Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ribassista in Borsa? L’analisi del New York Times
Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent viene analizzato dal New York Times per le sue dichiarazioni sul ribasso delle Borse e le implicazioni politiche
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I punti chiave
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Wall Street perde il 5,4% dal 20 gennaio quando Donald Trump è entrato per la seconda volta alla Casa Bianca. Il Nasdaq perde circa il 10% dallo stesso giorno. Ecco perché colpisce sentire il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent (cioè il corrispettivo del nostro ministro dell’Economia) definire «salutare» il ribasso delle Borse: quando gli americani hanno scelto Trump alle urne, in realtà volevano stabilità economica e una vita più accessibile.
Non economia in frenata e Borse in caduta. Almeno: non era questa la promessa elettorale. Di questo ha parlato Tom Friedman, editorialista di affari internazionali per decenni al New York Times, nel podcast «The Opinions» intitolato «Trump è un piccolo uomo in un grande periodo».
Bessent: «Meglio una correzione di mercato ora, piuttosto che un crash più avanti».
Friedman ha voluto iniziare il discorso proprio sul segretario al Tesoro Scott Bessent, che qualche giorno fa ha detto: «Meglio una correzione di mercato ora, piuttosto che un crash più avanti».
Bessent - ha ricordato Friedman - era il gestore di un hedge fund. E da qui parte l’affondo: «Io ho zero dubbi sul fatto che se lui gestisse ancora il suo hedge fund, ora sarebbe “short” sulla Borsa».
Facciamo un passo indietro: essere “short”, cioè ”corto”, in gergo borsistico significa scommettere sul ribasso delle Borse o di un titolo. Significa speculare al ribasso: cioè guadagnare non quando le Borse salgono, ma - al contrario - quando scendono.

