Fondazione Ismu

Inverno demografico, tasso di natalità degli stranieri in calo: in dieci anni 27mila nati in meno

I tassi di natalità della popolazione straniera vanno progressivamente convergendo verso quelli degli italiani. Il lavoro aumenta, ma è povero

di Andrea Carli e Manuela Perrone

Migranti, disordini nel Cpr di Ponte Galeria a Roma

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Si riducono lievemente gli stranieri presenti in Italia e cala il loro contributo alla natalità del Paese, anche se cresce la quota di residenti sul totale della popolazione e aumentano gli studenti con backup migratorio. A scattare la fotografia è il XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023, elaborato da Fondazione Ismu Ets e presentato oggi alla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

In Italia 5,77 milioni di stranieri, residenti salgono all’8,7%

Al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia ammontano a 5,775 milioni, 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022. Cresce però in maniera significativa la quota di residenti sul totale della popolazione, passando dall’8,5% all’8,7% (+110mila persone), mentre diminuisce lievemente la componente irregolare (458mila persone, contro le 506mila del 2022), che rappresenta il 7,9% della presenza straniera totale. Si contraggono molto, da 293mila a 176mila, i “regolari non residenti”, ossia coloro che sono in possesso di un titolo di soggiorno valido, ma che non sono ancora inclusi nell’insieme dei registrati in anagrafe. Nel corso del 2022 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza sono circa 214mila, contro i 121.457 dell’anno precedente. I cittadini non comunitari divenuti italiani nel 2022 sono in prevalenza marocchini, albanesi e ucraini.

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Sbarchi simili ai tempi della crisi dei rifugiati

Gli sbarchi registrati sulle coste italiane nel 2023 hanno raggiunto volumi simili a quelli del periodo 2014-2017, gli anni della “crisi dei rifugiati”. In particolare, tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2023 gli sbarchi sono stati 157mila, con una crescita del 67,1% rispetto allo stesso periodo del 2022 e del 133,6% rispetto al 2021. I decessi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale sono aumentati da 1.417 a .498, pari rispettivamente a 9 e 13 ogni 1.000 tentati attraversamenti. Il numero complessivo delle vittime dal 2014 è oltre 22mila, di cui 485 bambini. Come è noto, i flussi della Tunisia sono aumentati del 200% nei primi dieci mesi del 2023 (solo verso fine anno la Libia è tornata primo Paese di partenza dei natanti) e sono cresciuti i migranti originari della Guinea (11,6% del totale). In crescita anche gli arrivi alle frontiere terrestri: nel 2022 al confine con la Slovenia erano stati 13.500 (+44% rispetto al 2021), prevalentemente da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, India e Nepal. Nel 2023 gli ingressi tra gennaio e novembre sono stati oltre 11.000, ancora prevalentemente da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh.

In calo il tasso di natalità: converge verso quello degli italiani

Il ruolo dell’immigrazione nel mitigare i numeri del nostro “ inverno demografico ” resta importante: le 393mila nascite registrate in Italia nel 2022 sono il 27% in meno rispetto al dato del 2002, ma sono il prodotto di un aumento del 56% dei nati stranieri e di una diminuzione del 33% di quelli italiani. Tuttavia, sebbene tra il 2002 e il 2022 i nati stranieri siano saliti da 34mila a 53mila (mentre gli italiani sono scesi da 505mila a 340mila), va rilevato che il loro contributo per contrastare la bassa natalità nel nostro Paese tende sempre più ad attenuarsi. Le 53mila nascite nel 2022 sono 27mila in meno rispetto al massimo osservato nel 2012 (con 80mila nati), il che in percentuale significa una contrazione di circa il 66 per cento. In generale, i tassi di natalità della popolazione straniera vanno progressivamente convergendo verso quelli degli italiani: dai 23,5 nati per mille abitanti del 2004 (con oltre 14 punti di vantaggio sugli autoctoni) si è scesi nel 2022 a un più modesto 10,4 per mille (con solo circa 4 punti in più).

