Tendenza

Il vento dell’Est spinge le vendite in Lettonia dello spumante d’Asti

Il Paese ha messo a punto 15,5 milioni di importazioni, in crescita dell’84%. Pondini (Consorzio): le bottiglie inviate a Riga finiscono a Mosca

di Giorgio dell'Orefice

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Oltreconfine. Su una produzione di circa 100 milioni di bottiglie (in media 60 di Asti Spumante e 40 di Moscato d’Asti) oltre il 90% finisce sui mercati esteri. L’Italia ne assorbe in media poco più di 7 milioni. Di recente La denominazione Canelli è stata arricchita della tipologia Riserva per valorizzare la capacità di invecchiamento

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Il vento dell’Est soffia sull’Asti spumante e sul Moscato d’Asti favorendo le esportazioni e addolcendo (anche se si tratta di vini dolci) lo scenario di una vendemmia che nel 2023 non è stata facile. Una campagna che si è conclusa non senza difficoltà in Piemonte con i vini rossi penalizzati dal fungo della peronospora mentre nel caso dei bianchi e degli spumanti, ha pagato soprattutto la scarsità d’acqua.

Asti Spumante e Moscato d’Asti, quindi, sono per ora riusciti a sterilizzare le difficoltà climatiche con un trend delle esportazioni che va a gonfie vele. Secondo l’elaborazione dei dati Istat effettuata dal Consorzio di tutela le vendite all’estero sono aumentate nei primi sette mesi del 2023 del 3,4% in quantità e del 7,1% in valore toccando un fatturato di 81,4 milioni di euro.

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Un traino forte è venuto dai paesi dell’Est con Russia e aree limitrofe che, nonostante il conflitto in atto russo-ucraino, hanno confermato la propria predilezione per lo spumante e il vino frizzante dolci piemontesi.

La Russia in valore assoluto vale 5,6 milioni di euro e a luglio scorso ha registrato un calo del 10,7%. Ma il dato va riletto alla luce dello strabiliante risultato messo a segno dalla Lettonia che al momento sarebbe di gran lunga il primo sbocco per Asti spumante e Moscato d’Asti con 15,5 milioni di euro di importazioni (in crescita di ben l’83,9%).

«In realtà – spiega il direttore del Consorzio dell’Asti Spumante Docg e del Moscato d’Asti, Giacomo Pondini – Russia e Lettonia sono un unico mercato di sbocco perché molte delle bottiglie dirette a Riga in realtà poi finiscono a Mosca. Si tratta di una triangolazione dettata da motivi soprattutto burocratici. Il prodotto esportato in Russia ha infatti bisogno di avere un contrassegno da accisa russo che è rilasciato solo dopo un passaggio tecnico molto articolato. Un adempimento che richiede competenze che le aziende italiane non hanno mentre è diventata una specializzazione delle imprese lettoni. Si tratta dell’apposizione di un contrassegno che riporta un QR Code che poi consentirà una perfetta tracciabilità. Alle ore 23 di ogni giorno Mosca è in grado di conteggiare quotidianamente il numero di bottiglie acquistate e consumate. In Russia bisogna mostrare un documento d’identità per acquistare alcolici e questo sistema consente un controllo totale sul processo».

Ecco spiegato perché, in realtà, più +83,9% di import lettone è in gran parte da ascrivere alla Russia. Per questo l’area costituita da Russia e Lettonia rappresenta di gran lunga il primo mercato per le bollicine piemontesi in grado di sopravanzare Germania (8,4 milioni, +45,3%), Usa (8 milioni, -17,8%) e Regno Unito (5,9 milioni. +6,4%).

A chiudere il quadro dei paesi dell’Est tra i principali importatori di Asti Spumante e Moscato d’Asti vanno ricordate anche Polonia (4,7 milioni, +23,6%), Repubblica Ceca (+162,9%) e persino Ucraina (1,8 milioni, +87,2%).

«Ci avvantaggia – ha aggiunto Pondini – il fatto che ancora non stiamo registrando gli effetti dell’inasprimento dei dazi doganali voluto da Mosca dal 1° agosto. Effetti che stimiamo saranno tangibili a partire dal 1° gennaio prossimo. Al momento quindi ci godiamo questo trend ancora positivo e senza ombre nonostante tutto ciò che sta accadendo in quell’area del mondo».

Asti Spumante e Moscato d’Asti sono prodotti su circa 10mila ettari di vigneti (il 10% dei quali condotti con metodo biologico) distribuiti su 51 comuni a cavallo delle provincie di Alessandria, Asti e Cuneo. Mille e 13 le aziende associate al consorzio.

In questo quadro va ricordato che su una produzione di circa 100 milioni di bottiglie (in media 60 di Asti Spumante e 40 di Moscato d’Asti) oltre il 90% finisce sui mercati esteri visto che l’Italia ne assorbe in media poco più di 7 milioni.

Di recente anche alcune importanti modifiche al disciplinare di produzione. «La principale – ha ricordato Pondini - è stata la recente trasformazione di Canelli da sottozona in Docg a se stante. La denominazione Canelli è stata inoltre arricchita della tipologia ‘Riserva’ che invece non c’è per le altre etichette tutelate dal Consorzio e questo per valorizzare la capacità di invecchiamento che mostra questo specifico prodotto. Uno dei nostri principali obiettivi è promuovere anche in Italia e per tutti i nostri vini – ha concluso Pondini – la loro versatilità. All’estero sono molto più inclini di noi italiani a sperimentare gli spumanti dolci con una maggiore varietà di pietanze e in molteplici occasioni che non siano l’abbinamento con i dolci o legato alle festività. Ad esempio, i nostri vini sono molto utilizzati con la cucina Tai e asiatica in particolare con i piatti speziati che vengono riequilibrati dalle note dolci delle nostre bottiglie. Nei mercati asiatici inoltre apprezzano anche le ridotte gradazioni alcoliche dei nostri vini. Un aspetto che potrebbe in futuro favorirci anche in altri paesi del mondo e in particolare con le giovani generazioni».

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