Iren oltre la dimensione regionale con servizi digitali e ambiente. Primi nove mesi in calo
L’utility punta ad espandersi a livello nazionale acquistando clienti via Internet e crescendo nel settore dei rifiuti. La crisi fa aumentare i giorni medi d’incasso dei crediti, ma la società dice che la situazione è sotto controllo
di Vittorio Carlini
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Allargare il proprio raggio d’azione. È tra le sfide di Iren a sostegno del business. La multiutility del Nord Ovest, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, vuole ampliare la sua presenza geografica in Italia. In che modo? In primis sfruttando Internet e la digitalizzazione dei servizi. Il gruppo in generale punta ad incrementare il numero degli utenti.
Più clienti e diffusi nel Paese
Ad oggi sono circa 1,8 milioni. L’obiettivo, indicato nel business plan al 2025, è arrivare a fine arco piano intorno a 2,4 milioni di clienti. Il che implica di passare dalla precedente crescita media annua di 30-35.ooo unità, al nuovo livello di 60-80.000. Un bel balzo, non c’è che dire. Il gruppo, tuttavia, è convinto di centrare il target.Il contributo aggiuntivo dovrà per l’appunto arrivare anche, soprattutto, dai clienti acquisti in aree geografiche differenti da quelle tradizionali. Proprio la piattaforma digitale già operativa, unitamente ai servizi offerti insieme alle commodity (ad esempio prodotti assicurativi o soluzioni per l’efficienza energetica domestica), dovranno consentire il cambio di marcia.
Sistemi di pagamento...
Una mano, sempre sul fronte della nuova clientela, la darà poi la possibilità di pagare le bollette del gruppo, ma anche di altre utility, tramite Iren Pay. La società, sfruttando la direttiva Psd2, è diventata Istituto di pagamento. A fianco dello sviluppo tecnologico e FinTech c’è, inoltre, l’impegno per fare conoscere il marchio Iren: dalle campagne di advertising mirate, ad esempio in alcune stazioni della metro a Milano e Roma, fino agli spot pubblicitari sulle tv nazionali. Uno sforzo di marketing che, tra il 2020 e il 2025, implica circa 120 milioni d’investimenti.
...ed M&A
Infine, ma non meno rilevante, la “campagna d’Italia” prevede anche l’M&A. Qui, contrariamente allo sviluppo sul fronte commerciale che coinvolge gas ed elettricità, il settore dove si pensa di cogliere eventuali opportunità è quello dell’ambiente. L’utility ha nel radar target in regioni contigue a quelle dove è già presente. Un esempio, tra le altre, è rappresentato dalla Toscana. Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore guarda al conto economico. Nei primi nove mesi del 2020 i ricavi (-17,6%) e l’Ebitda (-3,3%) consolidati sono calati rispetto allo stesso periodo del 2019. Qui, a ben vedere, la società sottolinea che, al netto delle voci non ricorrenti in entrambi i periodi considerati, il Mol sarebbe comunque in rialzo (+1%).
Redditività e Megawatt
Ciò detto, tuttavia, la dinamica della redditività operativa lorda complessiva è influenzata negativamente in primis da quella della Business Unit (BU) Energia. Il Mol legato alla produzione di Megawatt è diminuito del 22,6%. Un andamento che inevitabilmente fa storcere il naso. Iren non condivide il disappunto. Dapprima perché, viene ricordato, al netto delle voci non ricorrenti la contrazione del Mol della BU Energia da circa 45 milioni si riduce a 25 milioni. Un dato, quest’ultimo, dovuto a variabili esogene all’azienda quali la mitezza dello scorso inverno e il lockdown di marzo/aprile. Poi perché, dice sempre l’utility, da un lato i volumi medi nazionali di energia sono scesi del 7% mentre quelli di Iren solo del 4%; e dall’altro, a fronte della riduzione del Pun del 40%, la società, grazie al mix di produzione, ha limitato la contrazione del suo prezzo di vendita al 22%. In conclusione Iren, visto che lo stesso quarto trimestre è previsto in linea con il medesimo periodo del 2019, fa professione di ottimismo.