Il lavoro cresce, ma è povero

Sul piano del lavoro, lo scorso anno ha segnato il record storico delle assunzioni di personale immigrato (1.057.620 persone) programmate dalle imprese italiane (fonte Unioncamere - Anpal). Ma «permangono numerose criticità che mostrano la necessità di una nuova governance dei processi migratori e di inclusione», segnala Fondazione Ismu Ets. La prima è la prevalenza di lavoro povero: nel 2022 la retribuzione media annua per i lavoratori extra-Ue a tempo indeterminato è stata di 19.521 euro, quella del totale dei lavoratori pari a 27.523 euro. Per i dipendenti a termine, è stata di 9.508 per gli extracomunitari, l’8,3% in meno rispetto al totale. Infine, la retribuzione dei lavoratori domestici extra-UE, pur essendo leggermente superiore a quella della generalità dei lavoratori (verosimilmente per il numero maggiore di ore lavorate), ammonta a soli 7.945 euro. Livelli retributivi che fanno lievitare il pericolo, per molti lavoratori stranieri e per le loro famiglie, di cadere in una condizione di povertà assoluta o relativa.

Gender gap: penalizzate soprattutto le donne extra-Ue

Tra i punti deboli legati all’impiego di persone immigrate nel mercato del lavoro c’è anche la penalizzazione delle donne. Tra le donne lavoratrici, infatti, quelle extra-europee risultano maggiormente penalizzate. Nel 2022 i tassi di occupazione femminili delle donne extra-Ue sono molto più bassi rispetto alle italiane (43,7% contro 51,5%). Invece, nell’ambito della popolazione proveniente da Paesi dell’Unione, i tassi di occupazione femminili risultano più elevati rispetto a quelli delle italiane. Particolarmente coinvolte nel fenomeno dell’inattività sono le donne provenienti da Bangladesh (92,3%), Pakistan (89,8%) ed Egitto (85,1%). Le più colpite dalla disoccupazione sono le egiziane (68,5% nel 2022). Tra i fattori penalizzanti: bassi livelli di istruzione e competenza linguistica, difficoltà sul fronte della conciliazione con gli impegni familiari, discriminazioni.

Overqualification: pochi vantaggi per i laureati

Rispetto agli altri Paesi, l’Italia attrae una immigrazione poco istruita: la metà degli immigrati nati all’estero ha una bassa istruzione formale e solo il 12% ha una laurea, rispetto al 20% dei nativi. La quota di lavoratori stranieri laureati occupati in una professione low o medium skill è tuttavia pari al 60,2% nel caso dei cittadini extra-Ue e al 42,5% nel caso degli Ue, a fronte del 19,3% stimato per gli italiani. Pesa il mancato riconoscimento dei titoli acquisiti all’estero: meno del 3% degli stranieri possiede un titolo riconosciuto in Italia. E il vantaggio di essere laureati, che è di circa 40 punti per gli italiani dalla nascita, quasi si dimezza tra i naturalizzati e scende sotto i nove punti tra gli stranieri. La domanda di lavoro immigrato è comunque in aumento, complice il calo della popolazione europea in età attiva stimato in 13 milioni entro il 2040.

In dieci anni 1 milione di alunni con background migratorio

Gli studenti nelle scuole italiane con background migratorio nell’anno scolastico 2021-2022 sono 872.360, pari al 10,6% del totale degli iscritti. Nell’aprile 2023 il ministero dell’Istruzione e del merito ha certificato la presenza di 888.880 alunni con entrambi i genitori stranieri. Dopo la pandemia, il numero è tornato a crescere a un ritmo che lascia presumere che, in circa dieci anni, si potrà arrivare a un milione di alunni con background migratorio. Il 44% degli studenti stranieri è di origine europea, più di un quarto è di origine africana. I nati in Italia rappresentano il 67,5% degli alunni con cittadinanza non italiana. E soltanto il 18% delle scuole non ha allievi stranieri.

Gran parte degli stranieri proviene da Paesi terzi

Al 1° gennaio del 2023, tra gli stranieri regolarmente presenti in Italia la componente extra-Ue è di circa tre quarti del totale. L’aumento di 166mila unità rispetto alla stessa data del 2022 conferma la tendenza alla ripresa “post-Covid” avviata lo scorso anno. Il 40% di cittadini non comunitari proviene da quattro Paesi: Ucraina, Marocco, Albania e Cina. Seguono undici Paesi con quote di presenze regolari extra-UE comprese tra il 2% e il 5%. Nell’ordine: India, Bangladesh, Egitto, Filippine, Pakistan, Moldova, Sri Lanka, Senegal Nigeria, Tunisia e Perù. Nel complesso le prime quindici nazionalità coprono più di tre quarti del totale.


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