Tradizione

In Basilicata il vino nuovo nelle mani di due donne cresciute in cantina

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di Luigia Ierace

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Un destino segnato per due donne del vino in Basilicata, cresciute con l’odore del mosto e i colori della vendemmia quando il settore era ancora prettamente maschile. C’è voluto tempo ma, alla fine, «preparazione e determinazione ripagano». Ne sono convinte Carolin Martino e Erminia D’Angelo, quarta generazione di produttori in due storiche aziende del Vulture: la Casa Vinicola Armando Martino, con radici a fine Ottocento, e la Casa Vinicola D’Angelo, circa 100 anni di storia.

Carolin Martino, il cui nome spicca sull’etichetta di un vino giovane e vivace che il padre Armando le dedicò quando è nata, entra in azienda a 24 anni, dopo la laurea in Economia. «Sono diventata vignaiola, cantiniera e imprenditrice del vino perché – spiega - sono cresciuta tra le botti, i profumi dei travasi, il rumore dell’imbottigliamento, le fredde brezze mattutine delle vendemmie». Con lei l’azienda, nata negli anni Quaranta, fa un ulteriore passo. «Non è facile il passaggio generazionale –spiega –. Cambia il modo di vedere e comunicare il prodotto. Mio padre ha portato del buon vino su tutte le tavole grazie all’ottimo rapporto qualità-prezzo, io punto sull’eccellenza». Dal 2011 debutta con una piccolissima produzione di 1.500 bottiglie di “Martino Docg, Superiore Riserva” e quest’anno, per celebrare i 20 anni del “Pretoriano”, Aglianico del Vulture Superiore, prodotto per la prima volta nel 2003, ripropone la storica etichetta. Ha creato anche una linea di cosmetici, la “Carolin Cosmesi” con prodotti e sottoprodotti del vino. I numeri: 50 ettari di vigneti tra Ripacandida, dove c’è il vigneto storico del 1800, Ginestra, Forenza e Rapolla; 22 etichette; circa 300 mila bottiglie tra vini rossi, rosati, bianchi, spumanti e grappe di vino, nelle grotte naturali in tufo al centro di Rionero in Vulture. Una lunga tradizione di export in Giappone.

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Erminia D’Angelo, aveva 21 anni, quando nel 2007, con il fratello Rocco, 20 anni, dopo la prematura scomparsa del padre Lucio, prende le redini dell’azienda, nata nel 1924. «Sono costantemente impegnata – spiega - in viaggi di promozione e comunicazione in tutto il mondo della nostra storia, dei nostri vini e del nostro Vulture, con degustazioni guidate, wine dinner e fiere internazionali. Sono cresciuta giocando tra botti e barrique, e vendemmia dopo vendemmia ho ereditato la passione per il mondo del vino. Alle storiche etichette si è aggiunto il Tecum, vino dedicato a nostro padre, una produzione limitata che proviene da un vigneto di oltre 80 anni». I numeri: 25 ettari di vigneti tra Barile e Maschito, coltivati soprattutto con il vitigno principe della Basilicata, l’Aglianico del Vulture; 13 etichette tra vini rossi, bianchi, rosati e spumanti, cui si aggiungono 2 grappe; 200mila bottiglie l’anno; l’85% della produzione venduta in Usa, Canada, Cina, Giappone, Corea e Nord Europa.

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