognava qualcosa alla portata di tutti. Questo ancora oggi è uno dei nostri valori più importanti, come la cura per i collaboratori: il nostro congedo di maternità, per esempio, è più esteso di quello previsto dalla legge italiana».

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Osservando ancora lo studio, spicca l’enorme mappa alle spalle della scrivania, che ricorda le Carte Geografiche dei Musei Vaticani: ecco come sarebbe dovuta essere la Città dell’Angora se il progetto di Mario Spagnoli fosse stato completato. Un’altra città, chiamata “della Domenica”, il primo parco divertimenti d’Italia, fu inaugurato nel 1963 su un terreno della famiglia, non lontano dall’azienda. Ancora oggi accoglie le famiglie, non solo perugine, fra boschi, cerbiatti e angoli fatati. «Mio nonno era un creativo, inventò persino una macchina per cuocere la pasta, pensava di venderla agli americani che non ne erano capaci, e mio padre bambino appare nella reclame», dice mostrando una delle tante foto oggi custodite nel museo aziendale, dove si racconta la sua lunga storia: ci sono i golfini di lana d’angora, ma anche il fotogramma del video dell’assassinio di J.F. Kennedy sullo sfondo del quale appare la boutique Luisa Spagnoli aperta a Dallas poche settimane prima; poi le immagini di schiere di signorine con boccoli anni 40 e colletto bianco con in grembo docili conigli da pettinare con i celebri kit che gli Spagnoli davano anche a lavoranti esterni all’azienda, forse non immaginando di star piantando i semi del distretto umbro della maglieria, dai quali scaturiranno celebri figli come Brunello Cucinelli.

Nicoletta Spagnoli ama collezionare varie rappresentazioni di animali longevi, come elefanti e tartarughe. Appena fuori il cancello dell’azienda si trova la cappella dove riposa la bisnonna, capolavoro di Pietro Melandri con sei formelle di ceramica che raccontano la storia dell’imprenditrice come facevano gli affreschi con le storie dei santi nelle cattedrali medievali.

Il passato è presente, ma non lo ingabbia. «Il nostro motto è “Chi corre verso il futuro dimenticando il suo passato smarrisce la propria identità”. Per farle un esempio: abbiamo voluto mantenere il nostro logo (la “firma” di Luisa Spagnoli, dalla calligrafia danzante, nda) anche se più volte nel tempo ci hanno suggerito di modificarlo». Intanto si avvicina il 2028, quando l’azienda compirà 100 anni. I 90 sono stati celebrati con una sfilata a Palazzo Reale a Milano, che ha segnato l’ingresso del marchio nel calendario delle sfilate. Sulle pareti del suo ufficio Nicoletta Spagnoli ha appeso una grande foto, c’è lei con il figlio Nicola Barbarani, 29 anni, che la affianca da tempo in azienda. È stato appena nominato vicepresidente esecutivo e dei talenti di famiglia esprime soprattutto quello commerciale del nonno: è lui che ha convinto la mamma a lanciare l’e-commerce, che genera una parte sempre più consistente del fatturato.

Le chiedo se ha già idee per i festeggiamenti del primo secolo: «Ci penserò, c’è ancora così tanto da fare prima!», sorride. A un certo punto Alice chiede al Bianconiglio: «Ma per quanto tempo è per sempre?”. E lui risponde: “A volte, solo un secondo”.

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