In Italia pochi laureati (ma con la laurea si migliorano occupazione e salario)
Tra i 25 e i 34 anni solo il 28% ha un titolo terziario. Nei paesi Ocse in media un laureato guadagna il doppio di chi si ferma al diploma; in Italia questo vantaggio è del 76%
di Eugenio Bruno e Claudio Tucci
5' min read
I punti chiave
5' min read
In Italia ci sono ancora pochi laureati o in possesso di un titolo di studio terziario. Eppure innalzare il proprio livello di competenze conviene perché garantisce un significativo beneficio economico (anche se nel nostro Paese meno che altrove). Tra il 2000 e il 2021, ci racconta il rapporto Ocse «Education at a glance 2022», appena presentato, i livelli di istruzione sono cresciuti più lentamente della media dei paesi Ocse. La quota di giovani fra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione universitaria è cresciuta infatti di 18 punti percentuali (dal 10% nel 2000 al 28% nel 2021) rispetto a una crescita in media di 21 punti percentuali. L’Italia resta uno dei 12 paesi Ocse in cui la laurea non è ancora il titolo di studio più diffuso in questa fascia di età.
Studiare conviene
È un ritardo da tempo noto, ma non perciò meno preoccupante. Soprattutto alla luce del fatto che in tutti i paesi Ocse avere un titolo di studio terziario conviene perché garantisce migliori livelli di occupazione e retribuzione. È vero, tuttavia, che il beneficio economico in Italia risulta minore che altrove: nei paesi Ocse in media un laureato nell’arco della vita lavorativa (25-64 anni) guadagna il doppio di chi non ha un titolo di istruzione secondaria superiore; in Italia questo vantaggio è meno cospicuo: 76% in più.
Scegliere bene gli studi
Il titolo universitario facilita l’ingresso nel mercato del lavoro. Ma con forti differenze tra tipi di laurea. Nel 2021, ad esempio, il tasso di occupazione dei laureati in medicina e nelle professioni sanitarie o nei servizi sociali era pari all’89%, ma solo del 69% trai laureati nelle discipline artistiche. Forte è poi la richiesta di laureati in tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic) eppure le iscrizioni sono basse. In Italia l’88% dei 25-64enni con una qualifica terziaria nel campo digitale (Tic) ha un lavoro, ma gli studenti di tali discipline rappresentano solo il 2% delle matricole universitarie (media Ocse 6%).
Le triennali «non sfondano»
Anche le triennali nono sfondano. Gli studenti infatti che si laureano entro tre anni dalla fine della durata teorica del corso di studio in Italia sono solo il 53% contro una media Ocse del 68%. Per quanto riguarda poi il supporto finanziario fornito agli studenti universitari, il 38% degli studenti in Italia ne è destinatario (generalmente borse di studio e servizi per il diritto allo studio universitario) posizionando il nostro Paese in una posizione intermedia tra quelli di area Ocse.
Infanzia al top, ma troppi divari territoriali
Tra i dati positivi contenuti nel rapporto Ocse c’è l’elevata percentuale di bimbi fra i 3 e i 5 anni che frequentano la scuola dell’infanzia (92%), un dato che colloca il nostro Paese al di sopra della media Ocse, anche se bisogna ricordare che il monte ore di insegnamento dell’Italia è inferiore alla media europea (rispettivamente 945 e 1071 ore), con una minore offerta oraria nelle regioni meridionali. Nei successivi gradi di istruzione il monte ore (744 alla primaria, 608 alle medie e 608 alle superiori) risulta comunque di poco sotto la media UE (rispettivamente 740, 659 e 642), anche se sono presenti in Italia forti disuguaglianze territoriali nell’offerta di tempo pieno nei gradi inferiori, con le regioni del Sud in netto svantaggio rispetto a quelle del nord.
Brand connect
Newsletter Scuola+
La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative
Abbonati


