Incentivi alle imprese per liberare l’Italia dal gas della Russia
di Leonardo Becchetti e Claudio Becchetti
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L’invasione russa in Ucraina ha creato un’emergenza sul fronte energia che richiede un aggiornamento delle nostre strategie di transizione ecologica. L’Italia ha bisogno di cancellare la dipendenza dal gas russo assicurando nel frattempo il fabbisogno di energia necessario per i consumi di famiglie e imprese. A questo si aggiunge l’emergenza generata dall’esplosione dei prezzi delle fonti fossili. Non stupisce quindi che l’attuale sistema di incentivi fiscali, pensato quando la guerra non era neanche un’ipotesi, non risulti adeguato.
Un ripensamento mirato di tali incentivi fiscali potrebbe avere effetti significativi per ridurre la dipendenza dal gas. Come sappiamo già da qualche anno un numero elevato di soggetti può accedere a significativi aiuti fiscali che arrivano fino al massimo del superbonus del 110% per l’efficientamento energetico degli edifici. Con questo meccanismo, di fatto, lo Stato paga tutto il lavoro di ristrutturazione e i beneficiari si godono gli effetti della riduzione dei consumi di energia per decenni. Gli incentivi si applicano a condomini, edifici residenziali, villette… tutti eccetto le attività di impresa a cui sono dedicati limitatissimi aiuti.
Questo sistema ha meno senso quando la priorità diventa ridurre la dipendenza dal gas, da subito. I dati del bilancio energetico 2020 (fonte Arera, Mise, Terna) mostrano che il 50% del gas italiano è assorbito da industrie e servizi che, per ragioni tecniche, hanno una possibilità molto superiore di ridurre la loro dipendenza. I pannelli fotovoltaici producono energia solo di giorno. Per ragioni di costo/efficacia, non sempre si possono introdurre sistemi residenziali che immagazzinano tale energia in modo da restituirla quando serve. In assenza di queste batterie, l’energia prodotta deve essere consumata all’istante da qualche altro soggetto vicino al luogo di produzione. Altrimenti è persa. Gli utenti residenziali consumano poca energia di giorno; secondo il Gse, i clienti residenziali utilizzano solo il 30% dell’energia autogenerata se non sono dotati di sistemi di batterie. Le comunità energetiche, favorendo lo scambio tra utenti, aiuteranno a ridurre le inefficienze.
Industrie, attività commerciali e servizi registrano il picco di consumo nelle ore in cui i pannelli producono più energia. Il mondo delle imprese ha molto spazio per installare i pannelli sui tetti di capannoni o di supermercati o in parcheggi da coprire con pensiline fotovoltaiche.
Gli incentivi però sono scarsi. A oggi è previsto un fondo di 1,5 miliardi di euro per installare pannelli sulle coperture degli edifici a uso agricolo, zootecnico e agroindustriale. Il Dl 17 del 1° marzo ha introdotto più di 145 milioni di contributo per le imprese del sud Italia con notevoli semplificazioni per il processo autorizzativo.


