Il consolidamento del credito

Italia, Spagna, Germania: le barricate della politica contro le fusioni bancarie

Il fenomeno coinvolge governi di colore diverso e anche le opposizioni

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Fino a poco tempo fa le fusioni tra gruppi bancari dovevano essere autorizzate dalle Autorità di Vigilanza e dall’Antitrust, a tutela della stabilità e della concorrenza. Negli ultimi mesi però in Europa stiamo assistendo all’ingerenza dei Governi che, pur non avendo poteri ben definiti in materia di aggregazioni tra aziende private, stanno tentando di intervenire per bloccare questa o quella aggregazione. Sia a livello nazionale che cross border.

Un fenomeno che non ha coloritura politica, poiché in Europa sta coinvolgendo Governi di destra e di sinistra, e che spesso trova d’accordo anche i partiti di opposizione. Quanto sta accadendo non può essere incasellato né nella semplice categoria del sovranismo né del dirigismo (che pure in alcuni casi pare emergere). Il tratto comune ai vari interventi governativi sembra piuttosto la difesa dello status quo.

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La Spagna

Il caso più clamoroso è quello che vede da mesi impegnato il Governo spagnolo nel tentativo di bloccare l’acquisizione dei catalani di Banco Sabadell da parte del colosso Bbva. L’aggregazione è domestica e riguarda solo azionisti privati ma fin dal lancio dell’Ops da parte dell’ex Banco Bilbao il Governo di sinistra guidato da Pedro Sanchez ha dichiarato la propria contrarietà all’operazione. Una legge approvata dall’ex Governo Rajoy lascia in effetti all’esecutivo in carica una sorta di veto alle fusioni bancarie (ma non alle acquisizioni) nel caso in cui l’Antitrust muova dei rilievi o ponga condizioni. Il processo è ancora in corso ma intanto l’Authority, che è indipendente ma di nomina governativa, ha deciso di prorogare la sua istruttoria allungando i tempi del lancio dell’offerta da parte di Bbva. Il rinvio è una delle arti della politica, ma per le aziende private (soprattutto se quotate) il protrarsi di un’operazione espone il deal ai marosi del mercato, della situazione economica o degli ormai frequenti scossoni geopolitici. Dilazionare i tempi può impattare sulle valutazioni aziendali che, in caso di offerte di scambio, possono risultare decisive per far naufragare un’aggregazione. È quanto sta accadendo per Bbva, che ha visto le proprie quotazioni di Borsa scendere negli ultimi giorni dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni Usa. Il motivo? I dazi che Trump imporrà al Messico, nazione dove Bbva realizza quasi il 50% degli utili di gruppo.

UniCredit fra Germania e Italia

Il tema dell’interventismo governativo in materia bancaria non riguarda solo la Spagna, ma anche la Germania e l’Italia. In entrambi i casi, a farne le spese è la banca italiana UniCredit che rischia di battere ogni record di avversione a ogni suo tentativo di aggregazione. In poche settimane il gruppo paneuropeo guidato dal ceo Andrea Orcel si è trovato davanti alle barricate del Governo di centrosinistra tedesco guidato dal cancelliere Olaf Scholz che si è opposto al tentativo italiano di aggregare Commerzbank. Contrarietà condivisa, con toni ancor più accesi, dai vari partiti di opposizione a partire dalla Cdu.

Se si poteva mettere in conto che il tentativo di comprare una banca all’estero avrebbe suscitato reazioni nazionaliste, è probabile che in UniCredit abbia destato maggiore stupore la contrarietà del Governo italiano al tentativo appena avviato di arrivare all’aggregazione domestica con BancoBpm. Contrarietà che, almeno per ora, pare condivisa dai partiti di opposizione. Muti o allineati alle perplessità del Governo, come risulta da alcune dichiarazioni di esponenti del Partito Democratico.

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