La Giornata internazionale della donna

Intelligenza artificiale, la sfida è affidare la rivoluzione alle donne

Sul ruolo della tecnologia e sulle professioni Stem si gioca la partita della parità, non solo occupazionale, a livello globale

di Monica D'Ascenzo e Manuela Perrone

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Le donne dovrebbero guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Ne è convinta Anne Boden, fondatrice nel 2014 della Starling Bank, che si dedica ora a ispirare le giovani studentesse britanniche perché non incontrino le difficoltà che ha dovuto affrontare lei. Donna di mezza età e senza il physique du rôle della nerd informatica ha impiegato due anni e 300 meeting per riuscire a raccogliere i capitali per la sua start up. Oggi Boden chiama le donne alla carica delle professioni Stem, perché è lì che si gioca la partita, non solo dell’occupazione, a livello globale.

La carica delle professioni Stem

Il numero di lavori Stem sta crescendo due volte più velocemente rispetto alle carriere non Stem, con stime che indicano 11.278.700 posizioni da coprire da qui al 2030 a livello globale. Chi avrà competenze tecnico-scientifiche non solo avrà un impiego, ma potrà anche scegliere tra offerte diverse. Se queste sono le condizioni, e la crescita è effettivamente confermata dai dati, le donne non possono restare ai margini, perché la lotta per i diritti parte dall’indipendenza economica e quindi dal lavoro, oltre al fatto che la pervasività dell’intelligenza artificiale richiede che ci sia la maggior diversità possibile tra quanti la addestreranno, in modo da evitare gli stereotipi.

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«Uno dei problemi principali sul piano dei diritti, così come sono stati riconosciuti e codificati nelle democrazie occidentali, è che le donne sono troppo poche nei settori che stanno costruendo il futuro assetto mondiale: tutte le tecnologie del digitale, la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale, il cloud», commenta Tiziana Catarci, direttrice del Dipartimento di ingegneria informatica, automatica e gestionale alla Sapienza di Roma, tra i fondatori della Società italiana per l’etica dell’intelligenza artificiale. «Mancano la loro visione e il loro contributo. È assente la diversità di genere, ma anche di etnia e di pensiero. Non aiuta il fatto, del tutto anomalo, che una rivoluzione così travolgente sia di fatto guidata da cinque aziende private. I pericoli che questo comporta sono molti e significativi».

Gli Stati Uniti nella tecnologia anticipano i trend che con qualche anno di ritardo arrivano poi anche in Europa. In questo senso l’andamento del mercato del lavoro nei settori Stem americani può essere una bussola per fare delle previsioni anche sull’occupazione in Europa. Partiamo dai dati: negli Stati Uniti, la percentuale di donne lavoratrici nella tecnologia è passata dal 31% nel 2019 al 35% entro la fine del 2023, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti. In Europa la percentuale di donne che lavorano nella programmazione informatica e nei servizi correlati è passata dal 23% prima della pandemia al 25,2% alla fine del 2023, con aumenti nella maggior parte dei paesi dell’Ue, tra cui Germania, Francia e Danimarca, secondo i dati ufficiali Eurostat. Nel Regno Unito, la percentuale è salita invece dal 29% nel 2019 a oltre il 32% durante lo scorso anno. Guardando al prossimo futuro, i campi Stem, che dovrebbero registrare la crescita maggiore da qui al 2030, sono statistica (+35,4%), sicurezza informatica (+33,3%), epidemiologia (+29,6%) e informatica (+21,9%).

L’Italia non brilla

L’Italia finora non ha brillato: nel 2022, secondo i dati Eurostat, le donne erano appena il 16% tra gli specialisti dell’Ict, gli uomini l’84 per cento. Un’accelerazione è attesa dagli effetti della transizione digitale ed ecologica, per le quali entro il 2026 sono previsti interventi del Pnrr da più di 120 miliardi totali (il grosso dei 194,4 miliardi di fondi Ue complessivi), inclusi i 6,3 miliardi per il piano Transizione 5.0 destinato alle imprese, che si aggiungono ai 6,4 miliardi già previsti dalla legge di bilancio per il 2024. Secondo le stime della Banca d’Italia, calcolate nel 2023 (prima della rimodulazione del Piano di ripresa e resilienza negoziata lo scorso novembre con la Commissione europea), quello in corso avrebbe dovuto essere l’anno di picco della spesa delle risorse Pnrr e di quelle nazionali collegate, con la creazione di 375mila posti di lavoro, di cui 27.770 nell’informatica e 16.600 nel settore della ricerca e sviluppo.

È probabile che il ritmo lento della spesa effettiva mantenuto finora sposti in avanti l’occupazione aggiuntiva prevista, ma il significato non cambia: sempre di più, come conferma lo skill shortage lamentato dalle imprese italiane, serviranno competenze nei settori scientifico e tecnologico. Da qui al 2027, secondo l’ultima fotografia Excelsior, scattata da Unioncamere-Anpal, si prevede che a poco più di due milioni di persone neoassunte saranno richieste competenze digitali. Ingegneri, analisti, progettisti di software, programmatori, tecnici web.

Intensificare la formazione femminile al digitale

Da dove cominciare perché le donne non perdano questa opportunità e salgano al pari degli uomini sul treno dell’innovazione, non da spettatrici ma con un ruolo da protagoniste? Da anni Catarci si spende per la diffusione della cultura Stem tra bambine e ragazze, ma adesso invoca un’accelerazione e una revisione delle priorità: «Bisogna intensificare alle elementari per orientare le bambine non tanto verso le materie Stem in generale, ma proprio verso il digitale. Perché oggi le ragazze sono tantissime nelle facoltà di medicina e di biologia, ma nelle discipline tech sono una rarità». Senza questo investimento massiccio, la scienziata è convinta che le tecnologie continueranno a parlare al maschile, con quel che ne consegue, anche in termini di sicurezza, come dimostra la crescita di certi tipi di reati online. «Come italiane siamo incredibilmente in ritardo nell’alfabetizzazione digitale di base, ma anche sul piano della consapevolezza più profonda di opportunità e rischi della rivoluzione digitale. E l’Europa, culla dei diritti umani, ha poca voce in questa partita. Non dobbiamo sottovalutare».

Educazione e formazione a tappeto, rottura degli stereotipi, più modelli di ruolo per arrivare a riplasmare l’immaginario delle giovanissime, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, dal cinema alle serie Tv: questo invocano le esperte, a ogni latitudine e anche in Italia. In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne si sentono risuonare le parole dell’astrofisica Margherita Hack, scomparsa nel 2013, alla cui vita straordinaria Rai Uno, non a caso, ha appena dedicato un film: «Alle donne dico di non sentirsi mai inferiori e di procedere come ho sempre fatto io: combattive, piene di fiducia in sé stesse e rispettose di colleghi o avversari, ma intransigenti di fronte a qualunque sottostima del loro lavoro».

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