Inflazione «transitoria» e «mano ferma» Bce: così i mercati evitano il testacoda
Il presidente Lagarde rassicura gli investitori: niente riduzioni di acquisti (per ora). Ma gli investitori già puntano (e temono) la riunione di settembre
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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L’impatto dell’inflazione è «transitorio» e la mano delle Banche centrali sui mercati resterà «ferma». Con queste due chiare convinzioni - la prima nonostante il significativo aumento registrato dai prezzi al consumo negli Stati Uniti e la seconda confermata a più riprese dal presidente Bce Christine Lagarde nel corso della conferenza stampa, gli investitori hanno potuto mantenere la barra dritta, evitando pericolose sbandate nel «super giovedì» che si prestava a possibili trappole.
Navigazione a vista per gli investitori
Così le Borse europee hanno finito per navigare a vista rispetto alla vigilia (Piazza Affari ha chiuso a -0,4%, Francoforte a -0,06% e Parigi a -0,26%) quando a Wall Street gli indici registravano nuovi record già nella prima parte della seduta. Il tutto mentre l’euro si confermava poco sotto 1,22 dollari e i tassi dei titoli di Stato limavano qualche punto (il BTp decennale ha terminato la seduta allo 0,79%, con uno spread sul Bund a 105 punti base).
Una «mina» già quasi disinnescata...
Va detto, a questo proposito, come in realtà le dichiarazioni tranquillizzanti rilasciate di recente da molti membri del Consiglio Bce avesse in parte disinnescato la mina, facendo anche rientrare molte delle tensioni viste sui mercati il mese scorso. «Le aspettative di una riunione con potenziali novità importanti sul lato della riduzione degli acquisti del piano Pepp erano già venute meno nelle ultime settimane, grazie alla comunicazione aggressiva delle “colombe” del direttorio dell’Eurotower sulla la necessità di mantenere condizioni finanziare accomodanti nella fase di uscita dell’economia europea dalla crisi pandemica», conferma Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, sottolineando come i mercati si fossero già di conseguenza «riposizionati per un’ulteriore riunione di transizione».
...ma la partita non è chiusa
Per quanto tranquillizzanti, le parole di Lagarde lasciano però intendere come la partita sia tutt’altro che conclusa. «Nell’insieme, non vediamo alcuna chiara guida emanata dalla riunione di giovedì 10 giugno e ci aspettiamo comunque una mini-riduzione degli acquisti durante l’estate», avverte Andreas Billmeier, economista per l’Europa di Western Asset (Franklin Templeton), che sposta soprattutto l’attenzione sull’appuntamento del 9 settembre. «A quel punto - aggiunge - ci aspettiamo anche che la Bce riveda le previsioni per il 2023 e includa le conclusioni per la strategy review, oltre a procedere a una riduzione più formale dei livelli di acquisto».
Duello a distanza con la Federal Reserve
Non tutti però concordano con una visione simile, che in fin dei conti resta comunque temuta dal mercato. «Nonostante qualche segnale di disaccordo interno appare davvero difficile ipotizzare che i “falchi” della Bce possano avere la meglio nei prossimi mesi» sostiene Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA Sgr. Più probabile anzi che sia la Federal Reserve a scegliere di lanciare in uno dei prossimi incontri qualche timido segnale nella direzione di una riduzione di acquisti dal 2022: «Questo - aggiunge Diana - potrebbe aiutare a spingere in alto i tassi Usa e a rafforzare il dollaro contro l’euro nei prossimi mesi». La Bce, con ogni probabilità, ringrazierebbe.

