Lo scontro diplomatico

I genitori di Cecilia Sala chiedono il silenzio stampa. Iran: «Italia non segua politica ostile Usa, rilasci Abedini»

L’Italia chiede a Teheran «garanzie totali sulle condizioni di detenzione di Cecila Sala» e la «liberazione immediata» della giornalista italiana

di Redazione Roma

Aggiornato il 3 gennaio 2025, ore 16:30

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Cecilia Sala seduta a terra in manette e con un cerotto sulla bocca. È l'opera realizzata con l'intelligenza artificiale che lo street artist italiano Ozmo ha lasciato su un muro nel centro di Parigi la notte scorsa per richiamare l'attenzione sulla giornalista arrestata in Iran e detenuta nel carcere di Evin.

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La corte d’appello di Milano ha fissato per il 15 gennaio l’udienza per discutere la richiesta dei domiciliari avanzata dalla difesa di Mohammad Abedini Najafabadi, l’ingegnere iraniano bloccato in Italia il 16 dicembre scorso per una richiesta di estradizione degli Usa. L’istanza ha il parere negativo della Procura generale di Milano. Il caso dell’ “uomo dei droni” è strettamente legato a quello di Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta dallo scorso 19 dicembre nel carcere di Evin, in Iran.

«Pregherò per lei e per me». Così Abedini ha detto al suo avvocato, Alfredo De Francesco, durante il colloquio in carcere di stamani in cui si è parlato anche di Sala. L’ingegnere iraniano, che ha ribadito la preoccupazione per la propria famiglia, ha chiesto infatti informazioni anche sulla sulla vicenda della giornalista in carcere in Iran.

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Iran: Italia non segua politica ostile Usa, rilasci Abedini

E proprio l’Iran, secondo quanto riporta l’Irna, ha protestato per l’arresto di Abedini, definendolo «illegale e in linea con gli obiettivi politici ostili Usa» e si aspetta che «Roma rigetti la politica sugli ostaggi degli Stati Uniti e crei le condizioni per il rilascio» del cittadino iraniano. Lo ha detto Majid Nili Ahmedabadi, dg per l’Europa occidentale del Ministero degli Esteri di Teheran all’ambasciatrice Paola Amadei nell’incontro che ha avuto sul caso Sala. «Gli Usa prendono in ostaggio gli iraniani nel mondo, imponendo le loro leggi in altri paesi: questo non solo danneggerà i legami Iran-Italia, ma è contro le leggi internazionali».

Fonti: su Sala interlocuzioni tra il governo e gli Usa

Intanto è in corso un’interlocuzione tra il governo italiano e le autorità statunitensi sulla vicenda di Cecilia Sala, la giornalista detenuta in Iran. Lo si apprende da fonti informate. Confronti e scambi di informazioni, a più livelli, sono avvenuti anche nella giornata di ieri, giovedì 2 gennaio, quando a Palazzo Chigi si è riunito un vertice di governo sul caso della reporter italiana. Nei giorni scorsi Teheran aveva proposto uno scambio di prigionieri con Cecilia Sala, chiedendo il rientro nel proprio Paese di Mohammed Abedini, il 38enne iraniano arrestato a Malpensa, sul quale pendeva un mandato internazionale di cattura diramato dagli Usa.

I genitori di Cecilia chiedono il silenzio stampa

I genitori di Cecilia Sala chiedono il silenzio stampa per evitare di complicare l’evoluzione della vicenda. «La fase a cui siamo arrivati - si legge nel messaggio - è molto delicata e la sensazione è che il grande dibattito mediatico su ciò che si può o si dovrebbe fare rischi di allungare i tempi e di rendere più complicata e lontana una soluzione. Per questo abbiamo deciso di astenerci da commenti e dichiarazioni e ci appelliamo agli organi di informazione chiedendo il silenzio stampa. Saremo grati per il senso di responsabilità che ognuno vorrà mostrare nell’evitare di divulgare notizie sensibili e delicate».

Dossier all’attenzione del governo

Il dossier Sala è all’attenzione del governo. Lunedì 6 gennaio, alle ore 14, nell’aula del VI piano di palazzo San Macuto, l’esecutivo renderà, attraverso il sottosegretario Alfredo Mantovano, comunicazioni al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir).

È durato circa un’ora a Palazzo Chigi il vertice di governo che si è svolto giovedì 2 gennaio sul caso Sala. Al vertice hanno preso parte, oltre alla presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i rappresentanti dei nostri servizi di intelligence. dopo il vertice, la premier Giorgia Meloni ha ricevuto Elisabetta Vernoni, mamma di Cecilia Sala. “All’esito dell’incontro, il Governo conferma l’impegno presso le autorità iraniane per l’immediata liberazione della giornalista, e, in attesa di essa, per un trattamento rispettoso della dignità umana. Per quanto riguarda Mohammad Abedini, che è al momento in stato di detenzione cautelare su richiesta delle autorità degli Stati Uniti, il Governo ribadisce che a tutti i detenuti è garantita parità di trattamento nel rispetto delle leggi italiane e delle convenzioni internazionali” afferma una nota di Palazzo Chigi dopo il vertice.

