Lettera al risparmiatore

Italgas, la sfida è integrare i nuovi asset in Grecia. Focus sulla rete digitale

L’obiettivo è aumentare l’efficienza delle società elleniche acquistate. Spinta sull’innovazione dei gasdotti. Il rischio d’esecuzione legato all’M&A

di Vittorio Carlini

(Ansa)

6' min read

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Da una parte integrare, ed efficientare, le società appena acquisite in Grecia. Dall’altra proseguire sull’ulteriore digitalizzazione della rete di gasdotti. Sono tra i focus di Italgas, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.

L’integrazione

Il gruppo, dal primo settembre scorso, consolida a bilancio Depa infrastructure. Cioè, l’operatore ellenico cui vengono ricondotte tre società: Eda Thess, Eda Attikis e Deda. Una priorità è, per l’appunto, integrare gli asset in oggetto. La strategia, il cui progredire -indica Italgas - è in linea con le attese, si articola soprattutto su due livelli. Il primo è l’armonizzazione dei modelli di business delle tre nuove realtà. Il secondo invece, unitamente alle reti che verranno realizzate ex novo, riguarda l’efficientamento, miglioramento ed ammodernamento dei network in Grecia. In altre parole: il gruppo, tra il 2023 e il 2025, punta a portare i gasdotti elleneci in linea con quelli domestici.

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In generale, secondo quanto indicato nel business plan 2022 -2028, gli investimenti capitalizzati netti cumulati previsti nel mercato greco si assestano a circa 800 milioni. Di questi, intorno a 200 milioni di Capex dovrebbero essere contabilizzati nell’esercizio in corso. Un 2023 in cui peraltro, considerando che il contributo a livello di Ebitda di Depa nel settembre scorso è stato di 8-10 milioni, l’apporto degli asset greci (sempre a livello di Mol) dovrebbe in linea di massima assestarsi oltre i 100 milioni. Al di là di ciò, Italgas - più sul lungo periodo- conferma gli obiettivi riguardanti la stessa Depa per fine arco di piano. Vale a dire: la Regulated asset based (Rab) oltre il miliardo e circa 0,9 milioni di punti di riconsegna. Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore, anche considerando che l’M&A è concretizzato all’estero, rimarca un timore: quello legato, come in ogni acquisizione, al cosiddetto rischio di esecuzione. La società, pure consapevole dell’esistenza dell’execution risk, non vede particolari problemi sul fronte indicato. In primis, viene sottolineato, l’operazione è il risultato di un’attenta e rigorosa selezione. Una mossa concretizzata in un Paese contraddistinto da un eco-sistema stabile e con un asset regolatorio simile a quello dell’Italia. Inoltre, dice sempre Italgas, i risultati conseguiti nella digitalizzazione della rete domestica, unitamente allo sviluppo dei nuovi gasdotti in Sardegna (oltre 1.00o km di rete in due anni), dimostrano la capacità e le competenze del gruppo nella gestione e costruzione dei network. A fronte di un simile contesto, conclude la società, il rischio di esecuzione rispetto agli asset ellenici è da considerarsi gestibile e limitato.

La digitalizzazione

Ma non è solamente una questione di acquisizioni. Altra priorità è il proseguimento della digitalizzazione delle reti. Italgas, da tempo, spinge sulla “digitization del network”. Nel piano d’impresa, presentato lo scorso giugno a Torino, la società ha indicato che, su 8,6 miliardi complessivi di Capex netti, circa 4,5 miliardi sono appannaggio dei gasdotti italiani. Ebbene: 1,5 miliardi (100 milioni in più rispetto al precedente business plan) vengono indirizzati proprio sui programmi di trasformazione digitale. Tra le varie attività, è rilevante il completamento della digitalizzazione di diversi dispositivi: dagli interventi sulle stazioni di riduzione della pressione del gas fino ai rilevatori della stessa pressione di fondo rete.

