Kimonorain inventa il capospalla che si trasforma in zaino quando non lo indossi
Il focus oggi è sulla ricerca di materiali nuovi e sostenibili da abbinare al tessuto tecnico e impermeabile. E il futuro è all’estero
di Paola Dezza
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Si conoscono a scuola, al liceo artistico sezione moda di Arezzo, frequentano insieme la scuola Marangoni a Milano, poi le loro strade si dividono in esperienze diverse, case di moda famosa tra l’Italia e l’estero. Quando tornano ad Arezzo, Lucia Padrini ed Elisa Soldini, hanno un bagaglio ricco di esperienze e il desiderio di tornare alle origini.
Tentano una prima avventura con un marchio di abbigliamento ricercato che creano insieme e poi scelgono di puntare sul monoprodotto.
È così che nasce Kimonorain, la rivisitazione di un capo iconico come il kimono in chiave moderna e quotidiana.
Il brand nasce quattro anni fa e subito si fa notare. La filosofia del marchio è quella di reintepretare capi quotidiani in maniera allegra e colorata. Ecco che questi kimono in tessuto tecnico antipioggia e antivento, assumono colori sgargianti come verde mela, senape, rosso e fucsia, ma anche la palette di tinte pastello e i più classici dark blue, black, green moss e grege.
«Ogni anno produciamo circa 2.000-2.500 capi - raccontano Lucia ed Elisa, le anime del brand -, che vengono venduti in una cinquantina di negozi in Italia. Adesso il nostro obiettivo è puntare all’espansione all’estero, dove già stavamo imbastendo qualche discorso prima dello scoppio della pandemia da Covid-19».
Tra i negozi che distribuiscono Kimonorain ci sono Penelope a Brescia, Floran a Firenze e Verdelilla a Torino. «I nostri capi sono amati dalla clientela giovane e fashion, ma anche da signore» dicono, perché sono capi pratica che non rinunciano a un’anima glamour.



