Il valore talvolta dimenticato del performance management in azienda
Un meccanismo del tutto oggettivo e imparziale per stabilire meriti e attribuire riconoscimenti calibrati è tecnicamente impossibile da realizzare
di Gianluca Rizzi *
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Che si tratti di imparare una lingua straniera, rimettersi in forma, leggere un libro, guardare un film, scegliere un albergo o un ristorante, il meccanismo di coinvolgimento e ingaggio dell’utente consiste nel portarlo dentro ad un gioco fatto di punti da accumulare, premi da vincere, livelli da sbloccare, status da acquisire, classifiche in cui entrare. Nella mia personale esperienza su questi fronti, la sensazione è che il meccanismo sia di fatto sempre lo stesso. E va bene nella misura in cui l’attenzione delle persone (gli utenti di cui sopra) rappresenta una risorsa sempre più scarsa e diventa pertanto necessario fare leva su un istinto profondo dell’essere umano legato alla competizione e alla sfida con se stesso e con gli altri. E anche al desiderio di ottenere una gratificazione a fronte delle proprie azioni.
Ecco, quali potrebbero essere gli effetti collaterali di una spinta esasperata su questo tipo di meccanismo? Potrebbe sembra l’incipit di una riflessione sull’abbruttimento da smartphone (deja vu?) e invece il focus è su uno dei grandi classici delle organizzazioni aziendali: il performance management. Per i non addetti ai lavori, il performance management in azienda rappresenta quel processo di valutazione delle performance passate (qualitative e quantitative) delle persone e individuazione degli obiettivi per il futuro.
Gli obiettivi di fondo del processo sono almeno tre:
1) Consentire al singolo individuo di avere sempre una direzione chiara e un riscontro sul proprio operato.
2) Dare la possibilità ai people manager di orientare l’azione e lo sviluppo delle persone del proprio team.
3) Mettere l’organizzazione nelle condizioni di allineare e orientare lo sforzo dei dipendenti nelle direzioni auspicate, intervenendo laddove necessario per premiare o correggere.
I protagonisti normalmente sono “capo” e collaboratore e ci si può avvalere di qualche strumento (oramai sempre più digitali) per accompagnare questo processo che entra nel vivo solitamente nel primo trimestre dell’anno solare.
Visto sotto un’altra prospettiva, meno formale e organizzativa e più squisitamente umana, nel performance management si compie quell’atto fondamentale di riscontro su quanto si è stati all’altezza o meno degli obiettivi e i due attori sono per l’appunto una persona che è investita dell’autorità (ma non necessariamente ha saputo ammantarsi anche di autorevolezza) di esprimere quel verdetto e un’altra persona che quel verdetto in un certo qual senso lo subisce.


