Innovazione, l’Europa agisca come un unico Stato
Nel suo discorso al Senato Draghi ha individuato i limiti che impediscono all’Unione Europea di avere un ruolo maggiore a livello mondiale
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I punti chiave
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L’accelerazione degli eventi a cui stiamo assistendo quotidianamente a livello nazionale ed internazionale è, per molti versi e molto probabilmente, senza rilevanti precedenti degni di nota.
Periodi di grandi crisi e trasformazioni si sono sempre susseguiti e la storia è maestra, in tal senso, ed offre moniti ed esempi meritevoli di essere considerati.
Ma la congiuntura attuale, che peraltro si inserisce in uno scenario economico e sociale problematico, già da tempo caratterizzato da segnali di stagnazione e, in diversi settori, anche di recessione, lascia davvero pochi dubbi sull’urgenza di agire, presto ed insieme a livello europeo, tanto per limitare i danni già in atto da tempo, quanto per provare ad invertire i trend economici, sociali, regolatori, attualmente pericolosamente in viaggio verso il ribasso, toccando corde di rilevanza politica, affinché l’Unione inizi a pensare a sè stessa e ad agire, in determinati settori, come un unico Stato federale, alla stregua degli Stati Uniti di America.
Cosa ha detto Draghi?
La voce più autorevole che al momento non manca di far sentire le proprie ragioni è quella dell’ex Presidente del Consiglio italiano e già Presidente della Bce, Mario Draghi. Già qualche mese fa, in occasione della presentazione alla Commissione e al Parlamento Ue del Rapporto sul futuro della competitività europea, commissionato a Draghi proprio dalla Presidente della Commissione Ursula von der Layen, l’allarme era risuonato forte da Bruxelles a Strasburgo, cosi come in tutti i Paesi dell’Ue e anche all’estero, generando reazioni diverse, ma nessuna veramente contraria, data l’obiettiva e spietata fotografia cristallizzata in quel rapporto.
Qualche giorno fa, il Presidente Draghi ha presentato il suo rapporto ad alcune Commissioni parlamentari italiane in Senato. Il discorso è stato incisivo, focalizzato all’attualità e non ha mancato di sottolineare come in soli sei mesi la velocità del cambiamento in atto non ha reso obsoleto il suo rapporto, bensì lo ha caricato di maggiori caratteri di urgenza ed indifferibilità.

