Sostenibilità e tlc

«Investiremo 17 miliardi al 2032 per ridurre il digital divide»

L'intervento dell'ad di Open Fiber su DigitEconomy.24

di Giuseppe Gola*

Giuseppe Gola , amministratore delegato e direttore generale di Open Fiber

3' min read

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La dimensione della sostenibilità per Open Fiber è strettamente connessa al suo core business. L’obiettivo industriale di realizzare la più evoluta rete di comunicazione elettronica in Italia corrisponde ad una missione socio-economica: la riduzione del digital divide. Un obiettivo per il quale abbiamo già investito 8 miliardi al 2023, che saliranno a circa 17 al 2032. La trasformazione digitale del Paese va di pari passo con la transizione ambientale, tant’è che l’Unione Europea parla esplicitamente di “decarbonizzazione digitale”.

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In questo contesto, la fibra ottica - tecnologia su cui Open Fiber ha puntato sin dalla nascita - contribuisce a raggiungere gli obiettivi europei del “green deal” per il clima e l’ambiente: non solo grazie alla digitalizzazione dei processi, ma anche perché è una tecnologia green. Una rete in fibra ottica emette quantità minime di CO2 e consuma meno energia delle vecchie reti in rame, sostituendole con la fibra avremmo infatti un risparmio di energia di circa il 60% (pari a circa 560 GW/h l’anno). Inoltre, con la recente approvazione del nostro Net zero plan, abbiamo definito il percorso dell’azienda verso l’obiettivo “emissioni nette zero”, un impegno concreto per contribuire in maniera diretta alla decarbonizzazione, ponendosi come leader del settore e rafforzando il sostegno alle strategie di partner e clienti.

La fibra ha un grande valore di sostenibilità sociale

La copertura in fibra ottica ha anche un grande valore di sostenibilità sociale, perché permette all’Italia di colmare quel divario digitale che si avverte particolarmente nelle zone rurali ed interne. Siamo ormai in fase avanzata di completamento del piano Bul (Banda ultra larga), l’iniziativa pubblica che vede OF come concessionario per la copertura in Ftth (fibra fino alla casa, ndr) di circa 6200 comuni che erano sostanzialmente tagliati fuori dalla possibilità di accedere ai servizi digitali, perché poco remunerativi per gli operatori. Grazie alla fibra ottica, anche nelle piccole realtà è possibile navigare alla stessa velocità di connessione di Roma o di Milano, annullando la distanza tra centro e periferia. Si realizza così un level playing field, una condizione di pari opportunità con molteplici effetti: dal ripopolamento delle aree interne allo sviluppo di realtà imprenditoriali territoriali, dall’aumento dell’attrattività di luoghi ricchi di bellezze naturali, storiche e culturali ma con servizi inadeguati al turismo o alle attività economiche, fino alla riduzione dei costi pubblici grazie all’utilizzo di servizi da remoto.

La banda ultra larga nelle aree bianche contribuisce al Pil per 4,7 miliardi

Uno studio realizzato da Deloitte stima che la presenza dell’infrastruttura BUL nelle aree bianche abbia contribuito al Pil per circa 4,7 miliardi di euro e generato più di 82 mila occupati. Per ogni euro speso, infatti, vengono generati 1,4 euro di PIL addizionale. Ad oggi Open Fiber ha connesso in fibra ottica Ftth oltre 14 milioni di unità immobiliari in Italia, contribuendo in maniera sostanziale al recupero di posizioni dell’Italia sul fronte del digitale. In un momento in cui per completare la transizione del nostro Paese sono in campo diversi progetti pubblici e privati, si può essere soddisfatti del trend positivo di disponibilità di reti ultraveloci, ma non altrettanto dell’utilizzo di queste reti. Rispetto a Paesi come Spagna (84%) e Francia (72%), che hanno un tasso elevato di adozione di fibra ottica, in Italia solo una linea attiva su cinque è in Ftth.

Switch off del rame consente all'Italia di non restare indietro

Tutto ciò non solo genera uno svantaggio competitivo, perché le reti in rame non consentono di usufruire al meglio di tutti i servizi di nuova generazione, ma influisce negativamente anche sugli investimenti privati, già messi a rischio dall’inflazione e da un contesto di mercato non favorevole. In questo quadro, sarebbe importante impostare un piano di migrazione da rame a fibra in un orizzonte di medio-lungo periodo, coordinato da soggetti pubblici e con la partecipazione di tutti gli attori. Il progressivo switch-off della rete in rame consentirebbe all’Italia di non rimanere indietro nell’adozione dei servizi digitali innovativi rispetto ai Paesi europei più avanti nel take-up e di fornire un orizzonte certo di ritorno sugli investimenti, che non sono adeguatamente sostenuti dall’attuale velocità di adozione delle reti in fibra ottica.

*Amministratore delegato di Open Fiber

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