Rapporto annuale

Inps: assistenziale l’8% delle pensioni, età media di uscita a 64,2 anni

Presentato il 23° rapporto dell’ente previdenziale alla presenza del Capo dello Stato. Spesa pensionistica a quasi 347 miliardi, con l’indicizzazione assegni su del 7,1%, handicap Fornero per le donne, ma sostenibilità allargando la platea contributiva. Il presidente Fava: «L’Istituto è il vero hub del welfare, pensioni sostenibili se entrano nel mercato del lavoro più giovani e donne»

Pensioni, troppe uscite anticipate. Assegno degli uomini: + 35% rispetto alle donne

5' min read

5' min read

La spesa per pensioni è vicina ai 347 miliardi, ma il sistema previdenziale resta in equilibrio e continuerà a essere sostenibile allargando la platea contributiva. Anche se restano tutte le incognite legate allo scenario demografico attuale caratterizzato dall’aumento dell’età media della popolazione, dal calo della fecondità e dalla riduzione della popolazione in età lavorativa, non compensati dall’immigrazione, che sta determinando un peggioramento del rapporto tra pensionati e contribuenti. Un problema non solo italiano, ma europeo. Le misure adottate dal governo hanno comunque garantito una frenata al ricorso ai pensionamenti anticipati, che lo scorso anno si sono ridotti del 15,5% dopo aver contribuito a collocare l’età effettiva di pensionamento a 64,2 anni, nonostante quella “legale” sia a 67.

Crescono intanto i trattamenti pensionistici assistenziali (+5,7% nel 2023), che rappresentano l’8% del totale. Sono questi solo alcuni dei dati contenuti nelle circa 300 pagine del XXIII rapporto annuale Inps, presentato oggi dal presidente dell’Istituto, Gabriele Fava, nella sede dell’ente alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di vari membri del governo. Un rapporto in cui si analizza anche come la legge Monti-Fornero abbia rappresentato uan sorta di handicap per le donne. Fava ha sottolineato come l’Inps sia ormai diventato «il principale pilastro, il vero hub, del welfare italiano». E sul versante previdenziale ha affermato che le pensioni resteranno sostenibili «se entrano nel mercato del lavoro più giovani e donne».

Loading...

Fava e Vittimberga: Welfare generativo e Istituto sempre più al fianco delle persone

Fava si è anche soffermato sugli obiettivi che intende centrare l’Istituto: «Il welfare necessita di un cambio di passo e di prospettiva: il futuro si costruisce affrontando le problematiche e le domande del presente, che sono evidentemente cambiate. La risposta alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni può venire dal welfare generativo». Non solo. «L’obiettivo per i prossimi anni è rendere l’Istituto sempre più vicino ai cittadini, con servizi personalizzati, grazie anche all’impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché all’implementazione dell’Intelligenza artificiale», ha detto il presidente dell’Inps, che ha ringraziato il capo dello Stato per la sua presenza, come ha fatto anche il direttore generale dell’ente, Valeria Vittimberga. Che ha sottolineato i contenuti della “mission” dell’Inps: «Siamo costantemente al fianco delle persone, garantendo il pagamento delle pensioni e delle prestazioni previdenziali, fornendo assistenza sociale e assicurando una rete di sicurezza. Il nostro operato, spesso lontano dai riflettori, è cruciale per il benessere della società italiana», ha affermato Vittimberga.

Spesa elevata e età effettiva di pensionamento a 64,2 anni

Nel rapporto Inps si fa notare che nel 2023 il numero dei pensionati è rimasto stabile, intorno ai 16 milioni, e che la spesa per prestazioni pensionistiche è arrivata a quasi 347 miliardi. Una spesa che nel report viene considerata, nel confronto con gli altri Paesi europei, particolarmente elevata essenzialmente per due motivi. Anzitutto un’età effettiva di accesso alla pensione di vecchiaia ancora relativamente bassa, a 64,2 anni, a causa dell’esistenza di numerosi canali di uscita anticipata dal mercato del lavoro, a cominciare dalle Quote, nonostante un’età legale a 67 anni, tra le più alte in Europa. «Oltre a questo – si sottolinea nel dossier - le pensioni sono, in media, generose ed infatti il tasso di sostituzione della pensione rispetto all’ultima retribuzione percepita prima del pensionamento è tra i più elevati nella Ue, quasi 15 punti percentuali sopra la media europea». Ma il sistema, almeno per il momento, non è a rischio.

