Astronomia

Il telescopio spaziale Euclid scopre una lente gravitazionale che crea un perfetto anello di Einstein

La scoperta si pensa sia solo la prima di una serie che arriverà a molte migliaia di casi simili a questo

La galassia NGC 6505 con , a destra, un particolare ingrandito del suo anello di Einstein.

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Euclid, il telescopio spaziale dell’Agenzia spaziale europea, Esa, ha scoperto un eccezionale anello di Einstein perfettamente formato attorno a una galassia vicina, che si pensa sia solo il primo di una serie che arriverà a molte migliaia di casi simili a questo. Un risultato fondamentale per portarci a capire come è distribuita la materia nell’Universo, cosa che non ci è per niente chiara a tutt’oggi. Importante la presenza italiana fra il centinaio di scienziati che hanno firmato l’articolo apparso sulla rivista professionale Astronomy & Astrophysics.

Quello che hanno trovato in questo prima scoperta è un caso perfetto di lente gravitazionale: un anello luminoso circonda una galassia, ben nota da tempo, e ci fa capire che dietro a questa, ma molto più lontana ce ne è una seconda, la cui luce viene intercettata, amplificata e deviata da quella vicina, che si comporta come una lente di ingrandimento. Fu Einstein a mettere nero su bianco l’esistenza questo strano effetto, ma solo recentemente, con i telescopi spaziali, abbiamo iniziato a vederne qualche caso. In pratica siamo in un caso simile a quello in cui i raggi luminosi provenienti da una lampadina passano attraverso una lente ottica che ne forma l’immagine rispetto a un osservatore che guarda attraverso la lente stessa.

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Immagine dell’anello di Einstein osservato dal telescopio spaziale Einstein

Il caso è interessante e ci fa pensare anche a come procede la ricerca scientifica: la galassia vicina è ben nota da tempo, dalla fine dell’800. Si tratta di NGC 6505, e ci si può chiedere come mai non si sia osservato prima questo effetto così importante, ma la spiegazione è semplice.

Il telescopio spaziale Euclid è progettato e ottimizzato per osservare casi di questo tipo, anche in luce infrarossa, e ricostruire una mappa 3D della distribuzione della materia nell’Universo proprio osservando questi effetti, che altri strumenti esistenti non possono vedere. Lanciato nel 2023, è stato progettato con un importante contributo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Inaf, di Fisica nucleare INFN e di varie Università, quella di Bologna in primis, con l’apporto della nostra Agenzia spaziale, Asi e dimostra ancora una volta come l’Europa ha tanti problemi in campo spaziale, ma nei satelliti scientifici siamo fra i migliori.

Infografica sull’effetto di una lente gravitazionale

Chi fa da lente, con la sua grande massa, è la galassia NGC 6505, come detto, che dista da noi 590 milioni di anni luce. Sembra moltissimo, ma in termini astronomici è relativamente vicina. Sebbene sembri una distanza incredibile, in realtà è relativamente vicina per una lente gravitazionale, mentre la seconda galassia, che si trova esattamente dietro questa, si trova a 4.5 miliardi di anni luce, molto più distante.

Abbiamo insomma una situazione in cui una importante galassia lontana, che non avremmo ma visto senza questo effetto, sta nella stessa linea di vista di una molto più vicina a noi e ben nota. Grazie all’effetto previsto da Einstein, la luce di quella più lontana viene deviata, proprio piegata possiamo pensare, e noi così possiamo sapere quanta massa hanno le galassie e quanto distante è quella più lontana. Il fatto ancora più interessante è che la galassia sorgente e quella che fa da lente sono allineate, e questo è casuale e statisticamente raro: nella maggioranza dei casi l’anello non sarà così perfetto proprio per la relativa posizione di sorgente e lente.

«Questa prima lente gravitazionale forte scoperta da Euclid ha caratteristiche uniche», ha affermato in una dichiarazione Massimo Meneghetti, membro del gruppo e ricercatore dell’Inaf. «È davvero raro trovare una galassia relativamente vicina a noi, come questa presente nel catalogo NGC (New Galaxy Catalog), uno dei cataloghi di galassie vicine che agisce come una lente gravitazionale forte».

Si pensa che il telescopio spaziale nel corso della sua vita operativa troverà circa 100.000 casi di niente gravitazionale, ma neppure 1000 saranno così perfetti, anche esteticamente. L’inizio insomma è stato veramente col botto.

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