BDO Family Business Survey

Imprese familiari, la sfida 2025 sarà la difesa della marginalità

Prima indagine BDO sul Family Business in Italia: oltre la metà delle aziende prevede un Ebitda stabile o in contrazione quest’anno. Ottimismo sulle opportunità a tre anni

di Giovanna Mancini

(Imagoeconomica)

4' min read

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Il 2025 sarà un anno di difesa più che di attacco, il primo tema per le imprese familiari è infatti la difesa della marginalità. «È davvero cambiato l’approccio. Fino a pochi anni fa, la prima cosa che gli imprenditori ti raccontavano delle loro aziende era il fatturato, ora invece parlano soprattutto di Ebitda margin: hanno capito che se fai tanti ricavi diventi grosso, ma la massa muscolare non è il fatturato, bensì il margine operativo». Nicola Anzivino, senior partner di BDO, ha curato per la società di consulenza la prima «BDO Family Business Survey», basata su interviste a 50 imprenditori, amministratori delegati e direttori generali di imprese familiari italiane con un fatturato tra i 30 milioni e i 2 miliardi di euro e attualmente clienti della società.

Nei giorni in cui a Davos gli esponenti delle principali istituzioni politiche, economiche e finanziarie globali si incontrano per discutere degli scenari futuri, BDO ha voluto dedicare uno sguardo alle realtà industriali che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana, chiamate oggi ad affrontare importanti sfide - a cominciare dalle trasformazioni tecnologica e ambientale - per resistere in questa fase di stagnazione e cogliere le opportunità di ripresa nel prossimo triennio.

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Nel 2025 domina l’incertezza

«La prima evidenza è che il clima di incertezza è forte, almeno nel breve termine, legato soprattutto alle tensioni geopolitiche, ma anche ai costi dell’energia e agli annunci di politiche tariffarie più restrittive, che potrebbero avere un impatto negativo sulle esportazioni, secondo il 60% dei nostri intervistati», spiega Anzivino. Oltre la metà delle imprese prevede dunque un budget in termini di Ebitda stabile o in contrazione. La buona notizia è che, guardando invece al medio periodo - in un arco temporale di tre anni - la stessa percentuale di intervistati si dice invece ottimista sullo sviluppo del business, grazie agli investimenti in corso sull’evoluzione tecnica e tecnologica delle imprese.

«Questo atteggiamento di maggiore ottimismo sul medio periodo è una caratteristica molto diffusa nel capitalismo familiare, perché queste imprese hanno per loro stessa natura una visione di sviluppo più lunga rispetto a quella che in genere caratterizza le aziende controllate da fondi o capitali esterni», osserva Anzivino, aggiungendo che queste aziende oggi sono mediamente meglio posizionate per quanto riguarda l’eccellenza tecnica e tecnolgica, grazie agli ingenti investimenti fatti negli ultimi 5-10 anni. Tuttavia, si tratta spesso di un’innovazione ancora molto orientata all’offerta ai clienti e quindi al prodotto, mentre all’interno delle aziende stesse c’è ancora molto da fare e quindi un potenziale da esplorare.

Le 5 priorità per i prossimi 12 mesi

Se dunque la difesa della marginalità è la principale sfida del 2025, nei prossimi 12 mesi le priorità nell’agenda delle imprese familiari italiane sono il cambiamento tecnologico (il 60% del campione prevede importanti investimenti sulla trasformazione dei sistemi e delle strutture tecnologiche aziendali); la transizione ecologica (il 70% sta implementando piani di efficienza energetica e riduzione dei consumi, nella consapevolezza ormai che i criteri ESG sono un fattore di competitività); l’analisi della concorrenza (per il 40%), nella consapevolezza che eccellenza e specializzazione sono un valore aggiunto che fa la differenza sul mercato, e l’analisi dei fattori di acquisto della clientela (sempre meno prevedibili, per oltre il 50% degli intervistati); la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento (per il 30%), in particolare puntando su internalizzazione e reshoring.

Opportunità sul medio periodo

Cambiamenti essenziali per riuscire a superare quest’anno ancora di transizione per poi tornare a crescere, come accennato, nei prossimi tre anni, cogliendo alcune opportunità che la ricerca BDO riassume in tre filoni principali: la necessità di un’evoluzione manageriale (per il 70% degli intervistati), da attuare coinvolgendo le nuove generazioni nei ruoli manageriali e valorizzando il «Family Office», ovvero la holding che gestisce il patrimonio di famiglia, «visto non più come un patrimonio da preservare in quella che una volta si chiamava la “cassaforte”, ma da reinvestire attivamente», spiega Anzivino. Inoltre, l’80% delle imprese familiari ritiene fondamentale offrire al mercato sempre più servizi a valore aggiunto, mentre addirittura il 90% ritiene prioritario diventare sempre più «digital fit», cioè investire nella trasformazione digitale, con un’attenzione particolare alle soluzioni di intelligenza artificiale.

M&A in aumento nel mid market

L’evoluzione e il dinamismo delle imprese familiari italiane sono alla base probabilmente della dinamicità anche degli M&A nel mid-market, che nel 2024 ha registrato 1.369 operazioni, in aumento dell’8% rispetto al 2023, soprattutto grazie ai deal di investitori internazionali (417), per un controvalore di 73 miliardi di euro (+91% rispetto al 2023), con 15 operazioni superiori al miliardo di euro. Il settore con il maggior numero di deal è stato quello dei consumi (430), seguito dalla manifattura (342) e dal comparto tecnolgico e Tlc (227). In 170 operazioni sono intervenuti fondi di private equity, con un ruolo da protagonisti che dovrebbe proseguire anche nel 2025, mentre 186 sono state le operazioni buy side fatte da famiglie Uhnwi e family office.

«Le prospettive per il 2025 scommettono su una crescita del mercato M&A e vedranno protagoniste, sia nel buy per consolidamento del loro settore che nel sell side in ottica di massimizzazione del valore, aziende mid-market con validi fondamentali economici, ricavi ricorrenti, buoni margini, forti competenze, esposizione internazionale diversificata e poco dipendenti dal costo dell’energia e delle materie prime. Tra i settori maggiormente attivi, le previsioni indicano i comparti tecnologico, della salute, delle energie rinnovabili e dei servizi alle aziende», conclude Nicola Anzivino.

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