Nvidia: dall’intelligenza artificiale al rischio su Taiwan. Pro e contro sul titolo
Dentro i conti della società tech protagonista del terzo maggiore balzo di sempre, in una singola seduta, per un’azienda Usa a Wall Street
di Vittorio Carlini
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Un incremento di 184 miliardi di dollari. Il terzo maggiore balzo di sempre, in una singola seduta, per un’azienda Usa a Wall Street. È la crescita della capitalizzazione di Nvidia Corp dopo la pubblicazione dei dati sul primo trimestre 2023-24. La causa? Il fatto che il gruppo hi tech ha battuto le stime di mercato. Ma, soprattutto, ha previsto per il secondo quarter un giro d’affari di 11 miliardi (+/-2%), di nuovo sopra il consensus, e il gross margin nella forchetta tra 68,6 e 70% (+/- 50 punti base). Certo: a guardare bene i numeri dell’ultimo trimestre, confrontati con quelli dello stesso periodo dell’esercizio precedente, la dinamica appare contrastata. Da una parte il fatturato è calato del 13% (+19% su base sequenziale); dall’altra il gross margin è sceso dal 65,5% al 64,6%. L’utile operativo, dal canto suo, è sì in rialzo del 15%, ma questo essenzialmente perché un anno fa la società ha contabilizzato un costo di 1,35 miliardi per la mancata acquisizione di Arm. Insomma: il trend dei numeri trimestrali in sé non è così sfavillante. Ciò detto, però, è noto come gli investitori, soprattutto rispetto alle aziende hi tech, guardino sempre alle prospettive. A maggiore ragione se queste, come Nvidia, sono attive nello sviluppo di un supposto “game changer” quale l’Intelligenza artificiale. A fronte di un simile contesto si capisce, allora, il perché dell’entrata in orbita del titolo.
La tecnologia
Già, l’entrata in orbita! Ma qual è, in concreto, il business della società di Santa Clara? L’azienda è nota per avere introdotto, nel 1999, la cosiddetta Graphics processing unit (Gpu). Vale a dire: un processore composto da molti core (nuclei operativi del chip) più piccoli e specializzati di quelli, ad esempio, di una Cpu (il tradizionale cervello del calcolatore). La Gpu inizialmente, vantando elevatissime prestazioni in scia alla stessa elaborazione in parallelo, è diventata una tecnologia leader nella computer graphic: dal cosiddetto rendering fino al mondo dei videogiochi. Poi, anche grazie al Cuda programming – linguaggio di programmazione che sfrutta l’altissima parallelizzazione delle schede video – la Gpu ha via via penetrato altri comparti. Come spiega Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio d’Intelligenza artificiale del PoliMi, «si tratta di una tecnologia che riesce a supportare, con più elevata velocità e alto risparmio energetico, maggiori carichi di lavoro. Un mix di condizioni che permette a simili processori di posizionarsi non solo al “centro” dell’Artificial intellingence (Ai), bensì anche di comparti come quelli dei calcolatori ad alte prestazioni». In breve: la tecnologia e la forte innovazione – basta pensare al processore H 100 lanciato lo scorso esercizio – sono il combustibile essenziale per il motore dei soldi del gruppo.
Il modello di business
Sennonché è rilevante lo stesso modello di business. «L’attività aziendale – tiene a precisare Gianluca Salviotti, docente di trasformazione digitale alla Sda Bocconi – si richiama al cosiddetto sistema “platform”». Vale a dire? «Nvidia offre, oltre all’hardware, altri elementi. Ad esempio, soluzioni software». E non solo: sono rilevanti gli stessi servizi. «Sulla piattaforma della società soggetti terzi, o partner aziendali, possono, tra le altre cose, sviluppare le soluzioni tecnologiche. Testarle, in un ambiente protetto». Così non stupisce più di tanto come, a detta dell’azienda, da un lato gli stessi sviluppatori legati alla piattaforma nel 2022-23 siano arrivati a quota 4 milioni (erano 1,8 nel 2019-20); e dall’altro che, sempre nel 2022-23, i downloads del sistema Cuda abbiano raggiunto, cumulativamente, quota 40 milioni. «In altre parole – dice sempre Salviotti – Nvidia, similmente ad alcune altre big tech, ha creato un ampio eco-sistema tecnologico. E su questo fa leva per spingere il business».
Senza fabbriche
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Nvidia è una società “fabless”. Cioè: non ha propri impianti per realizzare le soluzioni tecnologiche. «Usiamo – dice la stessa azienda – terze parti sia per costruire che per assemblare i prodotti». L’approccio, in linea generale, non fa storcere il naso. Anzi. Dapprima, in un simile contesto, gli investimenti capitalizzati sono bassi. Inoltre, anche grazie alla leadership nei mercati di riferimento, la società è agevolata nel procurement e vanta sistemi logistici (e d’approvvigionamento) efficienti.
Sennonché: ciò che è un vantaggio può trasformarsi in un boomerang. Quando, com’è accaduto durante la pandemia da Covid, vanno creandosi colli di bottiglia nelle supply chain, chi non ha fabbriche di proprietà è maggiormente soggetto alla volatilità delle medesime. In tal senso non coglie di sorpresa, ad esempio, che nel 2022-23 il gross margin del gruppo sia sceso al 56,9% rispetto al 64,9% di un anno prima. Ha pesato, anche, l’incremento del magazzino che il gruppo ha dovuto realizzare per fronteggiare proprio le difficoltà sul fronte logistico (soprattutto in Cina). Non solo. Altra preoccupazione è il rischio geopolitico. In particolare, il crescente scontro tra Washington e Pechino. Il gruppo, proprio perché “fabless”, nella produzione dei processori si appoggia in parte su Tsmc (circa il 25% dei ricavi, nell’ultimo trimestre, è generato a Taiwan). Com’è noto la società – nonostante la spinta sulla diversificazione geografica (40 miliardi di dollari per nuovi impianti in Usa, Giappone e forse Germania –è essenzialmente attiva a Formosa. Cioè: l’isola al centro della dura contesa tra Occidente (leggi Stati Uniti) e Cina. «In un simile contesto – spiega Lorenzo Batacchi, di Assiom Forex – esiste il rischio che possano crearsi problemi sul fronte della filiera produttiva». Vero! Tsmc è comunque un «fornitore di molte altre grandi società tecnologiche. Quindi, la spada di Damocle pende un po’ sull’intero settore». Ciò detto, però, «il problema di fondo rimane anche per Nvidia», fa da eco Salviotti. Nonostante il contesto descritto la società, pure conscia del problema, esprime comunque fiducia. Il ceo Jensen Huang, nel recente viaggio proprio a Taiwan, ha detto di sentirsi «perfettamente sicuro» rispetto «a tutte le discussioni avute» con Tsmc «riguardo le supply chain». Il manager ha rimarcato che «il processo di diversificazione in varie geografie» dell’azienda taiwanese «è una strategia eccellente» e che la nuova generazione di prodotti di Nvidia verrà realizzata «anche da Tsmc». In altre parole: la situazione è gestibile. Sarà il tempo, come sempre galantuomo, a dire se l’ottimismo di Huang è fuori luogo oppure no.


