JP Morgan AM: ecco perché il mercato sbaglia se spera in veloci tagli dei tassi
Le previsioni del gruppo Usa: l’economia rallenta ma è presto per prevedere un calo del costo del denaro già nel primo semestre 2024. Ecco i motivi
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I punti chiave
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«A nostro avviso i mercati finanziari stanno esagerando nel prevedere i primi tagli dei tassi in Europa e Stati Uniti già a partire dalla primavera 2024. Noi pensiamo invece che non ci siano ancora le condizioni per farlo così nel breve termine: a nostro avviso non faranno nulla per tutto il primo semestre». Maria Paola Toschi, global market strategist di JP Morgan Asset Management, getta acqua sul fuoco dei bollori dei mercati: con l’inflazione che scende (anche martedì negli Usa i prezzi al consumo sono calati al 3,1% dal 3,2% del mese precedente) e l’economia che rallenta, le aspettative sui futuri tagli dei tassi da parte di Bce e Fed sono sempre più aggressive.
Addirittura i mercati scontano 6 tagli dei tassi nel 2024, a partire da marzo-aprile. Nessuno si aspetta nulla dalle riunioni di Fed e Bce di questa settimana, ma per il 2024 le aspettative sono elevate. Ma c’è chi, come JP Morgan AM, suggerisce cautela. E lo fa presentando l’outlook 2024 a Milano. Per un motivo molto semplice: l’economia mostra ancora, soprattutto negli Stati Uniti, segnali di resilienza che rendono eventuali tagli dei tassi prematuri.
Mercato del lavoro ancora forte
Il primo motivo per cui è prematuro pensare a imminenti tagli dei tassi è legato al mercato del lavoro. Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione è sceso al 3,7%, non lontano dal minimo degli ultimi 10 anni al 3,4%. «Gli Stati Uniti restano in un contesto di piena occupazione - osserva Toschi -. Questo è insolito, perché solitamente quando la politica monetaria diventa restrittiva la disoccupazione sale». E anche in Eurozona il tasso di disoccupazione è tutt’ora basso. E i salari - soprattutto in Germania - stanno salendo. Questo significa che dal mercato del lavoro possono ancora arrivare pressioni inflazionistiche.
L’economia regge meglio del previsto
Non solo. L’economia è ancora tutto sommato resiliente, nonostante il forte rialzo dei tassi in America e in Europa. Per tanti motivi. «Da un lato perché nel periodo di tassi bassi imprese e famiglie si sono indebitate in molti casi a tasso fisso - osserva Toschi -. Questo significa che l’aumento del costo del denaro ha avuto un impatto inferiore sul reddito disponibile delle famiglie rispetto a situazioni analoghe del passato». Il problema sta nel costo dei nuovi mutui, che sta salendo velocemente. Ma per ora l’impatto è stato meno forte che in passato. Stesso discorso per le imprese, che si sono finanziate a tassi bassi: «Questo fino ad oggi le ha protette».
Il sostegno della politica fiscale
Un altro tema che ha dato forza all’economia, nonostante i forti rialzi dei tassi, è stata la politica fiscale. «I Governi hanno fatto politiche molto espansive durante il Covid, ma in Europa anche durate la crisi energetica - continua Toschi -. In questo modo la politica fiscale ha in parte sterilizzato e compensato quella monetaria restrittiva». A suo avviso la politica fiscale resta espansiva anche oggi: «Basta pensare al Recovery fund europeo e a tutte le politiche legate alla transizione energetica». E la situazione non cambierà improvvisamente nel 2024, con il ritorno del Patto di Stabilità in Europa: «Il suo arrivo sarà comunque lento e graduale», commenta Toschi.

