Lo scenario

Italia a passo lento sull’Agenda 2030: cinque obiettivi in peggioramento

Il rapporto Asvis segnala ritardi nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze, difesa degli ecosistemi terrestri, governance e partnership globali, solo l’economia circolare migliora. Servono scelte più coraggiose per invertire la rotta

di Giulio Lo Iacono

Gli obiettivi Sdg dell'Onu per lo sviluppo sostenibile (Ansa)

3' min read

I punti chiave

  • Le proposte
  • Quattro cambiamenti cruciali
  • Non è troppo tardi

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A soli sei anni dalla scadenza, la percentuale globale dei target raggiungibili dell’Agenda 2030 dell’Onu è drammaticamente bassa: appena il 17% sarà conseguito, mentre per almeno un terzo si registra una fase di stagnazione o addirittura un peggioramento. Per l’Italia la situazione è critica. Il Rapporto 2024 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) dal titolo “Coltivare ora il nostro futuro. L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, pubblicato il 17 ottobre, ricorda che il nostro Paese è lontano dalla sostenibilità. Per esempio, dal 2010 al 2023 cinque obiettivi chiave sono addirittura peggiorati: si tratta di povertà (Goal 1), disuguaglianze (Goal 10), ecosistemi terrestri (Goal 15), governance (Goal 16) e partnership globali (Goal 17). Laddove presenti, i miglioramenti appaiono deboli o inconsistenti. Solo l’economia circolare (Goal 12) ha registrato un progresso significativo negli ultimi anni.

Parliamo di un ritardo che ha profonde implicazioni sociali, basti pensare che, secondo i dati aggiornati al 2023, 5,7 milioni di italiani vivono in povertà assoluta, mentre il 22,8% della popolazione è a rischio di esclusione sociale e il 5% delle famiglie più ricche detiene quasi la metà della ricchezza netta complessiva.

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A peggiorare il quadro contribuisce il cambiamento climatico. L’Italia si riscalda a un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale. Incendi, frane e alluvioni sono rischi sempre più concreti e frequenti mettendo a dura prova comunità locali e infrastrutture. È per questo motivo che il 62% degli italiani chiede una transizione ecologica rapida e incisiva, mentre il 93% ritiene che l’Italia debba rafforzare il proprio impegno contro il cambiamento climatico. Ciononostante, l’attuazione dell’Agenda 2030 non ha ancora trovato un posto centrale nelle priorità nazionali. Molti degli interventi adottati negli ultimi anni non solo non hanno prodotto i cambiamenti auspicati, ma in alcuni casi sono persino andati nella direzione opposta.

Le proposte

Per superare le tante contraddizioni, l’Asvis propone un piano d’azione nazionale per accelerare il raggiungimento degli SDGs, coerentemente con le indicazioni delle Nazioni Unite, la cui responsabilità dovrebbe essere affidata direttamente alla Presidenza del Consiglio, per garantire un impegno coordinato e continuativo. Tra le priorità, si evidenziano la necessità di affrontare con decisione le questioni legate alla povertà, alla precarietà lavorativa e all’assistenza agli anziani non autosufficienti, settori in cui l’Italia è particolarmente indietro.

In parallelo, per realizzare una giusta transizione si richiedono investimenti significativi in infrastrutture sostenibili e nell’industria 5.0, con una particolare attenzione all’innovazione e alla ricerca. È essenziale promuovere una maggiore inclusione sociale e lavorativa per donne, giovani e immigrati, nonché migliorare la trasparenza e la sostenibilità nel settore pubblico e privato. La creazione di un sistema economico più resiliente e giusto passa inevitabilmente attraverso il superamento delle attuali disuguaglianze. Un altro elemento imprescindibile è l’approvazione di una Legge sul Clima che guidi l’Italia verso la neutralità carbonica entro il 2050.

Quattro cambiamenti cruciali

Secondo l’Asvis l’Italia sta affrontando quattro cambiamenti cruciali che potrebbero ridefinire il suo percorso verso la sostenibilità. La legge sull’autonomia differenziata rischia di ampliare le disuguaglianze regionali e di ostacolare un coordinamento efficace su temi fondamentali come energia e infrastrutture. Le nuove normative europee sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale rappresentano una svolta, dato che impongono trasparenza offrendo alle imprese la possibilità di innovare e migliorare. Tuttavia, è essenziale che questi obblighi non vengano visti come una formalità burocratica e siano accompagnati da una visione sistemica. Anche il Regolamento europeo sul ripristino della natura è una significativa opportunità, sia per migliorare l’ambiente che per creare nuovi posti di lavoro in Italia. C’è infine la modifica della Costituzione del 2022, che impone un nuovo approccio nella creazione delle leggi, orientandole a garantire un futuro sostenibile per le generazioni che verranno.

Non è troppo tardi

In sintesi, la strada per il cambiamento è ancora percorribile ma richiede decisioni coraggiose e immediate da parte di tutte le forze politiche, economiche e sociali del Paese. Perché, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile non è un “esercizio burocratico per sognatori” ma un piano per costruire un Paese più giusto, prospero e meno vulnerabile. In una parola: sostenibile.

Segretario generale Asvis

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