Pensioni anticipate: 1,5 milioni tra il 2019 e il 2021 e solo 700mila negli ultimi due anni

Una delle spine nel fianco del sistema previdenziale è stato negli anni scorsi quello dei varchi aperti per le uscite anticipate, soprattutto con Quota 100. Ma il governo Meloni con le ultime due leggi di bilancio ha scoraggiato questo tipo di uscite, introducendo nel 2023 Quota 103 (dopo la Quota 102 dell’esecutivo Draghi), che è stata poi vincolata al metodo contributivo nel 2024 e accompagnata da ulteriori paletti anche per altri canali di pensionamento prima della soglia di vecchiaia. E i dati confermano gli effetti positivi di questa stretta. In tutto il periodo compreso tra il 2013 e il 2018 sono stati complessivamente erogati (compresa Opzione donna, il canale per i lavoratori precoci e altri “anticipi”) 1.281mila trattamenti; nel solo triennio 2019-21 (quello di Quota 1000) si è arrivati ben 1,5 milioni e nel biennio 2022-23 circa 700mila.

Il presidente dell’Inps: la centralità dei giovani

«A quasi 30 anni dalla grande riforma pensionistica del 1995, il progressivo passaggio al sistema di calcolo contributivo delle pensioni rende assolutamente necessario un maggiore dialogo anche con il mondo giovanile, interessato più di altri alle novità relative al nuovo calcolo delle pensioni», ha affermato Fava. Che ha aggiunto: “Per avere un sistema previdenziale solido, occorre offrire ai giovani opportunità di lavoro regolare, riducendone i tempi di transizione sia dal sistema di istruzione e formazione al lavoro, che da una occupazione all’altra, con adeguate misure di politiche attive del lavoro». Quindi, occorre garantire occupazione a più giovani e anche a più donne. Uno degli obiettivi della nuova governance dell’Inps – ha proseguito Fava – «sarà “ingaggiare” le giovani generazioni, anche chi è fuori dal mercato del lavoro o non ha una occupazione stabile, sulla “questione previdenziale”, e aiutarle nella costruzione del proprio “salvadanaio previdenziale”, prima di tutto informando e formando meglio a partire dalle scuole e dalle università».

Assistenziale l’8% delle pensioni erogate

Nel rapporto si ricorda che le prestazioni pensionistiche assistenziali (agli invalidi civili e pensioni/assegni sociali) hanno assorbito l’8% del totale. Quanto ai soli nuovi trattamenti liquidati nel 2023, nel dossier si afferma che le prestazioni assistenziali sono cresciute del 5,7% rispetto all’anno precedente, mentre quelle previdenziali sono diminuite del 4,7% per effetto di una forte riduzione delle pensioni anticipate (-15,5%). Nel report si fa poi notare che le prestazioni assistenziali, principalmente invalidità civili, sono state oltre la metà di tutti i trattamenti liquidati in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Anche per l’effetto rivalutazioni importi degli assegni su del 7,1%

L’Inps evidenzia che rispetto al 2022 l’importo lordo mensile medio delle prestazioni è aumentato del 7,1% per effetto, almeno in parte, della perequazione, ovvero dell’adeguamento degli assegni alla corsa dell’inflazione. In termini di importi medi, i trattamenti più elevati sono corrisposti in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Lazio (oltre 1.400 euro lordi al mese) seguite da Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria ed Emilia-Romagna (oltre 1.300 euro). Gli importi più bassi si registrano invece in Calabria (sotto ai 1.100 euro) e nelle regioni del Mezzogiorno.

L’handicap-legge Fornero per le donne

Il rapporto Inps dedica un apposito focus agli effetti sulle lavoratrici del brusco innalzamento dell’età di accesso alla pensione prodotto dalla riforma Monti-Fornero, che, si afferma, ha indotto molte donne ad anticipare l’uscita dal mercato del lavoro attraverso Opzione Donna, nonostante le perdite monetarie dovute all’anticipo per effetto del ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo e anche ai requisiti richiesti (la prima versione prevedeva almeno 57 anni d’età, 58 per le “autonome”, e 35 di versamenti) . Nel rapporto di aggiunge che riforme più graduali di innalzamento dell’età pensionabile avrebbero forse evitato a donne molto vicine al pensionamento di optare per schemi pensionistici penalizzanti per anticipare l’uscita dal mercato del lavoro.


Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti