non solo distributori di bevande e snack

Ivs Group diversifica l’attività: focus sui sistemi di pagamento

Il core business resta quello dei distributori di bevande e snack. Ma Ivs Group punta sempre più con forza ai sistemi di pagamento

di Vittorio Carlini

6' min read

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Da un lato il core business resta quello dei distributori, automatici e semi-automatici, di bevande e snack (vending machine). Dall’altro, però, Ivs Group punta sempre più con forza alla diversificazione dell’attività. In particolare nei sistemi di pagamento.

Monete virtuali
La società bergamasca, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, vantava al 30/9/2019 oltre 200.000 “vending machine”. Di queste il 64,5% sono distributori automatici e il resto è appannaggio delle macchine per l’ufficio. Ebbene: a fronte di una simile rete Ivs Group ha nel tempo sviluppato un’area chiamata “Coin division”.

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Appannaggio di essa c’è in primis la struttura, e le competenze, per gestire il flusso di moneta metallica connesso al suo business e (soprattutto) a quello di terzi. Non solo. L’azienda, tramite la controllata Venpay, si è incamminata lungo la strada della telemetria e digitalizzazione dei pagamenti.

È stata, tra le altre cose, lanciata un’App che consente di acquistare il cappuccino o i crakers attraverso l’utilizzo dello smartphone. Ad oggi i download complessivi sono circa mezzo milione per un valore mensile del venduto intorno ai 600.000 euro. A fronte di simili numeri si capisce perchè la società voglia proseguire nella scommessa su questo comparto e sul digitale.

La moneta virtuale in particolare permette, grazie all’applicazione, non solo di offrire maggiori servizi all’utente, ma anche di conoscerne meglio le abitudini di consumo. Un fatto che agevola, nei limiti - precisa la società - delle leggi sulla privacy, la personalizzazione dell’offerta e l’efficacia delle strategie di crescita.

I NOVE MESI A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

I NOVE MESI A CONFRONTO

Sistema di pagamento
Una crescita che, sempre rispetto alla “Coin division”, è sostenuta da un ulteriore mossa: quella di avere portato in casa, grazie all’acquisizione di Moneynet (consolidata dal 31/7/2019), la licenza per svolgere servizi di pagamento. L’operazione, com è noto, consente a Ivs Group di ampliare il raggio d’azione sul fronte in oggetto. L’obiettivo? Aprire, sfruttando il network di distributori, il sistema di pagamento ad operazioni terze (fuori, cioè, dal circuito chiuso delle “vending machine”).

Attualmente vengono svolti test che coinvolgono i dipendenti del gruppo. Nel momento in cui la tecnologia sarà stata rodata a sufficienza si guarderà all’esterno. L’utente potrà, in ipotesi, ricaricare il cellulare o fin’anche pagare la bolletta tramite i distributori o la App. Se il progetto avrà successo (il target, nel medio periodo, è che l’intera “Coin division” arrivi a generare circa il 10% dei ricavi totali) l’intenzione di Ivs Group è valorizzare l’asset dei sistemi di pagamento. Come? In ipotesi attraverso una partnership oppure potrebbe anche esserci la quotazione in Borsa.

LE VENDITE

Dati in milioni di euro

LE VENDITE

Il trend contabile
Fin qui alcune considerazioni sulla spinta della diversificazione dell’attività. Il risparmiatore, però, è interessato alla stessa dinamica contabile dell’azienda. Nei primi nove mesi del 2019 i ricavi consolidati si sono assestati a 324,6 milioni in rialzo del 6,6% rispetto lo stesso periodo del 2018. Diverso il discorso per la redditività. L’Ebitda rettificato consolidato, arrivando a 79,1 milioni, è salito del 12,8%.

L’incremento, tuttavia, comprende gli effetti dell’Ifrs 16 che non era applicato nel 2018. Per realizzare un confronto omogeneo, quindi, è necessario non considerare il principio contabile. In questo caso il Mol risulta in leggero aumento dello 0,9%. Si tratta di una dinamica che, inevitabilmente, induce il calo dell’Ebitda margin: il rapporto tra Mol adjusted e ricavi passa dal 21,8% del 30/9/2018 al 20,6% del 30 settembre del 2019.

Un trend che fa storcere il naso al risparmiatore. La società si dice non preoccupata. In primis, viene sottolineato, il rapporto tra Mol e ricavi rimane comunque oltre il 20%, cioè ad un livello positivo ed accettabile. Inoltre, dice la società, la riduzione è dovuto anche e soprattutto alla contrazione dei volumi su base omogenea che è indipendente dalla gestione aziendale. Poi, spiega sempre Ivs Group, nel breve periodo le molteplici acquisizioni compiute diluiscono la marginalità. Tanto che, se in teoria non venissero realizzate, l’Ebitda margin ne trarrebbe giovamento.

