Sbagliando si impara

Il potere del “flow”: come favorire il flusso creativo nelle aziende in un’epoca di distrazioni tecnologiche

Il flow è uno stato di concentrazione intensa e soddisfazione che può sbloccare creatività e produttività nella vita e nel lavoro

di Jacopo Benedetti*

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Di recente mi sono trovato, durante la mia attività di formatore, a riprendere spesso in aula il concetto di flow. Questo concetto, introdotto negli anni ’70 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, può rappresentare una delle chiavi per sbloccare creatività, produttività e soddisfazione sia sul lavoro sia – più in generale – nelle attività che ci troviamo a compiere nella nostra vita. Piccola nota: il libro dal titolo Flow è stato da poco ripubblicato e ne suggerisco vivamente la lettura per approfondire quanto raccontato in questo breve articolo.

Partiamo con ordine e proviamo a capire cosa si intende con il termine “flow”.

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Il flow, o “stato di flusso”, è una condizione mentale durante la quale una persona è completamente immersa in un’attività, sperimentando un livello di concentrazione così intenso da perdere la percezione del tempo e del sé. Csíkszentmihályi lo ha descritto come il momento in cui “la sfida di un compito e le capacità personali sono perfettamente bilanciate”. In questo stato, la mente funziona in modo fluido, senza distrazioni, producendo risultati di alta qualità e, al contempo, generando una profonda soddisfazione intrinseca.

A una prima analisi può sembrare che lo stato di flusso sia confuso con altre condizioni come la concentrazione, o l’essere appassionati o il provare piacere e soddisfazione verso l’attività che si sta facendo. Tuttavia una analisi più approfondita ci dice che il flow non è uno stato casuale: richiede la presenza di condizioni specifiche che possono – e devono – essere ricercate e attivate consapevolmente. Quando si è totalmente immersi in una attività bisognerebbe avere chiaro lo scopo di ciò che si sta facendo, focalizzare le risorse cognitive esclusivamente sul compito eliminando qualsiasi fonte di disturbo e percepire il compito che si sta affrontando come sfidante, difficile, arduo ma chiaramente raggiungibile. Se da un lato questi elementi possono ricordare i suggerimenti – anche molto semplici – che tipicamente un genitore forniva al proprio figlio in età scolare, dall’altro sono alcuni degli elementi chiave di attivazione del flow. Ogni distrazione – ci dice Csíkszentmihályi – ci fa uscire dal flow e, se fossimo in un grande gioco dell’oca, sarebbe come se ci riportasse alla casella di partenza. Se a questo aggiungiamo che la capacità di attenzione si attestava nel 2015 a circa 8 secondi, ci rendiamo subito conto di quanto sia difficile operare in uno stato di flusso. Per capire la dinamica e gli effetti del flow è più semplice fare dei riferimenti a tutte quelle attività – come quelle sportive o artistiche – che per loro natura sono esclusive e implicano una rimozione sistematica delle fonti di distrazione.

Chi ha avuto esperienze di palco già a livelli semi professionistici potrà riconoscere facilmente le caratteristiche del flow in uno o più momenti di una performance percepita come importante o particolarmente sfidante. Una citazione di Miles Davis recita: “When you’re on stage, you’re in the moment. It’s not about thinking or planning; it’s about feeling and responding” (“Quando si è sul palco, si è nel momento. Non si tratta di pensare o pianificare, ma di sentire e reagire”). Lo stesso vale per uno sportivo impegnato nel dare il massimo sforzo o in un momento determinante del match. Sia il performer che lo sportivo potranno ad esempio percepire il tempo come dilatato, esteso, quasi inesistente, sentirsi totalmente assorbiti nella loro attività come se il pubblico fosse assente, arrivando a non percepire nient’altro (urla, indicazioni, elementi ambientali, luci…) al di fuori della performance stessa. Il piacere nel compiere l’attività è un piacere viscerale, una sensazione di benessere totale e di profonda connessione con l’attività stessa.

Il documentario Free Solo racconta l’ascesa, da parte del fortissimo scalatore Alex Honnold, di El Capitan, un monolite di granito alto più di mille metri nella Yosemite Valley. L’ascesa compiuta da Honnold prevedeva l’assenza completa di protezioni in uno stile definito free solo nel quale il più piccolo errore può costare la vita. Durante l’ascesa, Honnold descrive come il mondo esterno e le preoccupazioni personali scompaiono, la sua attenzione è totalmente focalizzata sull’interazione tra il suo corpo e la parete rocciosa con una diminuzione progressiva della consapevolezza di sé. Inoltre, sottolinea come ogni movimento e decisione durante la scalata debba essere eseguito con la massima precisione e concentrazione. La sua mente è totalmente assorbita nel momento presente, con una focalizzazione totale sul compito a portata di mano e, nonostante il rischio elevatissimo, Honnold descrive una sensazione di controllo totale: ogni mossa è calcolata e deliberata, creando un senso di padronanza sull’ambiente, sulla roccia e sull’esperienza. L’atto stesso della scalata, il movimento coordinato degli arti quasi a sfidare la forza di gravità e a restituire armonia e grazia a chi osserva, sembra offrire un piacere profondo, indipendentemente dal risultato finale. Honnold è motivato dall’esperienza e dalla connessione unica tra il proprio corpo e la parete rocciosa, senza nessuna retorica da “sport estremo”, superamento del limite, voglia di adrenalina, né dall’influenza di fattori esterni come fama, sponsor o ricompense da raggiungere. L’elemento che rende questa connessione così profonda è proprio l’intima connessione con l’ambiente naturale, la roccia, favorita dall’assenza di protezioni che lo obbligano consapevolmente a focalizzare ogni singolo movimento.

