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Il venerdì nero di Porsche: allarme profitti 2025 e titolo a picco

Il produttore di auto sportive ha annunciato che nel 2025 subirà un impatto negativo di 800 milioni di euro per il lancio di nuovi modelli a combustione interna e ibridi plug-in

Porsche Mission X, concept di hypercar elettrico, Auto Show IAA Mobility di Monaco, settembre 2023. REUTERS/Angelika Warmuth

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Venerdì nero per Porsche, che ha registrato la peggiore seduta in borsa dalla sua quotazione nel settembre 2022. Il titolo ha perso il 6,8% a 55,8 euro, maglia nera tra le quotate europee, dopo che il gruppo ha lanciato un allarme sui profitti per il 2025. Il motivo? Costi elevati per lo sviluppo di nuovi modelli e per la tecnologia delle batterie, che metteranno a dura prova i margini dell’azienda. Il produttore di auto sportive e di lusso del Gruppo Volkswagen ha annunciato che nel 2025 subirà un impatto negativo di 800 milioni di euro per il lancio di nuovi modelli a combustione interna e ibridi plug-in. Il contesto non aiuta: la domanda di veicoli elettrici in Europa è debole e la concorrenza in Cina è sempre più serrata.

Di conseguenza, Porsche prevede un margine operativo tra il 10% e il 12% per il 2025, ben al di sotto delle previsioni degli analisti, che stimavano un 14,8%. Quasi la metà rispetto al target a medio termine dell’azienda, fissato tra il 17% e il 19%.

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Un clamoroso ritorno: i motori a combustione interna

Per migliorare la redditività, Porsche ha annunciato un’espansione del portafoglio prodotti, puntando su un mix di motori a combustione e ibridi plug-in. Inoltre, potenzierà i programmi dedicati alle personalizzazioni di lusso. Tuttavia, questa parziale retromarcia rispetto all’elettrificazione solleva dubbi sulla capacità del marchio di stare al passo con l’evoluzione del settore.

Titolo dimezzato, l’allarme degli analisti

Al momento dell’Ipo, Porsche aveva una capitalizzazione di mercato superiore a quella della casa madre Volkswagen. Oggi il quadro è ben diverso: nel 2024 il titolo ha perso il 27%, e il valore di mercato si è dimezzato rispetto al picco di maggio 2023, quando sfiorava i 110 miliardi di euro. L’allarme utili ha provocato reazioni immediate tra gli esperti del settore. Deutsche Bank ha parlato di «una delle ultime opportunità» per Porsche di riconquistare la fiducia degli investitori. Bernstein Research ha definito la riduzione dei margini «una preoccupazione significativa», mentre Michael Dean di Bloomberg Intelligence ha sottolineato che la guidance dell’azienda «deluderà il mercato».

Scosse ai vertici e svalutazioni miliardarie

La situazione non è migliorata con l’annuncio che la casa di Zuffenhausen, Stoccarda sta trattando l’uscita anticipata del direttore finanziario, Lutz Meschke, e e del responsabile vendite, Detlev von Platen, entrambi finiti sotto accusa per la scarsa performance dell’azienda. Non sono mancate le indiscrezioni secondo cui anche la poltrona del ceo Oliver Blume sarebbe traballante, tanto che è partita la caccia all’individuazione del successore. A complicare ulteriormente il quadro, Porsche SE - la holding controllata dalle famiglie Porsche e Piëch - ha annunciato svalutazioni tra 2,5 e 3,5 miliardi di euro sulla sua partecipazione in Porsche AG, quasi il doppio rispetto alle previsioni di dicembre. Inoltre, ha segnalato possibili ulteriori svalutazioni sulla quota detenuta in Volkswagen, che potrebbero attestarsi nella fascia più alta del range previsto tra 7 e 20 miliardi di euro.

Anche il lusso può finire sotto pressione

Porsche è sempre stato sinonimo di lusso e prestazioni, ma la sua redditività non è più in linea con le attese e le difficoltà sul mercato cinese si sono manifestate in tutta la loro evidenza: - 28% le vendite nel 2024, mentre la concorrenza vola. Xiaomi, per esempio, ha operato il sorpasso con un solo modello appena lanciato, la berlina SU7, di cui ha consegnato 130mila unità nel 2024, contro le 57mila della gamma Porsche. Citigroup ha evidenziato che il colpo da 800 milioni di euro non basta a spiegare il calo dei profitti, suggerendo problemi interni di gestione e strategia. Il rischio è che Porsche perda il suo status di brand premium tra i più redditizi del settore, in un momento in cui il mercato è in forte cambiamento. Gli investitori attendono il 12 marzo per ascoltare il piano del management, nella speranza che arrivi una strategia chiara per rilanciare il marchio senza compromettere ulteriormente la fiducia del mercato.

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