VIOLENZA SULLE DONNE

Istat, 4 uomini su 10 pensano che una donna possa sottrarsi a un rapporto sessuale

Dall’indagine dell’Istituto sugli stereotipi di genere emerge anche che Il 48,7% degli intervistati ha ancora stereotipi sulla violenza sessuale

di Simona Rossitto

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(ANSA)

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Per quasi il 40% degli uomini (39,3%) una donna può sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero lo vuole e quasi il 20% pensa che la violenza sia provocata dal modo di vestire delle donne. Inoltre Il 48,7% degli intervistati ha ancora almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale. Sono i primi risultati dell’indagine sugli Stereotipi di genere e immagine sociale della violenza, presentata oggi dall’Istat a pochi giorni dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre.

Guardando al quinquennio, tra il 2018, data dell’ultima rilevazione, e il 2023, si contano meno stereotipi di genere, ma questo avviene soprattutto tra le donne mentre si allarga la distanza di opinioni tra uomini e donne. Le persone più anziane e meno istruite hanno opinioni più stereotipate, ma anche questo dato è in diminuzione rispetto al 2018.

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La violenza si perpetua

Come fotografia che accompagna la ricerca Istat, è stata scelta la foto di una bellissima ma signiticativa statua: il ratto di Proserpina. «L’immagine dello stupro – ha commentato Maria Giuseppina Muratore della direzione centrale delle statistiche demografiche e del censimento della popolazione - richiamato dalla statua del Bernini raffigurante il ratto di Proserpina è del 1622.Dal vaiolo si esce, dalla influenza spagnola si esce, perché non riusciamo a uscire dalla violenza perpetrata verso le donne? Siè socializzati a considerare la violenza come qualcosa di normale. Anche gli stupri dai fidanzati. Anche le violenze fisiche da parte di chi si ama. Altro messaggio importante ricavato dai dati: La violenza si perpetua: chi ha assistito alla violenza tra i genitori o chi l’ha subita da piccolo ha tassi 5 volte più elevati di agire violenza. Se la donna assiste alla violenza tra i genitori o l’ha subita da piccola ha tassi 5 volti più elevati di subire la violenza».

Il 16% dei giovani accetta il controllo su cellulare e social

Sebbene l’Indagine non sia ancora conclusa, e pertanto non sia possibile un confronto puntuale con quanto rilevato sugli stessi temi nel 2018, emerge una minore tolleranza rispetto alla violenza nella coppia, in particolare per quanto attiene al controllo. Il 2,3% delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo, per il 4,3% dei cittadini è accettabile sempre o in alcune circostanze che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Sono di più le persone (10,2%) che ritengono accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare o l’attività sui social network della propria moglie o compagna. Questa idea è ancora condivisa dal 16,1% dei giovani dai 18 ai 29 anni.

Diminuiscono gli stereotipi rispetto a 5 anni fa

Confrontando la situazione attuale con quella di cinque anni fa, l’Istat rileva, inoltre, meno stereotipi sui ruoli di genere. Tuttavia, il miglioramento è soprattutto sul fronte delle opionioni femmibili. Gli stereotipi sui ruoli di genere più comuni sono: gli uomini sono meno adatti delle donne a occuparsi delle faccende domestiche (21,4%), una donna per essere completa deve avere dei figli (20,9%), per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro (20,4%), è compito delle madri seguire i figli e occuparsi delle loro esigenze quotidiane (20,2%), è soprattutto l’uomo che deve provvedere alle necessità economiche della famiglia (17,2%). Meno diffusi risultano gli stereotipi quali: è l’uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia (6,3%); una buona moglie o compagna deve assecondare le idee del proprio marito/compagno anche se non è d’accordo (6,5%).

Focus su scuola e formazione degli operatori

Durante la presentazione dei dati nella sede dell’Istat c’è stato un serrato confronto sui temi della prevenzione, a livello culturale e di gestione del rischio, di fronte ai dati preoccupanti sulla violenza come i 106 femminicidi contati nel 2023. Per Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat, che ha aperto i lavori, «la prossima data del 25 novembre, e, purtroppo, gli odiosi delitti degli ultimi giorni, che hanno allungato una lista già lunga di crimini efferati contro le donne, ricordano a tutti, società civile e istituzioni, che questa violenza va sradicata».

Stefano Pizzicannella, direttore dell’ufficio per le Politiche delle pari opportunità alla presidente del Consiglio dei ministri ha sottolineato come «106 femminicidi da inizio anno fino al 19 novembre, secondo i dati del Ministero dell’Interno, numero che deve far riflettere sulla prevenzione e il contrasto alla violenza. Stiamo lavorando da un lato sul target scolastico dall’altro sulla formazione degli operatori che entrano in contatto delle donne vittime di violenza. A centri antiviolenza e case rifugio saranno destinate risorse economiche e altri fondi saranno destinati alla risoluzione del problema della cosiddetta violenza economica».

Manca dal 2014 l’indagine sulla violenza contro le donne

Per Linda Laura Sabbadini, già capo dipartimento dell’Istat, ora è importante realizzare una nuova indagine complessiva sulla violenza. Risale al 2014, dice la statistica, l’ultima l’indagine sulla violenza contro le donne «e questo non è possibile. La legge richiede che sia fatta ogni tre anni e non a caso. È fondamentale avere le informazioni per poter orientare le politiche nei confronti sia da un punto di vista della prevenzione che del contrasto. Sono passati nove anni, noi non sappiamo se la violenza è cresciuta dal 2014 a oggi».

La prima indagine è stata svolta nel 2006.«Ministero per le pari opportunità e Istat - prosegue Sabbadini - devono trovare urgentemente una soluzione perché il Paese ne ha bisogno. Non si può rimandare ulteriormente. Che politiche di prevenzione si possono adottare se non sappiamo se la violenza cresce o diminuisce, verso quali donne si orienta, in che forme, di che gravità - prosegue - ci manca l’indagine basilare per capire se la violenza in questo Paese cresce e in quali forme e questo indebolisce fortemente le politiche».

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