Investimenti delle imprese nel segno della prudenza
Nel 2022 una impresa su due aveva scelto di sostenere la crescita e migliorare i processi produttivi, ma nel 2023 prevale l’incertezza
di Barbara Ganz e Valeria Zanetti
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Le aziende venete stanno rivedendo al ribasso i propri programmi di investimento: in un territorio a forte vocazione manifatturiera, e che vede nella Germania il primo mercato, la frenata arriva in modo più sensibile rispetto ad altre aree del Paese: «La crisi ha colpito le famiglie e l’inflazione, oltre ai costi delle bollette e della benzina, ne ha ridotto il potere d’acquisto - spiega Antonella Trevisanato, responsabile del Centro studi Unioncamere del Veneto - Di qui la rinuncia ad acquistare beni durevoli, che avevano visto un boom di domanda durante la pandemia, quando non si poteva fare altro e si è speso ad esempio su elettrodomestici e ammodernamenti. Ora chi spende preferisce farlo per viaggi, spettacoli, ristoranti, e la produzione in senso stretto rallenta».
I dati mostrano come nel 2022 sia cresciuta la propensione agli investimenti della manifattura veneta: una impresa su due ha investito in azienda per sostenere la crescita e migliorare i processi produttivi, destinando il 20% di risorse in più per evolvere la propria offerta grazie all’acquisto di impianti, macchinari o alla trasformazione digitale. A dirlo sono i dati del Focus investimenti 2022-2023, giunto alla nona edizione ed elaborato dal Centro Studi di Unioncamere del Veneto. Nell’ultima rilevazione dell’anno (quarto trimestre) l’analisi - realizzata su un campione di 1.622 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti - si allarga a chiedere quali siano le previsioni per il 2023.
Il risultato è che la quota degli imprenditori che prevedono di fare investimenti nel corso del 2023 è pari a 46,9%, in diminuzione rispetto alla tendenza del 2022 (55,9%), mentre gli investimenti in valore sono attesi in crescita del +4,6% (+20,9% l’aumento degli investimenti nel 2022). A livello previsionale, la quota più elevata di imprese propense a investire è maggiore tra le aziende che producono beni di consumo (47,5%) e beni di investimento (47,4%). Sotto la media regionale si collocano le imprese che producono beni intermedi con un 46,2% sul totale.
Guardando alle dimensioni, le piccole imprese prevedono un aumento maggiore degli investimenti (+7,2%) rispetto alle imprese di medie e grandi dimensioni (+3,9%). A livello di comparti invece, sono previsti aumenti maggiori dalle imprese del tessile e abbigliamento (+22%), della carta e stampa (+8,4%) e delle macchine elettriche ed elettroniche (+7,5%). Al contrario, nel 2023 gli investimenti saranno in diminuzione per gomma plastica (-2,6%), legno e mobile (-2,5%) e metalli e prodotti in metallo (-0,9%).
Tra le imprese che nel 2023 si attende una diminuzione degli investimenti, meno della metà (44,3%) si giustifica per l’assenza di particolari esigenze. Il 27,3% delle imprese crede di ridurre gli investimenti perché li ha programmati negli anni successivi mentre il 18,8% (era 12,6% nel 2022) per incertezze di mercato e il 9,6% per mancanza di risorse finanziarie (era 4,7% nel 2022).

