Il reddito di cittadinanza si finanzia (anche) con i fondi della Garanzia giovani
di Francesca Barbieri e Alberto Magnani
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Il reddito di cittadinanza potrebbe cadere sulle spalle dei giovani. Letteralmente: le coperture previste dal governo gialloverde per sostenere la misura rischiano di sottrarre finanziamenti europei destinati al contrasto della disoccupazione degli under 30, a partire dalla cosiddetta Garanzia giovani.
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La misura lanciata da Bruxelles nel 2014 rientra, infatti, fra i programmi cofinanziati dal Fondo sociale europeo: il fondo Ue di contrasto alla disoccupazione indicato dal governo come fonte per la copertura dei 780 euro mensili promessi in campagna elettorale. Attingere alle risorse Fse significherebbe impattare sulle risorse destinate alla Youth guarantee, sempre che i propositi della maggioranza non si incaglino sulle regole europee per i progetti che possono (o non possono) essere finanziati.
Cosa c’entrano i fondi europei con il reddito di cittadinanza
Prima, però, facciamo un passo indietro. Chi lo dice che il governo Lega-Cinque stelle è intenzionato ad attingere al budget europeo per finanziare il reddito di cittadinanza? La fonte è abbastanza attendibile: il governo Lega-Cinque stelle. Alla voce apposita del «contratto del cambiamento», stipulato lo scorso maggio, si legge infatti che per istituire il reddito di cittadinanza «andrà avviato un dialogo nelle sedi comunitarie al fine di applicare il provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017, che garantirebbe l'utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo (Fse)».
Il fondo sociale europeo, come abbiamo visto, è una delle architravi che sostengono l’intero impianto della Garanzia giovani, attuata nei singoli Paesi Ue attraverso uno schema di cofinanziamento (i progetti vengono pagati sia dall’Ue che dalle singole regioni) e gestione condivisa (i programmi operativi sono negoziati tra le autorità nazionali e la Commissione). Per il nostro Paese, ad esempio, la dote iniziale è stata di 1,5 miliardi di euro: 567,5 milioni di euro attinti dal Pon Occupazione Giovani (IOG), gestito dall’Anpal, l’Agenzia nazionale delle politiche attive; 567,5 milioni di Fondo sociale europeo e 378 milioni di cofinanziamento nazionale, con il coinvolgimento delle regioni chiamate a gestire la maggior parte delle risorse. A seguito della revisione del bilancio Ue nel 2017 e di una nuova iniezione di fondi europei, la Garanzia Giovani si è aperta una seconda fase che ha portato all’Italia una dote aggiuntiva di circa 900 milioni di euro da spendere entro il 2020. È proprio da questo tesoretto che il Governo giallo-verde potrebbe attingere risorse per il reddito di cittadinanza.


