Il tessile affonda Como: produzione dimezzata
Ancora nessuno spiraglio per l'uscita del settore dalla crisi. Utilizzo impianti al 54%, in nove mesi si è perso un quarto dell'export
di Luca Orlando
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Niente turismo, lockdown e vincoli alle vendite quasi ovunque nel mondo, consumi in ritirata, smart working al posto della vita sociale.
Per il comparto del tessile-abbigliamento è la tempesta perfetta, il peggio del peggio in termini di condizioni di contesto. E non a caso, tra le province lombarde, proprio Como è in coda alla classifica, con un calo di produzione di oltre il 13% nel terzo trimestre. Momento nero che abbraccia una delle aree chiave di specializzazione del tessile-abbigliamento, penalizzato non solo dalle difficoltà in Italia ma soprattutto dallo stop oltreconfine. L’export dei primi nove mesi della provincia cede 164 milioni nel tessile, 82 nell’abbigliamento, altri 10 nei prodotti in pelle, un calo di quasi 260 milioni che vale un quarto del mercato. Frenata di 25 punti quasi doppia rispetto alla performance media dell’export del territorio, in riduzione del 13,8%. Tessile-abbigliamento che peraltro non brilla neppure altrove in Italia: è qui il dato peggiore nella produzione industriale, giù del 28,5% tra gennaio e novembre, mentre l’export nazionale dei nove mesi cede 20 punti.
La riduzione della domanda, estera così come nazionale, è visibile a Como anche nell’attività diretta delle imprese, dove il tasso di utilizzo degli impianti è al 54% (62,4 la media provinciale), costringendo quasi otto aziende su dieci del comparto a ricorrere alla Cassa integrazione (media provinciale a 53%).
«Per dare la dimensione del problema - spiega Gianluca Brenna, presidente del gruppo filiera tessile di Confindustria Como - basta guardare i dati di metà gennaio, con 72 procedure di Cig aperte, che coinvolgono 3.200 addetti nel territorio. Il momento è molto duro anche se grazie agli aiuti nella liquidità e alla cassa Covid nessuna azienda per ora è saltata per aria. Per ripartire non ci sono molte strade: occorre che la campagna vaccinale funzioni, che riparta il turismo, che si torni ad una socialità normale».
La speranza di Brenna è il proseguimento mirato della cassa Covid, tenendo conto delle difficoltà del settore. «Diversamente - commenta - dopo il termine dello stop ai licenziamenti il rischio di esuberi per il distretto di Como è concreto, con migliaia di posti a rischio».


