Il gruppo vuole aumentare la base utenti al di fuori dei suoi territori e punta a diventare istituto di pagamento

Iren cerca clienti in tutta Italia e investe nel business idrico

A fianco di Internet l’utility punta a mirate operazioni commerciali, con la stessa apertura di filiali fisiche

di Vittorio Carlini

(Imagoeconomica)

6' min read

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Sviluppare il ciclo idrico integrato e il settore dell’ambiente. Poi: aumentare la clientela non solo negli storici territori dove l’utility è presente bensì in tutta Italia. Sono tra le priorità di Iren a sostegno del suo business.

La dinamica di bilancio
L’attività a ben vedere, secondo gli ultimi dati disponibili dei primi nove mesi del 2019, è stata contraddistinta da numeri a due velocità. I ricavi sono saliti, anche grazie al consolidamento di diverse società acquisite, mentre la redditività reported, sia a livello di Ebitda che di Ebit, è calata. Quest’ultimo andamento fa storcere il naso al risparmiatore che ipotizza l’esistenza di qualche difficoltà sul fronte della profittabilità.

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La realtà è più articolata. Il margini, ricorda Iren, sono stati influenzati da due eventi non ricorrenti: da una parte, nel 2018, c’è il riconoscimento di circa 60 milioni di certificati di efficienza energetica pregressi; dall’altra, nel 2019, si è avuta la scadenza di certificati verdi relativi ad impianti idroelettrici (intorno a 27 milioni). Corretto quindi, spiega l’utility, non considerare il duplice effetto. Ebbene: in questo caso l’Ebitda e lo stesso Ebit, al netto anche del beneficio nel 2019 conseguente all’Ifrs 16, risultano in aumento rispetto all’anno precedente. Di conseguenza il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, professa tranquillità in merito alla redditività.

NOVE MESI A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

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La clientela
Di là da ciò il risparmiatore è interessato a conoscere il futuro sviluppo aziendale. Un focus, per l’appunto, riguarda l’incremento della clientela. Alla fine del 2019 gli utenti sono circa 1,8 milioni. L’obiettivo, come indicato nel business plan 2019-2024, è arrivare a fine arco di piano intorno a 2,25 milioni di unità. La strategia prevede degli investimenti (268 milioni sull’intera BU Mercato) che, oltre alle consuete attività commerciali, sono a sostegno di una nuova mossa: cercare, a partire dalla seconda metà dell’anno, clienti un po’ in tutta Italia. L’idea dapprima fa leva sul digitale. Già nel 2019 il 25% delle acquisizioni di nuovi utenti è avvenuta tramite la piattaforma digitale-web.

Ora la volontà è sfruttare questo strumento, unitamente al digital marketing, per accrescere i clienti al di fuori degli storici territori di Iren.

Non solo. A fianco di Internet l’utility punta a mirate operazioni commerciali, con la stessa apertura di filiali fisiche. È previsto anche l’M&A? Difficile. Seppure, come mostra la recente acquisizione in provincia d’Avellino del ramo d’azienda di Sidigas.com (55.000 utenti gas), non può escludersi a priori.

Di là da ciò c’è un altro elemento che darà un mano nell’attrarre utenti(in Italia e nei suoi territori storici). Vale a dire: il diventare istituto di pagamento. L’utility, su questo fronte, conferma i progressi nella procedura e ha fiducia che l’ok di Bankitalia possa arrivare entro il 2020. In forza del via libera il gruppo sarà in grado di offrire nuovi servizi che, tra le altre cose, aiuteranno proprio l’espansione dell’utenza nazionale. Il “Progetto national” è previsto contribuire per circa il 50% all’incremento complessivo di clientela attesa a fine 2024.

Il business dell’acqua...
Fin qui alcune considerazioni rispetto alla Business Unit (BU) Mercato. Altra priorità è, però, l’impegno sul ciclo idrico integrato. La riprova del focus sono gli investimenti. La società, all’interno dei Capex complessivi tra il 2019 e il 2024 di 3,3 miliardi, ne indirizza 1,45 all’area delle reti. Di questi ben 840 milioni sono appannaggio, per l’appunto, del mondo dell’acqua. Gli esborsi riguardano in linea di massima, da una parte, l’apliamento della rete fisica e il suo efficientamento (ad esempio, riduzione delle perdite); e, dall’altra, l’attività di depurazione. Proprio su quest’ultimo fronte sono previsti 5 impianti di depurazione tutti già autorizzati. Insomma: si tratta di un impegno importante che dovrà, nella visione di Iren, spingere l’incremento dell’Ebitda della BU delle reti previsto, nel 2024, intorno a 451 milioni.

