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Italiani e sport tra idee e pratiche

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Mens sana, in corpore sano, recita l’antica locuzione tratta da Giovenale. È l’auspicio che, già allora, le persone si auguravano per una vita equilibrata. La moderna ricerca medica e alimentare ha poi indirizzato le generazioni ad accostare le cure a un regime di vita più salubre imperniato anche sull’attività fisica. In più, non dobbiamo dimenticare come anche la moda dell’abbigliamento, il cinema e i social network abbiano imposto nell’immaginario collettivo un determinato tipo di “corpo”, modellato perlopiù dall’attività fisica, contribuendo a renderla parte integrante della vita quotidiana.

La ricerca svolta presso la popolazione italiana (Cisalfa Group – Community Research&Analysis) offre una prospettiva inedita del rapporto fra gli italiani, lo sport e l’attività fisica: non tanto la frequenza o le attività svolte, ma soprattutto il ruolo e i significati che giocano nella vita degli individui.

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L’attività fisica e sportiva coinvolge il 79,7% degli italiani, così suddivisi: gli «sportivi» che praticano un’attività in modo più o meno costante sono il 44,0%; e gli «attivi» che la svolgono in modo autonomo (35,7%). Poi troviamo i «sedentari» che non effettuano alcunché (20,3%). Per chi pratica, perlopiù si tratta di attività svolte individualmente (81,7%), prediligendo spazi al di fuori di società sportive (80,8%) oppure in palestre e club privati (39,2%). Gli sport di squadra appartengono a nuclei significativi, ma ristretti (20,8%) e così pure lo svolgimento all’interno di società sportive (16,6%). Dunque, gli italiani praticano sport e attività fisica, ma preferibilmente in modo libero e individuale. Vi sono però alcuni esclusi da questi circuiti: i «sedentari» sono soprattutto donne (24,3%), chi fa un lavoro casalingo (36,2%), senior (27,0%, oltre 65 anni), chi ha un basso livello di studi (27,2%) e appartiene a classi sociali basse (29,6%), vive nel Mezzogiorno (25,8%).

GLI ITALIANI: SPORTIVI, ATTIVI E SEDENTARI

Dati in percentuale

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Sport e attività fisica hanno un valore molto e moltissimo importanti per il 48,3% degli italiani, quota che si eleva al 55,5% fra le GenZ (18-34 anni). Ma è interessante osservare che nella costruzione delle mappe valoriali la “pratica sportiva” si collega non solo al “tempo libero”, ma anche al “farsi una cultura”: loisir e cultura, soprattutto presso le giovani generazioni, non sono più ambiti distinti e distanti. Di più, la pratica sportiva costituisce un fulcro per altre dimensioni di vita. Dal punto di vista dell’alimentazione chi fa sport è più attento a tenere una nutrizione corretta (78,5%). Anche la salute psicologica ne risente positivamente, poiché le persone riducono lo stress della vita quotidiana (74,7%), migliorano lo sviluppo cognitivo e la concentrazione (71,9%), sono più felici e rilassate (68,4%). Per non dire, poi, della dimensione relazionale e formativa: lo sport ha una valenza educativa molto forte (72,8%) e quanto lì s’impara si riverbera anche nelle relazioni con gli altri e nel lavoro (65,4%). Inoltre, ha una funzione inclusiva poiché favorisce l’integrazione sociale (63,2%).

Tuttavia, la necessità di svolgere attività fisico-sportive con regolarità per avere un effettivo benessere fisico non è ancora del tutto riconosciuta: il 48,1% ritiene sia sufficiente muoversi al più 1 o 2 volte la settimana.

Tuttavia, c’è un aspetto che rimane sullo sfondo: la dimensione “educativa”. Per l’83,4% degli italiani è fin dalla scuola dell’obbligo che bisogna insegnare i comportamenti più corretti in campo fisico, alimentare e della salute.

GLI ASPETTI CHE CONTANO NELLA VITA

Dati in percentuale

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In questo senso, la strada da percorrere è ancora lunga. La materia dell’educazione fisica in Italia – introdotta nel 1982, oggi “scienze motorie e sportive” – diversamente da altri paesi è sempre stata ancillare nei percorsi formativi. In Francia, per fare un esempio, nella Scuola Primaria si oltrepassano le cento ore di Educazione Fisica l’anno, occupando circa il 10% della didattica, assegnandole così una dignità di materia analoga ad altre. Sicuramente è aumentata la consapevolezza della sua importanza, ma il nostro paese continua a collocarsi in fondo alla classifica europea (Rapporto Eurydice). Se anche presso le giovani generazioni il valore dello sport è associato non solo al tempo libero, ma anche al farsi una cultura, è solo attraverso un percorso educativo – avviato nella formazione scolastica – che si potrà ridurre il divario fra l’immaginario e il comportamento reale delle persone.

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