Vino

Il Pinot Grigio rivoluziona il disciplinare

La Doc delle Venezie chiede di ridurre la gradazione alcolica (da 11 a 9 gradi) e di coltivare vitigni resistenti vietati in Italia, ma consentiti nelle Aoc francesi

La leadership. Il Triveneto produce 230 milioni di bottiglie di Pinot Grigio (l’ 85% di quello italiano e il 47% di quello mondiale)

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La seconda Doc più grande d’Italia chiede di poter utilizzare, anche solo in piccole percentuali e in aggiunta al vitigno principale, varietà di vite resistenti alle malattie o alle avversità climatiche: si tratta di vitigni che presentano l’importante vantaggio di tagliare il ricorso a trattamenti difensivi con prodotti chimici.

La richiesta di coltivare varietà resistenti è, forse, la principale delle proposte di modifica che il Consorzio di tutela del Pinot Grigio delle Venezie porterà in Comitato nazionale vini del ministero dell’Agricoltura. Si tratta di una proposta rilevante perché al momento, in Italia, le varietà resistenti non possono essere utilizzate all’interno dei vini a denominazione d’origine o a indicazione geografica. Ma possono essere impiegate solo per produrre vini da tavola o varietali.

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Divieto nelle Doc

Un vincolo che vige in Italia a differenza di altri paesi Ue. In Francia, ad esempio, le varietà resistenti sono sperimentate anche nelle Aoc (le Doc francesi) compreso lo Champagne. «La nostra varietà principale è il Pinot Grigio – spiega il presidente del Consorzio della Doc delle Venezie, Albino Armani – e al momento non esiste il Pinot Grigio resistente. Tuttavia, è previsto l’utilizzo fino a un massimo del 15% di altri vitigni a bacca bianca diversi dal Pinot Grigio, come lo Chardonnay, il Friulano ed il Pinot Bianco, da cui sono già state costituite varietà Piwi (acronimo dal tedesco pilzwiderstandfähig, ovvero varietà resistenti ai funghi, ndr). Noi chiediamo di utilizzarli fino a un massimo del 10% all’interno della quota consentita di cultivar diverse dal Pinot Grigio».

La proposta di modifica del disciplinare approvata in Assemblea dalla Doc delle Venezie, quindi, ha l’obiettivo di spingere a una revisione della norma che vieta l’utilizzo delle cultivar resistenti nelle Doc.

Secondo molte indiscrezioni questa prima iniziativa potrebbe a breve essere seguita da una analoga da parte del Prosecco Doc, la prima denominazione d’Italia. Si tratta di una prospettiva che avrebbe importanti ricadute ambientali.

Le due macro Doc del Triveneto vantano infatti una superficie vitata di oltre 50mila ettari. Se un 10% di questi vigneti venissero coltivati con varietà resistenti si potrebbe ottenere un rilevante abbattimento dei trattamenti chimici in vigna.

Meno gradi alcolici

Altra richiesta importante, in linea col trend di mercato, è quella di ridurre il grado alcolometrico minimo. «Abbiamo proposto – ha aggiunto il direttore del Consorzio della Doc delle Venezie, Stefano Sequino – di portarlo dagli attuali 11 a 9 gradi. Attenzione però, non si tratta di utilizzare tecniche di dealcolazione, di sottrarre alcol, ma di produrre un vino naturalmente a bassa gradazione, partendo dalla gestione del vigneto ed evitando, ad esempio, il ricorso all’arricchimento. Si tratta di una categoria completamente diversa alla quale il Pinot Grigio si adatta bene. Si tratta di un progetto sperimentale sul quale sono coinvolti differenti attori della ricerca scientifica di valenza nazionale e proprio in questi giorni stiamo predisponendo le attività della prossima vendemmia».

Un tavolo nel Triveneto

«L’altro progetto sul quale siamo impegnati – conclude il presidente Albino Armani – è quello di istituire un tavolo di coordinamento sul Pinot Grigio. Nel Triveneto si producono infatti ben 230 milioni di bottiglie pari all’85% del Pinot Grigio italiano e al 47% di quello mondiale. Una superficie di 27mila ettari che abbraccia Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento, ma sulla quale insistono 21 diverse Doc e altrettanti Consorzi di tutela. In un quadro del genere decisioni come piantare nuovi vigneti, ridurre le rese o modificare il grado alcolico impattano su tutti e non possono essere che prese mediante un coordinamento. Qualsiasi fuga in avanti rischia di danneggiare il sistema. E non ce lo possiamo permettere»

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