Intelligenza artificiale per recuperare le opere d'arte rubate
Secondo i carabinieri sono 1,3 milioni quelle ancora da recuperare
di Margherita Ceci
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Quasi 1,3 milioni. Per l’esattezza, 1.281.464. Sono le opere d’arte da ricercare, oggetto di furti o trafugamenti, censite dal comparto dell’Arma dei carabinieri tutela patrimonio culturale (Tpc) sulla base delle denunce note. Un numero che aumenta d’importanza se si considera il valore economico che si porta dietro.
Difficile stimarlo, ci dicono dall’Arma, vista l’enorme varietà dei beni e l’alta variabilità del mercato. Si consideri però che nel solo 2022 – anno peraltro importante per l’attività investigativa, visto l’ inasprimento delle pene per chi commette questo tipo di illeciti (si veda l’articolo a lato) – la stima dl valore degli oltre 48mila beni ritrovati nel corso dell’anno ammontava a più di 84 milioni di euro. A questi numeri si aggiungono poi i falsi: poco più di un migliaio quelli sequestrati nel 2022, ma con un valore complessivo – nel caso di immissione nel mercato legale – di 86 milioni di euro. Completano il quadro i ritrovamenti “fortuiti”, ovvero la mole di beni che, non presenti all’interno della banca dati, vengono di volta in volta alla luce nel corso delle indagini.
«Parlare di mercato dell’arte illegale – precisa Vincenzo Molinese, generale di Brigata al vertice del comando Tpc – va a circoscrivere un qualcosa che deve invece essere considerato nella sua interezza. Si tratta di un fenomeno molto complesso e organizzato in più fasi e attori, a partire dallo scavo clandestino o dal furto, fino ad arrivare al riciclaggio e all’autoriciclaggio, passando per la ricettazione. Il tombarolo e il ladro rappresentano la base della filiera; normalmente questi soggetti si rivolgano a ricettatori di primo o secondo livello, a seconda dell’importanza delle opere d’arte trafugate e della complessità di piazzare le stesse nel mercato legale. A questi ricettatori si sovrappongono poi i grandi broker internazionali, mercanti d’arte che agiscono nell’illegalità e costruiscono la fisionomia legale, falsificando la documentazione o mistificando la provenienza e l’origine del bene trafugato, per consentirne la vendita nelle più importanti case d’asta, per esempio, o a soggetti che agiscono in buona fede».
A questo fenomeno si associa inoltre quello dei falsi d’autore, che . spiega il generale, «vengono realizzati da attori in grado di riprodurre, con delle tecniche non solo artistiche ma anche scientifiche, le colorazioni, nel caso dei dipinti, o la retrodatazione della tela; questa, sottoposta a indagini di laboratorio, riesce così a essere attribuita proprio all’epoca in cui l’autore vero realizzava quei quadri, e a essere quindi messa sul mercato».
Strumento importantissimo nel supporto alle indagini è la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, che dal 1991 permette di confrontare gli oggetti censiti con quanto sottoposto a controlli; web compreso, vista l’importanza acquisita dal mercato dell’arte online. «Siamo gli unici al mondo ad avere qualcosa del genere – nota Molinese –. Uno strumento a cui si aggiunge “Leonardo”, la banca dati Arma dei carabinieri in cui abbiamo inserito i dati su otto milioni di opere d’arte; viene alimentata nel corso delle nostre attività, non solo quelle repressive, ma anche di controllo amministrativo. Comprende quindi anche ciò che è detenuto legittimamente dai soggetti nei confronti dei quali eseguiamo questi controlli: case d’asta, fiere, mercanti e antiquari. Anche qui è un unicum al mondo; noi cerchiamo, con il supporto Unesco, di sollecitare tutti i Paesi a dotarsi di qualcosa di simile per realizzare quella che potrebbe essere, in futuro, una rete mondiale di catalogazione delle opere d’arte; o da ricercare, o in generale presenti sul territorio».