A ben vedere, queste ulteriori evoluzioni/integrazioni con il digitale di apparecchiature analogiche consentono, tra le altre cose, la sempre più completa raccolta di dati in tempo reale sul funzionamento e stato dell’arte del network. Un flusso d’informazioni il quale, ad esempio, è convogliato e raccolto nel sistema denominato Dana. In tal modo, sempre in real time, è possibile, da un lato, gestire e controllare l’intera struttura di gasdotti; e dall’altro, eventualmente, intervenire in remoto in caso di necessità. Dana, alla fine del 2022, era attivo su qualche parte della rete domestica e interamente su quella in Sardegna. Nel 2023, indica Italgas, oltre il 90% di tutto il network verrà coperto dal sistema in oggetto. Ciò detto è chiaro che la piena digitalizzazione della rete è prodromica, e trasversale, a diverse ulteriori attività. Così, da una parte, contribuisce, grazie a sofisticati algoritmi e all’uso dell’ intelligenza artificiale, a realizzare la cosiddetta manutenzione predittiva (attiva, ad oggi, ad esempio rispetto agli smart meter); e, dall’altra, pone le basi per gli interventi sul network in automatico (la cosiddetta rete intelligente). Non solo. È, anche, la pre-condizione tecnica per la futura completa distribuzione dei gas rinnovabili (biometano, metano sintetico e idrogeno). Proprio su questo fronte, va ricordato, sono previsti - sempre dal piano d’impresa- oltre 100 milioni per favorire, tra le altre cose, l’allacciamento dei produttori di gas rinnovabili e introdurre la tecnologia del “reverse flow”. Vale a dire: il cambiamento di direzione del vettore fluido di energia (la cosiddetta flessibilità nel network). Sennonché, il risparmiatore ricorda che alcuni esperti, all’interno della “transizione energetica”, sottolineano come si avrà una sempre minore rilevanza del gas e un maggiore focus su elettrificazione dell’economia e altre fonti rinnovabili. Cioè: il ruolo dell network del gas non sarebbe centrale. La società invita ad un’analisi meno superficiale. Quando, viene spiegato, il sistema energetico conterà sempre di più su fonti rinnovabili, che non sono di per sé programmabili, è necessario, al fine di garantire la sicurezza e flessibilità del sistema energetico, la presenza di un network quale quello del gas. Una struttura, dice sempre il gruppo, in cui un vettore fluido di energia (dal gas naturale all’idrogeno), potrà raccogliere il surplus di Mega Watt, ad esempio in un momento di picco, per offrirlo e trasportarlo dove necessario. Ciò detto, però, può ulteriormente sottolinearsi che il disallineamento tra domanda e offerta di energia può essere controbilanciato attraverso l’uso delle batterie. Anche in questo caso, ribatte Italgas, non bisogna credere ai facili slogan. In primis, è l’indicazione, al fine d’immagazzinare l’energia necessaria ci sarebbe bisogno di tante batterie, molto grandi e costose. Inoltre, essendo le stesse batterie costruite con metalli rari, esiste il rischio di una nuova dipendenza geopolitica. Insomma: come indica lo stesso REPowerEu, il quale prevede che circa il 50% del gas russo sarà sostituito da biometano ed idrogeno, le reti del gas, conclude il gruppo, restano prioritarie. Com’è prioritario il focus sull’efficientamente energetico. Nel business plan sono previsti 340 milioni per lo sviluppo delle Esco. In particolare, si guarda all’M&A. Qui Italgas punta ad aziende, mediamente di piccole dimensioni (anche start up), contraddistinte dal carattere dell’innovazione e digitalizzazione. Un meccanismo, tra le altre cose, per acquisire servizi e know how tecnologico.

Fin qua alcune considerazioni su digitale e Grecia. Il risparmiatore, tuttavia, guarda anche ad un altro aspetto. Il prezzo del gas, seppure di recente in calo, nel 2022 ha raggiunto vette elevate. Questo ha comportato problemi d’incasso alle società di vendita, a loro volta clienti di Italgas. Un contesto che può incidere sulla qualità del credito del gruppo. La società rigetta il timore. Dapprima perché, viene spiegato, il Codice di rete definito da Arera prevede elevate garanzie sui crediti di Italgas stessa. E poi perché, è l’ulteriore indicazione, gli interventi governativi (cosiddetto “Bonus gas”) hanno permesso uno sconto in favore della clientela del gruppo sulle tariffe di vettoriamento. Certo: c’è stato un qualche ritardo nell’incasso nel 2022. Ma ora, dice Italgas, la situazione è rientrata e non c’è alcun problema sul fronte della qualità del credito.

NOVE MESI A CONFRONTO

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GLI INVESTIMENTI

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IL DEBITO NETTO

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LA COMPOSIZIONE DEL DEBITO

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A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive sul 2022?Il gruppo, i cui primi nove dello scorso anno sono stati caratterizzati da ricavi e redditvità in rialzo, conferma la guidance di conto economico (senza includere il business greco) sull’esercizio concluso. Così: i ricavi normalizzati sono previsti oltre 1,4 miliardi; l’Ebitda e l’Ebit adjusted, invece,sono rispettivamente stimati a 1-1,03 miliardi e 570-590 milioni. I Capex, dal canto loro, dovrebbero assestarsi nella parte alta della forchetta tra 700 e 750 milioni. Con riferimento invece al Debito Netto (compreso l’Ifrs 16) e all’indicatore Net debt to Rab (entrambi comprensivi dell’operazione in Grecia) le stime indicano: rispetto alla prima voce circa 5,9 miliardi e riguardo alla seconda la percentuale del 64,9%. Confermati ad oggi anche i target del business plan al 2028. Tra gli altri: ricavi oltre 2,6 miliardi e l’Ebitda oltre 1,8 miliardi.

Per approfondire:

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