Kme: «Il rame è circolare e anti-Covid. Il progetto per Linate da replicare nei trasporti e nella sanità»
Claudio Pinassi, ceo di Kme Italy, Kme Germany e di Kme Mansfeld parla a SustainEconomy.24 dei progetti futuri del gruppo che punta a diventarei uno dei primi due operatori al mondo nel settore di riferimento dei laminati e rolled
di Alessandra Capozzi
4' min read
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il rame può essere considerato un "principe" della circolarità e della sostenibilità. E, nell'era della pandemia, date le sue proprietà antimicrobiche, può conquistare nuovi spazi. A partire dai trasporti. Come dimostra l'esperienza di Kme con l'aeroporto di Linate. L'amministratore delegato di Kme Italy, di Kme Germany e Kme Mansfeld, Claudio Pinassi, racconta a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School, i progetti del gruppo che punta a diventarei uno dei primi due operatori al mondo nel settore di riferimento dei laminati e rolled. E parla anche dei prezzi e della speculazione finanziaria.
Kme è uno dei maggiori produttori al mondo di materiali in rame e leghe di rame. In che modo il rame può essere considerato un materiale ecologico?
«IIl rame, per tutta una serie di motivi sia metallurgici che economici, tende a non essere disperso nell'ambiente e viene recuperato: può essere considerato quasi ‘un principe' della circolarità e sostenibilità. Inizialmente, molto tempo fa, come Kme, abbiamo scoperto di essere circolari quasi ‘a nostra insaputa', perché da sempre cerchiamo di recuperare e raffinare tutti gli scarti dei materiali di rame e leghe e arriviamo per certi tipi di prodotti anche all'85% di recupero. Con due effetti positivi: di sostenibilità ambientale e di circolarità, diminuendo il prelievo da miniera. Da alcuni anni poi, in collaborazione con la scuola Sant'Anna di Pisa abbiamo anche aperto una Academy e organizziamo master sui temi della circolarità e dello sviluppo sostenibile».
Il rame è anche antimicrobico. In questa fase pandemica, può offrire un contributo?
«Le caratteristiche antimicrobiche e antivirali del rame sono conosciute dal tempo degli Egizi. Ma se questo era noto per esperienza, adesso è noto anche sulla base della ricerca scientifica. Noi circa 10 anni fa abbiamo iniziato a collaborare con diverse università, poi 4-5 anni fa abbiamo fatto uno studio abbastanza approfondito sul coronavirus e abbiamo verificato, in maniera indiscutibile, che le superfici in rame sono fondamentalmente auto sanificanti: il virus tende a sopravvivere ad esempio, a 22 gradi, per due giorni sulla plastica, per un giorno e mezzo sull'acciaio, per un giorno sull'alluminio e per pochi minuti sul rame. All'inizio ‘dell'epoca Covid' abbiamo voluto fare una campagna di verifiche sperimentali in vitro, una sorta di certificazione, che ha confermato quello che gli scienziati si aspettavano: cioè che in meno di 5 minuti si distrugge oltre il 90% della carica virale, in 10 minuti il 99%. Si tratta di tempi inferiori a quelli di sanificazione obbligatoria che vengono imposti dalle normative. Basandoci su questo principio abbiamo fatto prove sul campo».


