Indagine

Italia corre nella ricerca clinica, l’Aifa: 15mila sperimentazioni dal 2000 al 2022

Gli studi sul Covid sono stati il 10% di quelli avviati. L’area dei tumori si conferma quella con più sperimentazioni autorizzate, circa il 40% del totale

Ricerca biomedica e farmacologica, 23 milioni per l’innovazione

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Dal 2000 al 2022 oltre 15.400 sperimentazioni cliniche sono state avviate in Italia, con un picco di 818 nel 2021 anche grazie ai tanti trial sul Sars-Cov-2. Dai vaccini e i monoclonali agli antinfiammatori, durante la pandemia Covid-19, gli sforzi della ricerca si sono concentrati sul Sars-CoV-2 e sono stati 107 gli studi clinici avviati in 3 anni. A indicarlo è il ventesimo “Rapporto sulla sperimentazione clinica dei medicinali in Italia 2023”, pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Gli studi clinici

L’indagine spiega che gli studi clinici, ovvero effettuati sull’uomo, hanno l’obiettivo di testare efficacia e sicurezza di nuove terapie, anche confrontandole con quelle già disponibili, per migliorare la possibilità di guarigione e la qualità di vita dei pazienti. Nell’ambito della sanità, potervi partecipare spesso è un un’opportunità per accedere a terapie innovative, come quelle geniche.

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Sperimentazioni che coinvolgono più centri di ricerca

Il rapporto Aifa evidenzia come le sperimentazioni sempre più riguardino sia uomini che donne e sono multicentriche, ovvero coinvolgono più centri di ricerca, università e ospedali spesso internazionali, aspetto che ne qualifica il livello.

Gli studi sul Covid sono stati il 10% di quelli avviati

Il numero degli studi autorizzati nel 2020, ovvero 683 è stato il più alto dei sette anni precedenti e il dato è significativo se si considera l’impatto negativo della pandemia sulla gestione delle sperimentazioni in molti ambiti, che avrebbe dovuto portare a una contrazione di quelle avviate: contrazione in parte compensata con gli studi sul Covid, che sono stati circa il 10% di quelli avviati. Segue un picco di 818 studi autorizzati nel 2021, anno in cui si sono recuperate le sperimentazioni programmate nel 2020 ma che erano state bloccate a causa della pandemia. «Il dato è ancora più significativo, perché segna un ritorno del volume della ricerca a livelli che non si registravano da oltre 10 anni in Italia», spiega Aifa.

Nel 2022 il calo

Nel 2022, le sperimentazioni avviate calano a 663, un numero che indica il ritorno a un livello medio degli studi autorizzati nel decennio precedente ma che potrebbe anche esser influenzato dalla piena applicazione del Regolamento comunitario in materia e del sistema di valutazione delle sperimentazioni cliniche in Europa.

I finanziatori

Quanto ai finanziatori, nel triennio 2020-22 cresce la quota di sperimentazioni promosse da aziende farmaceutiche e la diminuzione di quelle no profit. Tra queste ultime, per numero di trial spiccano la Fondazione Policlinico Gemelli Irccs-Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Ospedale San Raffaele di Milano.

La lotta ai tumori

L’area dei tumori si conferma quella con più sperimentazioni autorizzate, circa il 40% del totale. Le sperimentazioni su farmaci per le malattie rare hanno visto una riduzione per i problemi dovuti alla pandemia e un successivo recupero del terreno perso: sono state 194 nel 2020 (28% del totale) e 230 nel 2022 (38%). A partire dal primo trial, quello di marzo 2020 sull’antivirale remdesivir, gli studi autorizzati sul Sars-Cov-2 sono stati 107 nel triennio in esame: hanno riguardato molte terapie, di origine chimica o biologica, incluse quelle più discusse, come il plasma, l’idrossiclorochina e la vitamina D.

La partita contro il Covid

Nel caso del Covid, il 95% degli studi è stato promosso da enti pubblici, tra i quali spicca al primo posto l’Istituto Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, con 6 trial avviati, seguito dall’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, con 5.

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