Hotel Collection

In Florence, the former Collegio alla Querce now houses a sophisticated five-star hotel

A stately villa later converted into a boarding school by the Barnabite Fathers in 1868 revives into a super-luxury hotel overlooking the cathedral

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Representing 13% of our GDP, tourism in Italy has become an economic engine sine qua non. And even though we are only the fifth most visited country in the world, we are in first place as a destination desired by travellers, especially high spenders. And the boom in the opening of five-star luxury hotels is in line with the trend. In the Dolomites, in the splendid countryside, on the coasts. And in the cities: Rome, Venice, Milan and naturally Florence, where in just a few months The James, the W and the Collegio alla Querce have opened.

Where there was a writing desk a drink is enjoyed

Avete letto bene, Collegio alla Querce, non alla quercia, non alle querce. Collegio perché fino al 2005 era la scuola privata delle famiglie bene fiorentine – l’hanno frequentata anche i Ferragamo, la figlia di Emilio Pucci e quelli di Stefano Ricci. La quercia invece è nello stemma, perché dicono che sotto un albero del suo giardino fosse apparsa la Madonna. Nel 2017 l’istituto è stato comprato da Antalij Singh, imprenditore indiano che ha già alcuni alberghi nelle Winelands del Sudafrica (Leeu Collection) e affari in Italia con i fratelli Alajmo, 3 stelle Michelin. Ci sono voluti cinque anni, dal 2020 alla primavera del 2025, per trasformarlo in un hotel di superlusso, senza stravolgere l’atmosfera originale, anzi conservando alcuni ambienti intatti come la presidenza con i ritratti dei “principi degli studi” (gli allievi più bravi) e il pavimento in marmo con la quercia intarsiata. Al posto della scrivania, ora c’è il bar. Un po’ dissacratorio, ma un Negroni e un dj set suonano megli

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Artful Renovation and Featured Kitchen

 Lo studio spagnolo Esteva i Esteva per gli esterni e Archflorence per gli interni hanno fatto un lavoro straordinario, aggiungendo alla base già nobile materiali e dettagli contemporanei ricercati. Dalla carta da parati in rilievo della cigar room agli intarsi in marmi e legni preziosi, ai travertini mescolati alle zelige colorate dei bagni. L’anima di questi grandi spazi sono poi i libri d’arte, i pezzi di artigianato toscano, le oltre 200 opere della collezione di Singh, gli affreschi, i caminetti e le fontane che sono lì da sempre. Insomma nella trasformazione ha guadagnato un’eleganza che pochi altri hotel possono vantare. E a proposito di vanto, c’è anche la cucina. Il nome Nicola Zamperetti magari non dice molto, ma il suo cv sì: al fianco di Ciccio Sultano, il nostro chef siciliano due stelle Michelin, ha aperto il ristorante Giano al W Rome e gestito Pastamara al Ritz Carlton di Vienna, due insegne di grande successo. Or

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