Il Sud sempre più strategico per le forniture di gas e idrogeno
Circa il 51% degli oltre 63,4 miliardi di metri cubi di gas immessi in rete nel Paese è approdato nel Mezzogiorno. Gli effetti della rivoluzione energetica causata dal cambio degli approvvigionamenti
di Luigia Ierace
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Più che raddoppiato nel 2023 il gas entrato in Italia da Sud rispetto al 2020. Circa il 51% dei 63,4 miliardi di metri cubi di gas immessi in rete in totale nel Paese (il 45% nel 2022, il 37% nel 2021 e il 20% nel 2020) è approdato a Mezzogiorno attraverso i metanodotti Transmed, TAP e Greenstream compensando gli scarsi flussi provenienti dai punti di ingresso a Nord Italia. Il Sud si conferma così strategico nelle rotte nazionali e internazionali. Infatti, se prima il gas arrivava in prevalenza da Nord e il primo fornitore era la Russia (33% degli approvvigionamenti nel 2021, passati a 13% nel 2022 e 2% nel 2023), oggi il gas arriva principalmente da Sud e il primato va all’Algeria (33% degli approvvigionamenti contro il 29% nel 2022 e il 25% nel 2021) segno di quanto sia cambiata anche la geografia delle forniture di gas naturale.
«Il Sud – dice Massimo Derchi, Chief Operations Officer di Snam – è al centro di una grande rivoluzione energetica, di sicurezza e transizione insieme, derivante in larga parte dal capovolgimento della clessidra degli approvvigionamenti, che trasforma l’Italia meridionale in uno strategico gate d’ingresso, oggi del gas e, domani, dell’idrogeno». Oltre 38 mila chilometri di condotte capillari e invisibili, di cui 33mila in Italia, siti di stoccaggio, impianti di rigassificazione compongono la rete di trasporto nazionale gestita da Snam. «Tra guerre, instabilità geopolitica e un mercato dell’energia particolarmente volatile – aggiunge Derchi – occorre diversificare gli approvvigionamenti, non solo via pipeline ma anche sfruttando il gas naturale liquefatto e la sua rigassificazione, e valorizzare la propria collocazione geografica, come sta facendo l’Italia per promuovere, con altri Paesi europei e con la sponda sud del Mediterraneo, lo sviluppo di idrogeno verde che può essere prodotto in Nord-Africa».
La grave crisi del mercato del gas globalizzato, per effetto della ripresa dei consumi post-pandemia, la scarsa disponibilità di gas e l’impennata dei prezzi, si è acuita con i conflitti internazionali, soprattutto con la guerra tra Russia e Ucraina, cambiando la geopolitica delle forniture energetiche. In tale scenario il Mezzogiorno è determinante. Il gas russo è stato sostituito non solo con gli aumenti dall’Algeria (il gas è tra i tasselli fondamentali del piano Mattei per rafforzare i rapporti col Nord Africa), ma anche con maggiori flussi dall’Azerbaijan verso la Puglia via TAP (14% delle forniture nel 2023, il 13% nel 2022 e l’8% nel 2021), oltre al gas in entrata a Passo Gries da Norvegia e Mare del Nord (9% nel 2023, 2% nel 2021). Import ma anche export lungo la via del gas. Con lo sviluppo della Linea Adriatica (si veda altro pezzo in pagina, ndr), la nuova capacità di rigassificazione e il potenziamento delle capacità di esportazione via Tarvisio, l’Italia potrà accrescere il ruolo di esportatore di gas in arrivo dal Nord Africa e verso l’Europa dell’Est (2 miliardi di metri cubi nel 2023). Ecco come è cambiato lo scenario delle forniture. A Mazara del Vallo con il Transmed dall’Algeria sono arrivati circa 23 miliardi di metri cubi di gas (in linea con il 2022). A Melendugno il Trans Adriatic Pipeline dall’Azerbaijan ha portato, in linea con il 2022, circa 10 miliardi di metri cubi e dal 2026 potrà fornire 1,2 miliardi di metri cubi in più all’anno. A Gela il Greenstream dalla Libia ha portato 2,5 miliardi di metri cubi (2,6 nel 2022). Ancora in forte calo il gas arrivato a Tarvisio dalla Russia con il Gasdotto Tag: 1,3 miliardi di metri cubi (10,6 nel 2022 e 28,2 nel 2021). Dal Nord Europa a Passo Gries il Gasdotto Transitgas ha portato 6,4 miliardi di metri cubi in lieve calo rispetto al 2022. In crescita, oltre 16 miliardi di metri cubi, il gas importato dai terminali Gnl, circa un quarto degli approvvigionamenti. Gli stoccaggi Snam, riempiti nel 2023 in tempo di record, sono oltre il 17% della capacità europea. La produzione nazionale di gas scende sotto i 3 miliardi di metri cubi: il mite inverno scorso ha consentito di ridurre i consumi.
