Intelligenza artificiale ed etica dal fiato corto
Non bisogna farsi guidare solo dalla paura che porta a scelte contenitive e deboli
3' min read
3' min read
Tra i risultati più sorprendenti conseguiti dall’intelligenza artificiale va segnalato un improvviso e inaspettato ritorno di moda dell’etica. Tutti ne parlano, tutti la invocano: aziende, politica, agenzie internazionali, professioni, personalità della cultura.
Il buon (?) ChatGPT, interrogato sul tema, afferma che neanche lui è in grado di dire quanti siano i documenti sul tema, comunque nell’ordine di decine di migliaia.
Un fenomeno simile, ma probabilmente in proporzioni assai minori, soprattutto nel dibattito pubblico, a quanto è accaduto, in anni passati, con l’energia nucleare e, in ambito più specialistico, con l’ingegneria genetica o le innovazioni biomediche degli anni 70.
Che cosa accomuna queste rinascite dell’interesse per l’etica?
La paura. Alcune scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche spaventano per i possibili esiti incontrollabili e/o distruttivi. Davanti a un progresso che sembra senza limiti e senza controllo, si invoca un’etica a difesa dell’umanità e del suo mondo.

