Dichiarazioni dei redditi

Fisco, arriva la correzione sugli acconti Irpef: intervento da 250 milioni

Il Governo pronto a un intervento per consentire l’applicazione delle tre aliquote per dipendenti e pensionati ed evitare aumenti delle tasse

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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In arrivo la correzione sugli acconti Irpef per evitare aumenti nei versamenti dei prossimi anticipi di imposta da parte di dipendenti e pensionati. Una modifica destinata a materializzarsi comunque non prima del 10 aprile e dopo il Def. Il ritorno al calcolo con le tre aliquote e non più quattro come prevedevano sia il decreto legislativo sulla nuova Irpef sia le istruzioni al 730/2025 impongono un intervento di cassa di 250 milioni di euro. La conferma di un intervento in tempi rapidi in vista dell’avvio della stagione della dichiarazione dei redditi è arrivata anche da una nota del ministero dell’Economia con la quale è stato chiarito anche che gli acconti interessati sarebbero quelli dovuti dai contribuenti «la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di Irpef in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto».

Il corto circuito tra delega e manovra

Il Governo corre così ai ripari dopo la denuncia della Cgil sul corto circuito creato tra il decreto della delega fiscale che introduceva l’Irpef a tre aliquote solo per il 2024, lasciando invariati gli acconti a quattro aliquote per il 2024 e il 2025, e la norma contenuta nell’ultima legge di Bilancio con cui è stata stabilizzata la riforma Irpef sempre a tre aliquote anche dal 2025 in poi.

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Rischio conto salato per dipendenti e pensionati

Una distorsione che, se non modificata dal Governo, avrebbe comportato per i contribuenti un anticipo più alto sulle dichiarazioni a debito o una riduzione dei crediti spettanti. Con la necessità di aspettare la dichiarazione da presentare nel 2026 per recuperare le somme versate in eccesso.

Gusmeroli (Lega): il Governo interverrà

Era stato il presidente della commissione Attività produttive della Camera Alberto Gusmeroli, responsabile fisco della Lega ad anticipare che «il Governo interverrà per sistemare con tempestività la questione degli acconti Irpef in modo che vengano effettuati basandosi sul nuovo sistema a tre aliquote, superando il vecchio calcolo dell’acconto a quattro aliquote: nessun contribuente verrà così penalizzato».

La richiesta della Cgil a Giorgetti e Leo

Dopo la denuncia dei giorni scorsi, il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari e la presidentessa del consorzio Nazionale Caaf Cgil, Monica Iviglia, hanno inviato una lettera al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e al viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, per chiedere un intervento in modo da rendere «immediatamente operativi l’accorpamento delle aliquote Irpef e l’applicazione delle nuove detrazioni anche per il calcolo degli acconti». In alternativa, «chiediamo che l’agenzia delle Entrate confermi la possibilità di adottare il “metodo previsionale” che consentirebbe ai contribuenti di bloccare, o ridurre, gli acconti non dovuti, senza subire alcuna sanzione. Tutto ciò – conclude la lettera – permetterebbe di svolgere fin da subito una campagna fiscale con regole chiare e trasparenti nei confronti dei cittadini, riconoscendo loro il pieno diritto a non anticipare somme indebite».

La nota del Mef: misure in tempi rapidi

«L’intervento sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento» ha spiegato una nota del ministero dell’Economia, ricostruendo i passaggi normativi che hanno portato all’emersione del corto circuito.

«Il maggior onere fiscale - si legge nella nota - deriverebbe, secondo l’interpretazione riportata dai Caf, dall’applicazione della disposizione contenuta nell’articolo 1, comma 4, del Dlgs 216/2023, che, prevedendo la riduzione dal 25 al 23 per cento dell’aliquota Irpef per i redditi da 15.000 a 28.000 euro e l’innalzamento della detrazione di lavoro dipendente da 1.880 euro a 1.955 euro, ha stabilito che tali interventi non si applicano per la determinazione degli acconti dovuti per gli anni 2024 e 2025 per i quali si deve considerare la disciplina in vigore per l’anno 2023».

Come spiega il Mef «l’incongruenza evidenziata dai Caf deriva dal fatto che le aliquote, gli scaglioni e le detrazioni Irpef sono stati in una prima fase modificati in via temporanea, per un solo periodo d’imposta (2024), e successivamente stabilizzate a regime dal 2025». Inoltre, spiegano ancora dall’Economia, «con la disposizione in questione si intendeva sterilizzare gli effetti delle modifiche alla disciplina Irpef soltanto in relazione agli acconti dovuti dai soggetti la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di Irpef in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto».

L’intenzione del legislatore «non era, quindi, volta a intervenire nei confronti di soggetti, come la maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati, che, in mancanza di altri redditi, non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi». Pertanto, la disposizione contenuta nell’«articolo 1, comma 4, del Dlgs 216/2023 va interpretata nel senso che l’acconto per l’anno 2025 è dovuto, con applicazione delle aliquote 2023, solo nei casi in cui risulti di ammontare superiore a 51,65 euro la differenza tra l’imposta relativa all’anno 2024 e le detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto, il tutto però calcolato secondo la normativa applicabile al periodo d’imposta 2024».

In ogni caso, in considerazione dei dubbi interpretativi posti, e al fine di salvaguardare tutti i contribuenti interessati, «il Governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto».

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