Influencer, è davvero necessaria una nuova autorità indipendente?
Un chiarimento è opportuno: il caso Ferragni è un’ipotesi di pubblicità commerciale collegata a un apparente scopo benefico. Dico pubblicità commerciale perché si offre un bene contro danaro
di Giovanna De Minico
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L’episodio della Ferragni è l’occasione per aprire una riflessione giuridica. L’accaduto è ben noto al lettore, quindi andiamo direttamente alla riflessione.
In realtà essa è una domanda: contro una pubblicità diretta a raccogliere fondi per scopi benefici è necessario creare una nuova Autorità indipendente? Oppure quelle esistenti o addirittura l’ordinaria compagine ministeriale sarebbero sufficienti?
Un chiarimento è opportuno: il caso Ferragni è un’ipotesi di pubblicità commerciale collegata a un apparente scopo benefico. Dico pubblicità commerciale perché si offre un bene contro danaro. Dico scopo benefico perché si promette che una parte dei proventi delle vendite sarà destinato a una specifica opera altruista. In questo caso la competenza è dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che è intervenuta in quanto la pubblicità del pandoro era finalizzata a un obiettivo solidaristico, poi non realizzato. Quindi, l’acquirente è stato indotto dolosamente a compiere un acquisto peraltro a un prezzo maggiorato che altrimenti non avrebbe fatto.
L’Antitrust, come custode del fair play competitivo, ha vietato di reiterare lo spot e ha comminato multe pecuniarie per aver tradito la buona fede del consumatore. Infatti, il valore rimesso alle sue cure è l’affidamento incolpevole del consumatore, al quale è stata rappresentata come vera una situazione che tale non è stata.
Diverso sarebbe il caso di un appello al pubblico a donare soldi per uno scopo benefico, indipendente da una transazione commerciale. Abbiamo anche qui un’Autorità indipendente pronta a intervenire?
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