Le parole della mamma di Cecilia Sala

“La prima preoccupazione adesso sono assolutamente le condizioni di vita carceraria di mia figlia. Si è parlato di cella singola. Non esistono le celle singole. Esistono le celle di detenzioni comuni e poi ci sono le celle di punizione. Lei è una di queste evidentemente. Io non lo so come sono, ma se una dorme per terra mi fa pensare che nel 2024 si chiami così. Quindi la prima cosa sono condizioni più dignitose di vita carceraria e poi decisioni importanti e di forza del nostro Paese per ragionare sul rientro in Italia, di cui io non piango, non frigno e non chiedo tempi, perché sono realtà molto particolari”. Lo ha detto Elisabetta Vernoni, mamma di Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta in Iran, lasciando Palazzo Chigi dopo l’incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “La premier ha fatto un salto di qualità dalle rassicurazioni comprensibili che ricevo sempre. È stata più precisa e più puntuale ed è questo che io volevo e questo ho avuto” ha continuato Elisabetta Vernoni. A chi le domandava se fosse soddisfatta dell’incontro, ha risposto: “Ovviamente sì, nel senso che in questo momento, è ovvio che i miei umori... Ieri è stato un momento di cambio d’umore forte, però assolutamente sì”.

Tajani: domani nostra ambasciatrice a ministero di Teheran

“Abbiamo chiesto ancora una volta la liberazione di Cecilia Sala perché detenuta senza alcun motivo. Nell’attesa della sua liberazione abbiamo chiesto che venga trattata come devono essere trattati i detenuti. Lei ancora non ha le condizioni di detenzione che ci erano state assicurate”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Zona Bianca su Rete 4. “Continuiamo a chiedere che venga rispettato il suo ruolo e la sua dignità, questo per noi continua ad essere una priorità in attesa della sua liberazione”.

“Domani mattina è stata convocata al ministero degli Esteri a Teheran la nostra ambasciatrice, vedremo cosa diranno gli iraniani”, ha annunciato Tajani. “Non possiamo accettare che ci sia una condizione di detenzione che non sia rispettosa dei diritti della persona e per questo continuiamo a chiedere l’immediata liberazione di Cecilia”, ha aggiunto.

Pg di Milano: «Abedini resti in carcere»

Il procuratore generale di Milano ha trasmesso alla Corte d’Appello «parere negativo» sulla richiesta della difesa di Mohammed Adebini Najafabadi, il cittadino iraniano arrestato lo scorso 16 dicembre a Malpensa su richiesta degli Stati Uniti. È quanto si legge in una nota della Procura generale. Nel testo si legge che «si ritiene che le circostanze rappresentate nella richiesta, in particolare la messa a disposizione di un appartamento e il sostegno economico da parte del Consolato dell’Iran unitamente a eventuali divieto di espatrio e obbligo di firma non costituiscano una idonea garanzia per contrastare il pericolo di fuga del cittadino iraniano di cui gli Usa hanno chiesto l’estradizione». In merito alle accuse mosse dagli Stati Uniti, i giudici di Milano, si riservano «una approfondita e completa valutazione degli atti che verranno trasmessi alle autorità» statunitensi.

Alla Farnesina l’ambasciatore dell’Iran

Alla Farnesina si è tenuto l’incontro convocato dal segretario generale Riccardo Guariglia, su indicazione del ministro Tajani, con l’ambasciatore iraniano sul caso Sala. Da parte italiana - sottolinea una nota - è stata innanzitutto chiesta la liberazione immediata della connazionale, giunta in Iran con regolare visto giornalistico. Guariglia ha ribadito la richiesta di assicurare condizioni di detenzione dignitose, nel rispetto dei diritti umani, di garantire piena assistenza consolare alla connazionale, permettendo all’Ambasciata d’Italia a Teheran di visitarla e di fornirle i generi di conforto che finora le sono stati negati. «Il Governo, come dal primo giorno dell’arresto di Cecilia Sala, lavora incessantemente per riportarla a casa e pretendiamo che vengano rispettati tutti i suoi diritti. Fino alla sua liberazione, Cecilia e i suoi genitori non saranno mai lasciati soli”, ha aggiunto.

