In Spagna la legge più generosa nell’Ocse: 16 settimane a genitore
L’esempio della Scandinavia: dai 480 giorni per la coppia della Svezia alle 15 settimane della Norvegia per i papà
di Maria Paola Mosca
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L a cultura genitoriale cambia e a umentano i padri che, sul lavoro, cercano migliori condizioni di conciliazione. Insieme alle singole iniziative aziendali o nazionali, anche l’Unione Europea si è mossa e dal 2019 una direttiva specifica prevede linee comuni, tra gli altri temi, sui congedi di paternità. Alla nascita o adozione di un figlio, gli europei hanno diritto a minimo 10 giorni retribuiti e a 4 mesi di congedi parentali. Nel frattempo, per quanto con grandi differenze tra le diverse aree, sempre più Paesi nel continente puntano al’equilibrio in tema di condivisione della cura.
La virtuosa Scandinavia
Gli esempi virtuosi arrivano dal nord, con la Scandinavia a confermarsi punto di riferimento e la Svezia a primeggiare. La nazione risalta sia per la generosità dell’offerta (nella coppia si arriva a 480 giorni), che per il cambio di cultura avvenuto nel tempo. Nel ‘74, all’entrata in vigore della prima legge, sfruttava giorni di permesso lo 0,5% degli svedesi. Vent’anni dopo, con una percentuale ancora sotto la doppia cifra, per incentivare le coppie a condividere equamente i benefici viene introdotta la prima estensione a 30 giorni specifici per ciascun genitore, aumentati a 90 nel 2016. Il risultato? Un considerevole incremento di uomini che prendono una maggiore quota di congedi parentali, il superamento della soglia del 30% di quelli che usano la paternità in toto e il radicamento della convinzione per cui assentarsi dal lavoro per dedicarsi ai figli corrisponda all’essere un buon padre.
Altra best practice, la Norvegia, primo Stato in assoluto ad aver introdotto, nel ‘93, un congedo obbligatorio per i papà. Il modello use it or leave it (usalo o lo perdi) ha portato il 90% dei norvegesi a sfruttare le 15 settimane, previste dal 2018. Grazie al maggior tempo dedicato alla cura, inoltre, oggi i padri sperimentano il consolidamento dei legami coi figli e più alti livelli di confidenza e competenza nel loro ruolo di genitori.
L’eccellenza del Portogallo
Se gli Stati nordici risultano i più avanzati, anche Paesi solitamente non nelle prime posizioni in tema di conciliazione dei tempi vita-lavoro hanno segnato dei progressi culturali importanti. È il caso del Portogallo, dove da anni esiste un congedo cospicuo per i padri. Dal 2023, inoltre, dei 150 giorni totali più tre mesi di possibilità di lavoro part-time, un mese è dedicato solo ai papà. Limiti numerici a parte, la riforma ha introdotto un passaggio concettuale interessante: maternità e paternità vengono riunite sotto un unico cappello di “congedi parentali”.
Punta al rialzo anche l’esperienza spagnola che, con le 16 settimane offerte a ciascun genitore dal 2021, offre il congedo più generoso tra i Paesi OCSE. Seppure con grandi differenze tra le regioni, circa la metà dei neo-padri, potendo frazionare il tempo, resta a casa quando la madre torna al lavoro. Ma la maggioranza degli spagnoli continua comunque a sfruttare contestualmente alla partner il 75% dei giorni che avrebbe a disposizione in esclusiva. Questo limita, al momento, l’effetto positivo di un coinvolgimento più diretto dei papà nella cura, ma è un gran passo avanti.

