Distretti

Il settore orafo del Centro Italia continua a crescere all’estero

Le esportazioni hanno superato del 59% il valore pre Covid e pesano per il 36,6% sul totale Italia. Il traino del polo di Arezzo. Timori per il rallentamento della domanda registrata alla fine del 2023

di Andrea Marini

 Nel settore orafo del Centro Italia oltre il 40% degli addetti del Paese

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Il settore orafo del Centro Italia, trainato soprattutto dal distretto di Arezzo, continua a crescere sui mercati internazionali. E questo nonostante la domanda mondiale sia stabile in quantità. Tuttavia per il futuro non mancano elementi di preoccupazione. Secondo i dati elaborati per IlSole24Ore da Intesa Sanpaolo, a gennaio-settembre del 2023 (ultimo dato disponibile) l’export di oreficeria e bigiotteria complessivo di Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo ha registrato un +8,5% (+11,0% la media italiana), in lieve rallentamento rispetto alla crescita a doppia cifra del 2022 (+18,7%) rispetto al 2021 (anche in questo caso di poco sotto la media nazionale, +20,7%). Se però ci si concentra solo sul terzo trimestre 2023, si notano segnali di rallentamento (-0,5%) rispetto allo stesso periodo del 2022, mentre il totale Italia (+3,9%), seppur anch’esso in frenata, riesce ancora a rimanere in terreno positivo.

«Nell’attuale contesto competitivo – spiega Sara Giusti, economista della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo – i timori principali per il settore orafo sono legati soprattutto agli effetti del rallentamento che si sta registrando e alla gestione della “normalizzazione” dopo un biennio particolarmente positivo con crescite delle esportazioni che nel 2022 in queste regioni del Centro Italia hanno superato del 59% il valore del 2019».

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Nei primi nove mesi del 2023, l’export delle regioni del Centro Italia ha pesato per il 36,6% sul totale delle vendite all’estero del Paese (il 28,8% solo nel polo di Arezzo). Tra le principali mete di sbocco del settore orafo del Centro Italia ci sono gli Emirati Arabi Uniti (anche se in calo del 4,6% a gennaio-settembre 2023), Stati Uniti, Turchia e Svizzera. Seguono Francia e Hong Kong. La Svizzera è il primo mercato per la provincia di Firenze e il Lazio, mentre per Arezzo sono gli Emirati.

Se si guarda al peso degli addetti dell’oreficeria e bigiotteria sul totale italiano, la Toscana arriva al 31,1%, seguita da Lazio (3,9%), Marche (2,4%), Emilia-Romagna (2,3%), Umbria (0,7%) e Abruzzo (0,5%). Se invece si considera il peso degli addetti dell’oreficeria e bigiotteria sul totale del manifatturiero, di fronte a una media nazionale dello 0,8%, è al di sopra di questo valore la Toscana (3,0%), mentre il Lazio (0,8%) è in linea. Sotto il valore medio italiano sono le altre regioni: Marche (0,5%), Umbria (0,4%), Abruzzo (0,2%) e Emilia Romagna (0,1%).

«L’ultima edizione dell’indagine periodica che come direzione studi conduciamo insieme al Club degli Orafi con il coinvolgimento dei principali operatori – sottolinea ancora Sara Giusti di Intesa Sanpaolo – mostra un incremento dei timori per la tenuta della domanda indicati dal 64% del campione, a fronte invece di un ridimensionamento delle preoccupazioni sul reperimento della manodopera che comunque rimane un tema per più di un rispondente su tre. Il settore orafo – aggiunge – continua a mostrare una buona dinamica anche nel 2023 con una crescita del fatturato nei primi undici mesi dell’8,0%, confermata anche a livello territoriale dal buon andamento delle esportazioni che rivestono un ruolo centrale in questo settore (+8,5% per le regioni analizzate). Lo scenario di riferimento risulta condizionato dal rallentamento complessivo che si sta manifestando».

Tuttavia, ci sono elementi per restare ottimisti: «Questo settore ha mostrato negli ultimi anni una buona capacità di risposta alle crisi, frutto anche del percorso di rafforzamento competitivo e degli investimenti per il potenziamento del livello di innovazione ed efficienza dei processi», conclude Giusti. Dalle indicazioni del report nazionale del Club degli Orafi Italia e Intesa Sanpaolo emerge la necessità di «potenziare la propria competitività con il supporto di investimenti per saper cogliere la ripresa della domanda», magari dopo questo inizio di 2024 ancora interessato dal rallentamento del ciclo internazionale come conseguenza dell’inflazione e del rialzo dei tassi.

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