...e quello dell’ambiente
Dall’idrico all’ambiente. Anche in questo caso lo sforzo è rilevante: i Capex cumulati, stimati dal business plan, sono circa 580 milioni. Gli investimenti si articolano, tra le altre cose, in due aree. La prima riguarda la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento e recupero di materiali: 4 sono riferiti al cosiddetto “organico”; altri 2 alla plastica e carta; uno al legno e l’ultimo, infime, ai materiali indifferenziati. La seconda area, invece, è quella dell’attività di raccolta. Qui, tra le altre cose, Iren punta sulla digitalizzazione del business. Un esempio? L’introduzione di cassonetti intelligenti capaci di “indicare” i loro livello di riempimento ai camion della raccolta. In tal modo gli itinerari di quest’ultimi sono razionalizzati e migliora l’efficienza operativa. Una più alta efficacia che contribuirà a raggiungere, sempre a fine arco di piano, un Mol stimato per la BU Ambiente di 199 milioni.

Il rischio d’esecuzione
Sennoché ogni business plan porta con sé il rischio d’esecuzione. Cioè: esiste un’alea rispetto alla concreta realizzazione di quanto previsto in esso. Questa, ad esempio, può concretizzarsi nelle opposizioni da parte di realtà locali alla realizzazione proprio degli impianti nel settore dell’ambiente. Il che può incidere sullo sviluppo aziendale. Iren rigetta il timore. Dapprima l’utility ricorda che, da un lato, i Capex per queste strutture riguardano solo il 10% degli investimenti complessivi; e, dall’altro, che l’attività legata agli impianti in oggetto pesa sul Mol consolidato meno del 3%. Inoltre l’utility ricorda che metà degli impianti sono già autorizzati. L’altra metà invece, considerando anche gli eventuali ritardi dovuti proprio ad opposizioni, riceverà l’ok entro il 2020. In conclusione, quindi, Iren considera il rischio d’esecuzione limitato.

Ma non è solo questione di “risk execution”, ambiente e ciclo idrico. C’è anche, oltre alla fondamentale Business Unit delle Reti, la BU Energia. Qui gli investimenti previsti tra il 2019 e il 2024 sono circa 758 milioni. L’Ebitda a fine piano dovrebbe, dal canto suo, assestarsi a 261 milioni. Un focus è certamente sul teleriscaldamento: oggi i Mt3 riscaldati sono circa 92 milioni. Il target è arrivare oltre 105 milioni. Altra priorità poi, a fronte anche della maggiore volatilità nella domanda d’energia dovuta al “climate change”, è l’incremento della flessibilità degli impianti termoelettrici. In quest’ottica va inquadrato il progetto per ulteriori 400 Mega Watt presso l’impianto di Turbigo. Un’ampliamento dell’output legato, peraltro, al “capacity market” dove, con riferimento al business già contrattualizzato, Iren prevede almeno 10 milioni l’anno aggiuntivi (a partire dalla metà del 2020) di Mol rispetto a quanto previsto dal business plan.

LA DINAMICA DEL MOL

Dati in milioni di eruo

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La crisi economica
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore sottolinea che il rallentamento dell’economia italiana, in prospettiva ulteriormente aggravato dagli effetti del coronavirus sull’economia cinese, può impattare l’evoluzione dell’utility. Il gruppo rigetta la considerazione. In primis, viene sottolineato, la sua attività, essendo questa per circa il 70% regolata o quasi regolata, è di fatto non collegata al contesto macroeconomico. Inoltre si tratta di un business domestico dove l’impatto di variabili esogene, quali l’epidemia d’influenza, è limitato. Oltre a ciò, ricorda sempre l’azienda, Iren da un lato è attiva nelle regioni economicamente più sviluppate del Paese; e, dall’altro, la grande parte della sua clientela è retail. Utenti i cui consumi riguardano forniture di base maggiormente resilienti alla frenata del Pil. Quindi il gruppo, su questo fronte, non vede particolari problemi. Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che il riscaldamento climatico, come dimostrato dal calo della domanda di gas nei primi nove mesi del 2019, comporta la contrazione dei consumi. Vero dice Iren che, tuttavia, ribatte: dapprima tutte le sue stime di crescita già considerano il progressivo decremento della domanda energetica. Inoltre la spinta sull’idrico e l’ambiente sono realizzate anche in un’ottica di diversificazione dell’attività che riduce il rischio. Infine il “climate change”, che implica maggiore volatilità nella richiesta di Mega Watt, può fare nascere l’opportunità di nuovi investimenti, ad esempio, per la flessibilità degli impianti.

A fronte di un simile contesto il gruppo conferma gli obiettivi sul 2019. Vale a dire, tra gli altri: l’Ebitda compreso tra 900 e 910 milioni; Capex per 530-550 milioni e il rapporto tra il rosso della Posizione finanziaria netta e il Mol intorno a 2,9 volte.

Domande & risposte
Alla fine del 2019 il “Net debt to Ebitda” è confermato intorno a 2,9 volte. Si tratta di un valore che può considerarsi non così basso...
Iren non condivide la considerazione. La dinamica, peraltro nota al mercato, è l'effetto d'investimenti crescenti e più alti dividendi. Non solo. Il gruppo, conferma che il “Net debt to Ebitda” intorno a 3 volte, da un lato, consente l'efficienza finanziaria; e, dall'altro, la serenità sugli investimenti.

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