L’ipotesi tuttavia, afferma la società, non ha strategicamente senso. Le attuali condizioni di mercato offrono interessanti prezzi per l’ M&A. È utile quindi, spiega Ivs Group, proseguire nello shopping, anche per aumentare le quote di mercato. Nel momento in cui i volumi torneranno a crescere, conclude l’azienda, la leva operativa potrà dispiegarsi con piena efficacia e la marginalità risalire.

LA CLIENTELA

Dati in %

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Lo shopping
Di là dalle questioni sull’Ebitda margin l’M&A resta, unitamente alla crescita organica, un’importante sostegno dell’incremento del business. La strategia, ovviamente, è articolata negli Stati dove Ivs Group è presente. Così, ad esempio, in Italia le acquisizioni possono contribuire a raggiungere l’obiettivo del 20% di quota di mercato (attualmente è al 14%). Analoghe le finalità d’espansione in Francia dove, però, la vittoria nella gara per il Metrò di Parigi (da inizio anno è stata avviata l’installazione dei primi distributori) ha un po’ cambiato le carte in tavola.

L’aggiudicazione della commessa ha dato visibilità al gruppo che, nel mercato transalpino, è attivo soprattutto nelle regioni del Sud e della Capitale. Ebbene: nel momento in cui, ad esempio per partecipare ad altre gare, dovesse richiedersi una presenza più articolata l’M&A diventa una leva importante per soddisfare la condizione.

Infine la Spagna. Anche qui l’obiettivo, grazie allo stesso shopping, è conquistare quote di mercato. Sennonché il risparmiatore, proprio rispetto al Paese iberico, sottolinea che al 30/9/2019 il business di Ivs Group è in calo rispetto ad un anno prima. Una dinamica che induce il timore possa sussistere un problema più strutturale. La società, pure conscia della situazione, non condivide il timore ed invita ad un’analisi più articolata.

Si tratta, è l’indicazione, dell’effetto legato ad una variabile esterna all’azienda: la crisi del mercato dell’auto che ha inciso su alcuni clienti di Ivs Group stesso. Il rallentamento della produzione, viene spiegato, ha ridotto l’attività lavorativa nelle fabbriche e, di conseguenza, i volumi di prodotti erogati dai distributori. Ciò detto però, afferma la società, le indicazioni ricevute dai car maker sono che gli impianti non verranno chiusi. Da qui la prospettiva che i volumi, da un lato, siano vicini ai loro minimi; e, dall’altro, possano ripartire quando il settore si rimetterà in moto. Non solo. Ivs Group ricorda i suoi sforzi sulla diversificazione della clientela. Una strategia, conclude sempre l’azienda, che aiuta anche a contrastare il rallentamento nell’automotive.

CAPEX

Dati in milioni

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La leva del prezzo
Ciò detto, a livello consolidato di gruppo, la debolezza dei volumi organici vista primi nove mesi del 2019 è più che controbilanciata sia dalle acquisizioni che dalla leva del prezzo. Proprio la media di quest’ultimo, può ricordarsi, è salita (sempre al 30/9/2919) dell’1,1%.

Il trend è la conseguenza di un mix d’iniziative di micro management. Così ad esempio, sfruttando le stesse maggiori informazioni acquisite con la digitalizzazione del business, l’offerta è personalizzata sul gusto del cliente (si pensi all’opzione aggiuntiva del cacao o della granella di nocciola sul cappuccino). Pochi centesimi aggiuntivi di spesa per il cliente che, però, a fronte di circa 850 milioni di singole consumazioni nel 2019 diventano rilevanti per spingere i ricavi della società.

Fin qui alcune suggestioni sulle strategie aziendali e i programmi per la crescita. Quali, però, le prospettive sull’esercizio appena concluso? Ivs group afferma che, a fine del 2019, l’Ebitda adjusted, senza considerare l’Ifrs 16, dovrebbe essere leggermente superiore a quello del 2018.

La Posizione finanziaria netta, dal canto suo, è prevista in miglioramento rispetto al 30/9/2019. Una dinamica, quest’ultima, conseguenza anche dell’attesa riduzione nel quarto trimestre dello scorso esercizio del Capitale circolante netto.

Domande & Risposte

Quali sono i Capex previsti nel 2019?
La società indica che gli investimenti capitalizzati dovrebbero assestarsi, nell’esercizio appena concluso, intorno ai 50 milioni. Si tratta di esborsi che, per la maggiore parte, sono riconducibili agli acquisti dei distributori o al loro rinnovo e ammodernamento (ad esempio nel caso di un’acquisizione). Il rimanente degli investimenti capitalizzati, invece, è appannaggio della flotta di furgoncini aziendali e altri asset.

Di recente la holding dei fratelli Lavazza è salita al 17,71% del capitale di Ivs Group? Quali le considerazioni della società?
Il gruppo, che è parte terza all’operazione in quanto le quote passate di mano erano dei fondi di Amber, esprime positività rispetto all’ingresso di un’azionista considerato serio e importante.

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