Il volontariato che coinvolge i giovani nell’azienda
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di Davide Dal Maso
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Le storie sulle difficoltà delle aziende nel trovare personale specializzato sono purtroppo una quotidianità. Riguarda quasi tutti i settori e coinvolge anche le grandi aziende, che per certi punti di vista non sono più attrattive come una volta.
Lo scenario peggiorerà nei prossimi 5 anni e questo è dovuto a un risaputo calo demografico, oltre che a un mancato allineamento tra le competenze fornite dal mondo accademico e quelle richieste dalle aziende del territorio. Questo insieme di fattori creerà una vera e propria gara tra le aziende, che devono riuscire da un lato ad attrarre in modo smart i giovani professionisti e dall’altro a trattenerli.
Il primo consiglio per farlo è partire dalla caratteristica numero uno della Generazione Z (1995-2010) ovvero l’attenzione ai valori e all’impatto sociale. Comunicare questi aspetti non è facile per l’impresa, in quanto si rischiano dei boomerang enormi, con danni a reputazione e fatturati. C’è però un tema che negli ultimi anni si è dimostrato molto efficace e che le aziende del territorio, sia Pmi che grandi imprese, possono adottare: il volontariato aziendale.
Gli orari stringenti delle aziende, di fatto, non permettono al giovane di dedicarsi a creare un impatto sociale come vorrebbe. Sicuramente l’azienda che fa delle azioni di corporate social responsibility è attrattiva, ma lo è ancora di più quella che coinvolge i propri collaboratori nel farlo.
Non a caso, una delle Big Four della consulenza ha creato uno sportello a supporto delle associazioni non profit italiane e subito ha riscosso grande interesse da parte dei giovani collaboratori. L’azienda dà loro la possibilità di impegnarsi un paio di ore al mese, durante l’orario lavorativo, per supportare una organizzazione di volontariato, mettendo a disposizione le proprie competenze.

