Inps, Tridico lancia un fondo pubblico di previdenza integrativa
Le adesioni per “quota 100” aldisotto delle stime governative del 29%. A fine giugno Reddito di cittadinanza a 2 milioni di persone. Lavoro: serve il salario minimo e l’orario ridotto
di Davide Colombo
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A fine anno saranno 205mila i nuovi pensionamenti con “quota 100”, per una spesa complessiva di 3,6 miliardi. Lo ha confermato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel corso della lettura del suo primo Rapporto annuale. La stima dell’Istituto è basata sul trend delle domande presentate nei primi sei mesi: 154.095 a giugno, di cui oltre il 67% tra gennaio e febbraio. Tridico ha anche proposto l’adozione di una forma di previdenza complementare pubblica gestita dall’Inps.
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La prevalenza dei “quotisti”, in realtà, andrà o è già andata in quiescenza totalizzando 101 o 102 punti, visto che l’età prevalente è tra i 63 e i 64 anni. L’importo medio delle nuove pensioni è di 1.900 circa, quello delle donne inferiore del 22,1% nel settore privato e di 5,9% per i pubblici. La media dell’assegno sale a 2.371 euro in Lombardia e scende a 1.649 in Basilicata.
L’Inps in questa fase effettua un monitoraggio mensile sulla spesa legata a “quota 100”, mentre dall’anno venturo l’analisi sarà trimestrale. Il numero dei beneficiari di questo nuovo canale di anticipo sperimentale, ha confermato il presidente dell’Istituto, anche in via prospettica sembrerebbe inferiore del 29% a quello che era stato previsto dal governo.
Diseguaglianze di reddito e mercato del lavoro
Tridico ha dedicato solo tre pagine (su 16) alle pensioni, riservando la parte più rilevante del Rapporto a un’analisi sulla distribuzione del reddito e le diseguaglianze che ha preso le mosse dalle dinamiche delle quote salariali a partire dagli anni Settanta per arrivare alle eredità della Grande recessione. Dalla lettura del mercato del lavoro degli ultimi mesi, invece, sono state proposte indicazioni sui primi effetti del decreto Dignità, che avrebbe più che raddoppiato le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, nel raffronto tra le coorti del 2017 e del 2018. Sul fronte delle nuove ipotesi di regolazione del mercato del lavoro, l’economista dell’Università di Roma III che ha preso il posto di Tito Boeri alla guida dell’Inps ha sostenuto con favore e con un’ampia argomentazione analitica l’ipotesi di introdurre un salario minimo (quasi il 29% dei rapporti di lavoro si trova ora sotto la soglia dei 9 euro lordi, ha sottolineato).
