Lusso

Kering, allarme utile 2024

Il gruppo francese del lusso, nel giorno della trimestrale che ha registrato un calo delle vendite del 16%, avverte che per l’intero anno i profitti potrebbero tornare ai livelli del 2016

FILE PHOTO: The logo of fashion house Gucci is seen outside a store in Cannes, France, May 16, 2024. REUTERS/Sarah Meyssonnier/File Photo

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Redditività ai livelli del 2016. Kering lancia l’allarme nel giorno della sua terza trimestrale, che ha evidenziato un ulteriore rallentamento delle vendite rispetto alla prima metà dell’anno. Gli utili per l’intero esercizio sono stimati in calo tanto da arrivare a toccare il livello più basso dal 2016 in seguito al crollo della domanda cinese di beni di lusso, che sta rendendo più complesos il turnaround di Gucci.

L’utile operativo ricorrente di Kering quest’anno potrebbe aggirarsi intorno ai 2,5 miliardi di euro (2,7 miliardi di dollari) ha annunciato il gruppo guidato da François-Henri Pinault. Si tratterebbe del livello più basso degli ultimi otto anni e inferiore ai 2,82 miliardi di euro attesi dagli analisti.

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Le azioni di Kering, intanto, sono scese di oltre il 40% quest’anno e rischiano di archiviare l’intero anno con la peggiore performance annuale dal 2008.

Il terzo trimestre

I ricavi del gruppo nel terzo trimestre del 2024 sono stati pari a 3,8 miliardi di euro, in flessione del 15% (-16% su base comparabile). La variazione dei ricavi riportata include un effetto valutario negativo dell’1% e un effetto di perimetro positivo del 2% derivante dal consolidamento di Creed, spiega una nota.

Nel dettaglio le vendite della rete al dettaglio gestita direttamente dal gruppo sono diminuite del 17% su base comparabile, influenzate negativamente dal calo del traffico nei negozi. Il trend nelle diverse regioni si è indebolito rispetto al secondo trimestre e in particolare nell’Asia-Pacifico e in Giappone, quest’ultimo dei quali ha subito un significativo rallentamento. In Nord America e in Europa occidentale, invece, l’attività è stata contrastata tra i brand del gruppo. I ricavi all’ingrosso sono inoltre diminuiti del 12% su base comparabile.

Alla luce dell’andamento degli ultimi tre mesi, nei primi nove mesi dell’anno il gruppo ha registrato ricavi per 12,8 miliardi di euro, in calo del 12% sia su base reported sia su base comparabile.

«Con disciplina e determinazione, stiamo portando avanti una trasformazione di vasta portata del Gruppo, e di Gucci in particolare, in un momento in cui l’intero settore del lusso si trova ad affrontare condizioni di mercato sfavorevoli. Ciò incide gravemente sulle nostre prestazioni a breve termine. La nostra priorità assoluta è creare le condizioni per un ritorno a una crescita solida e sostenibile, rafforzando ulteriormente il controllo sui costi e sulla selettività dei nostri investimenti. Abbiamo la strategia, l’organizzazione e i talenti giusti per raggiungere questi obiettivi» commenta François-Henri Pinault, presidente e ceo di Kering.

Il nodo di Gucci

I risultati, secondo gli analisti, mostrano quanto sia diventato difficile per Kering reimpostare il posizionamento del proprio marchio di punta Gucci in un contesto di rallentamento della domanda di beni di fascia alta, in particolare in Cina. All’inizio di questo mese, il conglomerato della moda ha promosso un ex dirigente di Louis Vuitton, Stefano Cantino, a nuovo amministratore delegato di Gucci a partire dal 1° gennaio. A Cantino, entrato in Gucci a maggio come vice amministratore delegato, viene affidato così il compito di invertire la rotta e riportare il marchio fiorentino a guidare la crescita del gruppo.


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