Teheran: liberare iraniano fermato, giornalista trattata bene

L’ambasciata iraniana a Roma, in seguito alla convocazione oggi alla Farnesina dell’ambasciatore Mohammed Reza Sabouri in relazione all’arresto in Iran della giornalista Cecilia Sala, ha detto che Teheran s’attende che venga accelerata «la liberazione del cittadino iraniano detenuto, vengano fornite le necessarie agevolazioni assistenziali di cui ha bisogno». Nel colloquio amichevole «si è discusso e scambiato opinioni sul cittadino iraniano Mohammad Abedini, detenuto nel carcere di Milano con false accuse e della Signora Cecilia Sala, cittadina italiana, detenuta in Iran per violazione delle leggi della Repubblica islamica dell’Iran», ha scritto su X l’ambasciata iraniana, mettendo in relazione le due vicende. «L’ambasciatore del nostro Paese - ha continuato la sede diplomatica iraniana - ha annunciato in questo incontro che sin dai primi momenti dell’arresto della signora Sala, secondo l’approccio islamico e sulla base di considerazioni umanitarie, tenendo conto del ricorrente anniversario della nascita di Cristo e dell’approssimarsi del nuovo anno cristiano, si è garantito l’accesso consolare all’ambasciata italiana a Teheran, sono state inoltre fornite alla signora Sala tutte le agevolazioni necessarie ,tra cui ripetuti contatti telefonici con i propri cari e ci si aspetta dal governo italiano, che reciprocamente oltre ad accelerare la liberazione del cittadino iraniano detenuto, vengano fornite le necessarie agevolazioni assistenziali di cui ha bisogno».

Kallas: l’Iran liberi immediatamente Sala

«Chiedo l’immediata liberazione della reporter italiana Cecilia Sala, arrestata in Iran. Nessuno dovrebbe essere trattenuto per aver fatto il proprio lavoro, il giornalismo non è un reato. Ogni giornalista deve avere la libertà di fare reportage senza paura di essere arrestato o perseguitato. Mentre il mondo affronta la crisi, il ruolo del giornalismo è più essenziale che mai» dichiara intanto l’Alta rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas.

Le richieste dell’Italia

L’Italia chiede a Teheran “garanzie totali sulle condizioni di detenzione di Cecilia Sala” e la “liberazione immediata” della giornalista italiana. È quanto l’Italia chiede a Teheran in una nota verbale che la Farnesina, attraverso l’ambasciatrice Paola Amadei, ha consegnato al governo iraniano. Un atto formale che segna la strategia portata avanti in questi giorni dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dalla premier Giorgia Meloni oltre che dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Un colpo, ulteriore, di acceleratore per arrivare ad una rapida e positiva soluzione del caso iniziato con l’arresto della giornalista il 19 dicembre scorso. L’Italia chiede, in primo luogo, che alla detenuta vengano assicurate le migliori condizioni nel penitenziario di Evin, dove la 29enne è rinchiusa da 13 giorni, con la possibilità di fornirle generi di conforto. Sul punto fonti della Farnesina fanno notare che «i tempi e le modalità di detenzione saranno una indicazione univoca delle reali intenzioni e dell’atteggiamento del sistema iraniano nei confronti della Repubblica italiana».

Nuovo incontro tra l’ambasciatrice e Sala

Tra le richieste trasmesse alle autorità di Teheran anche quella di un nuovo incontro tra l’ambasciatrice e la detenuta dopo quello del 27 dicembre. «Spero che possa esserle concesso in tempi rapidi» ha affermato il ministro Tajani ribadendo che si sta «lavorando con grande discrezione per risolvere questo intricatissimo problema: ce la stiamo mettendo tutta, siamo in contatto con la famiglia costantemente». Al momento le contestazioni mosse alla giornalista, a cui varrà data a breve assistenza legale, appaiono generiche a conferma che l’obiettivo delle autorità iraniane è quello dello scambio con Mohammad Abedini Najafabadi, il cittadino arrestato a Malpensa il 19 dicembre scorso su richiesta degli Stati Uniti.

L’uomo dei droni

Da Opera intanto «l’uomo dei droni», che ha saputo del caso Sala guardando la televisione in carcere, continua a professare la sua innocenza. «Io sono un accademico, uno studioso: non sono certo un terrorista - ha detto nel corso di un colloquio con il legale e il console -. Non capisco questo arresto, sono stupito». L’imputato inoltre non ha negato di essere «molto preoccupato» per la sua famiglia in Iran. Sul fronte estradizione i tempi si annunciano molto più lunghi. Il ministero della Giustizia, appena avrà ricevuto l’intero incartamento proveniente dagli Usa, avrà alcuni giorni per analizzarlo e quindi inviarlo alla Corte d’Appello che dovrà fissare anche in questo caso una udienza camerale per discutere la richiesta. Dopo la pronuncia, che per iter procedurale potrebbe arrivare a questo punto anche tra due mesi, l’ultima parola spetta al ministro Nordio. Via Arenula, per motivi politici, può infatti ribaltare il verdetto che arriverà dai giudici milanesi.

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