In Sicilia oltre cento imprese nascoste regine di fatturato e affari all’estero
Fatturano tra i venti e i 30 milioni l’anno e rappresentano poco più del 2,6% del totale nazionale ma negli ultimi anni sono cresciute di numero. Il presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo: «È un nucleo di aziende che va sostenuto e sviluppato»
di Nino Amadore
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Sono poco più di un centinaio, fatturano tra i 20 e i 30 milioni l’anno. E spesso in Sicilia sono sconosciute ai più. Mentre sono molto note nei loro, rispettivi, mercati di riferimento. Sono aziende medie che costituiscono il reticolo imprenditoriale di una terra speso più vocata al lamento che alla prospettiva di crescita. «Un piccolo patrimonio – dice il presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo – che è la dimostrazione di quanta forza vi sia nelle imprese siciliane. Un nucleo che va sostenuto e sviluppato e che si estende in tutte le province. Una Sicilia che forse non è conosciuta a fondo ma che, in silenzio, lavora e cresce».
Secondo i dati dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne nel 2020 (ultimo dato disponibile) le imprese appartenenti a questa fascia di fatturato erano in Sicilia 136, il 2,67% delle 5.089 esistenti in tutta Italia. Tra il 2015 e il 2020 (ultimo dato disponibile) sono passate da 120 a 136. Sembra un po’ poco, a guardare il dato, ma mica tanto se invece si fa un’analisi di tipo qualitativo. «Il punto – spiega Melo Martella, presente in numerosi Consigli di amministrazione di aziende del messinese e docente di economia all’Università di Messina – è che si tratta di un fenomeno più diffuso di quanto si possa pensare: se scendiamo a un fatturato tra i dieci e venti milioni il numero delle aziende cresce eg mostra una tendenza a entrare in quella soglia superiore di cui si è detto. Certo una considerazione va fatta: si tratta spesso di aziende che operano nel settore delle forniture e pertanto di natura commerciale. Non sono aziende manifatturiere per essere precisi. E quella è la vera sfida per la Sicilia». E in Sicilia si registra anche una piccola ma incoraggiante crescita di investimenti stranieri nelle aziende del territorio, e soprattutto nelle Pmi: nel 2022 erano 55 le aziende industriali con una presenza straniera, in crescita del +52% rispetto alle 36 rilevate nel 2017 , e di queste 35 sono quelle nelle quali un singolo azionista estero ha la maggioranza assoluta (dato in crescita rispetto alle 22 contate nel 2017). «Sono numeri molto contenuti e significativamente depressi rispetto al vero potenziale di attrattività del tessuto di imprese siciliane» commenta il mid-cap investor Giovanna Voltolina.
Lo spiraglio, agli occhi della professionista è quella piccola (in rapporto al complessivo) evoluzione: aziende e venture capital stranieri stanno iniziando ad investire, anche in Sicilia, nelle imprese siciliane. E non solo rilevandone la maggioranza, ma anche con la cosiddetta modalità “expansion” ovvero con investimenti di minoranza in aumento di capitale finalizzati alla crescita dell’azienda.
«Una combinazione di fattori – riflette Voltolina – da una parte allontanano l’imprenditore a scegliere di aprire il capitale ad un investitore, sia italiano che estero e dall’altra rendono difficile per l’investitore portare avanti un investimento di minoranza nell’azienda; dalle strutture di governance che si devono poggiare su un ordinamento giuridico e norme troppo complesse e obsolete e un sistema giudiziario che rimane uno dei più lenti in Europa. Vi è poi il tema generazionale che vede i ‘vecchi’ capitani d’impresa non essere riusciti a costruirsi una solida successione e quindi un futuro per l’azienda; nonché quello della burocrazia e delle politiche economiche, nazionali e regionali, stravolte e ad ogni cambio di Governo».
Ed è un aspetto, questo, da non sottovalutare. Si registra comunque un certo fermento con aziende sempre più orientate a sbarcare in Borsa: un fenomeno questo reso possibile dall’attività sul territorio avviata da qualche anno da Borsa italiana. E ha un ruolo importante anche il Fondo Cresci al Sud istituito con la Legge di Bilancio del 2020 e gestito da Invitalia con una dote complessiva di 250 milioni di cui c’è ancora ampia disponibilità: sono stati investiti circa 36 milioni in 9 società. «Sono state analizzate alcune opportunità in Sicilia ma al momento non è stato ancora effettuato alcun investimento» dicono da Invitalia.