L’aspetto forse più complicato del flow è proprio realizzarlo in un contesto di vita quotidiana dove non abbiamo vincoli spaziali che ci tutelano dalle distrazioni continue, e ancora più difficile negli ambienti di lavoro dove il multitasking è valorizzato, incentivato e i ritmi di produzione sono vertiginosi.

Che cosa favorisce lo stato di flusso

Proviamo quindi a definire chiaramente quelle che per l’autore sono gli elementi necessari a favorire lo stato di flusso.

Obiettivi chiari: sapere esattamente, in ogni momento, cosa si sta cercando di raggiungere. Riuscire a vedere chiaramente lo scopo e l’impatto della propria azione.

Una concentrazione totale e soprattutto continuativa sull’attività che si sta svolgendo.

Saper cogliere un feedback immediato, ovvero la capacità di percepire costantemente se si sta procedendo nella giusta direzione.

L’attività deve essere sufficientemente impegnativa da stimolare e ingaggiare, ma non così difficile da risultare frustrante o percepita come impossibile da portare a termine.

Chi ricopre un ruolo di leader all’interno di un team dovrebbe assicurarsi che ogni membro del team comprenda chiaramente il proprio ruolo e i risultati attesi. Non si tratta solo di definire KPI, ma di fare in modo che ciascuno abbia chiaro lo scopo e il significato del lavoro, sia negli aspetti quotidiani che in quelli di lungo termine.

In secondo luogo, è bene tenere presente che quando un compito è troppo semplice è probabile che generi noia mentre se è troppo sfidante può portare arrendevolezza. Il flow si trova in quell’equilibrio perfetto tra difficoltà e capacità. La conoscenza capillare delle persone, dei loro punti di forza e di miglioramento, le aspirazioni, le riluttanze, non sono aspetti di corredo ma sono elementi chiave che i manager dovrebbero tenere presenti quando si tratta di assegnare compiti, coinvolgere, ingaggiare, affinché ciascuno possa rilevare gli aspetti stimolanti e percepirli come sfidanti ma gestibili.

Altre due strategie sono l’applicazione sistematica di un sistema di feedback continuo sullo stato dell’attività in corso e una forte motivazione intrinseca. Nel primo caso il feedback deve essere finalizzato al monitoraggio continuo, affinché ogni componente del team possa avere chiaro lo stato dell’arte e dove si colloca il proprio pezzo. Questo elemento è strettamente legato a quello della motivazione perché è stato visto che le persone sperimentano il flow quando trovano significato e piacere nel loro lavoro. Non basta il riconoscimento economico: è cruciale che ciascun individuo percepisca l’impatto del suo contributo. Progetti che stimolano creatività e autonomia sono più propensi a generare flow rispetto a compiti ripetitivi e rigidamente controllati.

Infine, creare un ambiente che minimizzi le distrazioni è essenziale. Detta oggi questa frase suona più come un’utopia che come un suggerimento operativo. Eppure, se vogliamo abilitare la possibilità di sperimentare il flow abbiamo bisogno di contesti che tutelino il tempo e l’attenzione delle persone.

In buona sostanza possiamo dire che il flow è nemico dell’iperproduttività, del culto della performance. I momenti di grande intensità dovrebbero essere intervallati da riposo e decompressione. Alex Honnold non scala mille metri in free solo al giorno e per arrivare a quella prova ha impiegato mesi di preparazione. Sul lavoro è più difficile – a tratti impossibile – perché siamo continuamente richiamati dall’operatività quotidiana e dai task che si sommano l’uno sull’altro oltre che dalle tante fonti di comunicazione che richiamano la nostra attenzione.

Secondo Csíkszentmihályi quando le persone sperimentano il flow ne beneficia l’intero sistema organizzativo. I team che riescono a lavorare sfruttando il flow possono migliorare esponenzialmente la produttività; aumentando le situazioni nelle quali viene stimolato il problem solving creativo, si è osservata una concreta riduzione di stress tossico e, parallelamente, un miglioramento della cooperazione nel team.

In conclusione, il flow non è un lusso riservato a pochi, ma una risorsa accessibile che può trasformare il modo in cui lavoriamo. Per i leader aziendali, creare un ambiente che favorisca il flow non è solo un vantaggio competitivo: è una necessità in un’epoca in cui il capitale umano è il vero motore dell’innovazione e del successo.

*Consulente Newton Spa

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