Fed, l’enigma Warsh (e l’ombra di Trump)
dal nostro corrispondente Marco Valsania
di Vittorio Carlini
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Tra le diverse strategie di Italgas, finalizzate sia alla crescita sia alla maggiore efficienza operativa, c’è spesso un minimo comune denominatore: la tecnologia. La riprova? È fornita da una delle tabelle, comprese nel business plan 2019-2025, in cui sono descritti gli investimenti capitalizzati. Su 4,5 miliardi di Capex organici cumulati nell’arco di piano, circa 1 miliardo è direttamente appannaggio di digitalizzazione e innovazione.
Gli interventi, a ben vedere, sono diversi. Così ad esempio sulla rete, di là dalla continua introduzione dei nuovi contatori digitali (ad oggi, comprese le partecipate, si è arrivati a circa il 68,5% dell’intero parco dei “meter”), c’è l’obiettivo d’installare intorno a 6.500 sensori. Un programma che, rilevando nelle parti finali del network e in tempo reale la pressione del gas, permette d’impostarne da remoto il corretto valore medio per l’intero sistema. Oltre a ciò è stata poi istituita una “Digital factory” focalizzata su sviluppo di applicazioni e digitalizzazione dei processi. In tal senso può rammentarsi, tra le altre cose, l’entrata in “funzione” del monitoraggio in tempo reale degli interventi di manutenzione sulla pipeline. Non solo. All’interno dei diversi focus va ricordato l’uso dell’intelligenza artificiale. In particolare nei sistemi di ricerca delle perdite di gas. L’artificial intelligence, capace di auto-apprendere dai dati già acquisiti, permette di focalizzare e indirizzare i meccanismi di monitoraggio (montati su autovetture o, come nel caso di Venezia, su imbarcazioni) nella direzione più corretta. Così facendo la fuoriuscita viene individuata più facilmente e velocemente. Insomma: la tecnologia è, per l’appunto, un fil rouge tra le varie strategie di Italgas. Una leva che, da un lato, contribuisce ad una migliore allocazione dei capitali e ad aumentare l’efficienza operativa; e, dall’altro, aiuta la crescita prevista nel piano d’impresa stesso.
Rischio d’esecuzione
Già, il piano d’impresa. Ogni programma di sviluppo porta implicitamente con sè il “risk execution”. Ebbene: su questo fronte il risparmiatore sottolinea una preoccupazione. La stagnazione, che caratterizza l’Italia, può indurre il calo della domanda domestica della commodity azzurra. Con il che le prospettive del business plan possono subire dei ridimensionamenti. Italgas, di cui la ”Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, non condivide la considerazione. In primis, ricorda il gruppo, i business regolati quali quello di Italgas sono di per sé resilienti al Pil. Inoltre, viene spiegato, tutti gli scenari ipotizzati sui consumi di gas ne prevedono la stabilità nel settore domestico. Di là da ciò l’ipotesi più avversa (circa 60 miliardi di metri cubi l’anno usati complessivamente in Italia) è difficile possa concretizzarsi. Dapprima perchè, dice sempre il gruppo, nel 2025 gli impianti a carbone dovranno essere spenti e quelli a gas sono in “pole position” per sostituirli. Poi perchè l’efficientamento degli immobili, che dovrebbe indurre il calo della domanda, è lontano da essere realizzato. L’azienda, quindi, non vede problemi su questo fronte. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che l’elettrificazione dei consumi rema contro l’utilizzo della commodity azzurra. È un timore, ribatte la società, infondato. Il gruppo, sottolineando che l’eventuale balzo della richiesta di Mega Watt richiederebbe un “upgrade” strutturale difficile da realizzare, afferma che ciò cui assisteremo è in realtà la convergenza di gas ed energia elettrica. Un andamento congiunto verso gli obiettivi di decabornizzazione che il Paese si è dato.
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